mercoledì 24 marzo 2010

il parcheggio goffo, la vasca da bagno e i materassi rosa

in metro fa caldo è vero. e, nonostante io abbia una giacchetta primaverile, ho sudato.
pochissimo eh? ma ho sudato. mi si è imperlata la fronte, mettiamola così che rende anche di più.
quando sento caldo non riesco a rilassarmi.
è difficile per me stare sereno perchè so che quelle goccioline di sudore fuoriusciranno dai miei pori nel bene o nel male.

e poi, per la classica legge di murphy, quando ho caldo succede sempre qualcosa che mi fa faticare (e sudare) ancora di più.
una cosa che sembra semplice, quindi sottovalutata...come togliere la bici dal parcheggio.

a milano, non ci sono cazzi, la gente è barbara anche quando parcheggia la bici.
la mia, nello specifico, una bici da donna nera, l'ho ritrovata sormontata da due bici da uomo in evidente aria da primavera.
che la situazione fosse drammatica mi è risultato chiaro fin da subito. che però fosse tragica, non ne avevo il minimo sospetto. doveva avercelo, invece, la ragazza seduta sul muretto di fronte al parcheggio. la sua espressione ebete nascosta dietro ad un paio di occhiali da italiana media celava un sommo godimento, come se avesse già pagato il biglietto per vedere uno spettacolo di improvvisazione teatrale.
nello specifico, lo spettacolo si è articolato così:

atto primo - il lucchetto.

ho un lucchetto a forma di coda di maiale. quelli sono odiosi. li odio. ma costano meno e sono in grado di far spazientire anche il più temerario dei ladri. si incastrano dappertutto. tra i raggi, nel telaio, attorno al polso, ovunque.
dopo essermi arrampicato sulla ruota della bici adiacente sono comunque riuscito ad aprirlo e a riporlo attorno al sellino. la ruota era libera e potevo pregustarmi il breve viaggio verso casa.
la spettatrice cominciava a pensare di aver ben speso i suoi soldi e la fronte era ancora sotto controllo.

atto secondo - la mossa del freno.

già, perchè nell'alzare la bici per toglierla dal suo posto il mio freno va ad incastrarsi con quello del maschio dominante di fianco a lei, bloccandosi in una morsa d'amore.
comincio ad imprecare tra i denti quando anche la seconda bici, dall'altro lato, fa di tutto per impedire alla mia povera di andarsene. si sono affezionati e se la vogliono violentare per bene.
il tutto è durato circa dieci minuti. la fronte si imperlava sempre di più e non trovavo soluzione a quel puzzle. a volte si va in panico per un nonnulla. la mia bici stava per essere ingravidata irrimediabilmente ma un sospiro profondo mi ha fatto trovare la lucidità necessaria.
in un batter d'occhio era libera dalla morsa arrapata dei due pezzi di ferro di fianco a lei.
l'astante manteneva un'espressione ebete. ma se la godeva.

atto terzo - la caduta

vista in questa chiave, dei due violentatori che vogliono abusare della mia bici, il fatto che quelli, esausti, siano caduti rovinosamente a terra come le classiche "pere cotte" accompagnate da una mia imprecazione al signore dio, può essere visto come un finale a lieto fine. stremati al suolo possono solo terminare la loro vita agonizzando e la spettatrice può permettere ad un brivido di passare lungo la propria schiena per la violenza del mio linguaggio.
non è stato di questo parere il mio senso civico che, come un produttore che fa vibrare il coltello della censura, mi ha imposto di non far morire quelle due creature.
di metterle in piedi sulle proprie ruote e lasciarle lì, ad aspettare il giudizio di dio.
e di abbassare il volume della mia voce.
a fatica son riuscito a far stare in equilibrio quelle due bici. sembravano tenute in piedi da fili sottilissimi.
mi sono allontanato pian piano, sfilando davanti all'unica spettatrice pagante che non solo non mi ha aiutato durante la mia piccola disavventura ma ha anche fatto l'ebete noncurante di ciò che stava capitando. voleva un altro finale, lo so. e per questo era offesa.
la fronte era una cascata di perle ormai. ma il vento l'avrebbe asciugata sempre di più ad ogni pedalata.

ora sono a casa che aspetto che la padrona di casa arrivi per ritirare la somma di 700 euro in contanti puliti puliti. appena li avrà ritirati riempirò la vasca e ci rimarrò per almeno 40 minuti.
ho del vino da finire e una sigaretta già pronta all'uso.

poi torno indietro con la mente a quando poco prima la mia fronte non aveva la minima traccia di umidità e mi vien da pensare a questo e al fatto che forse sono la stessa persona.

Nessun commento: