martedì 29 giugno 2010

CALLO D'UMORE

ho passato incolume e, anzi, con successo la mia tre giorni lavorativa torinese.
una bella tre giorni delirante delirante come piace a me.

ho passato incolume e, anzi, con successo la mia prima diretta televisiva in regia.

"dammaaauno. dammaaaadue. dammaaaatre."

a un certo punto per l'adrenalina ho anche chiamato "dammaaaasei" ma non c'era.

mi sono ubriacato e sono riuscito anche a non rendermi troppo ridicolo.

ho conosciuto tanta gente nuova e mi son sentito bene.

mi si parlava della presenza, a torino, di energia strana. o negativa. comunque non positiva.

e a me non sembra poprio.
anzi, mi sembra che l'energia strana ce l'abbia milano.
dove non appena sono arrivato mi sono subito sentito così.




mercoledì 23 giugno 2010

go ninja, go! ovvero viva il sudafrica. o sud africa. o süt africKha.

lo so che a prima vista non sembra, lo so benissimo...ma sono dei geni.
il perché arrangiatevi a scoprirlo da soli.



martedì 22 giugno 2010

lezione di cucina numero due: i biscotti al cioccolato

qualche decina di grammi di farina
qualche decina di grammi di zucchero
un uovo
qualche decina di grammi di burro
gocce di cioccolato in abbondanza.

l'uovo l'ho detto? si, è il terzo.
ah, e del latte, qualche goccia.

si impasta tutto. si adagiano delle formine tonde sulla carta da forno e si mette tutto al caldo...a 200 gradi.


queste ricette mi prendono per il culo, da tempo. e io mi sono rotto il cazzo di farmi prendere per il culo.

fortuna che ho mangiato ravioli al vapore per cena e che ho ancora i miei amichetti di zucchero...
...ancora due per lo meno...



domenica 20 giugno 2010

tra 6 minuti comincia l'estate...

...e sono sempre più convinto che...


senza diritto di replica.

venerdì 18 giugno 2010

vampiro

non capisco perché non mi vengano le occhiaie.
a me le occhiaie piacciono e le vorrei. forse perché sono troppo grasso? o troppo poco pallido?
cosa c'è, una predisposizione per le occhiaie? non le borse sotto agli occhi, solo un po' di colorito livido che copra la palpebra inferiore...non chiedo tanto no?

per tutti quelli che le occhiaie le rifiutano ce ne dovrebbero essere abbastanza per chi le vuole. un paio almeno. per me.

ma niente. eppure questo mese ho smadonnato abbastanza nella saletta di montaggio.

oggi più degli altri giorni. mi hanno formattato male un hard disk e ora sto facendo travasi di materiale che nemmeno Pascal quando ha scoperto i vasi comunicanti.

i vasi comunicanti espongono il concetto secondo il quale se due contenitori comunicano tra loro e io ne riempio uno d'acqua, quest'ultima andrà automaticamente a riempire quello con cui comunica fermandosi solo quando il liquido raggiunge in entrambi la stessa altezza.
non credo di essere stato particolarmente chiaro però fidatevi che è un concetto fighissimo.
applicato al mio problema odierno funziona bene: più devo travasare materiale e più bestemmio...fino a che la quantità di bestemmie non vada ad pareggiare il conto con i problemi che le causano.

anche applicato al sangue funziona bene. e alle vene.
se un vampiro morde il collo di una bella e pallida fanciulla, questo uscirà copiosamente spinto dalla pressione del corpo che tende a comunicare con l'ambiente circostante, che potrebbe essere benissimo la stanza da letto. o la bocca del vampiro. una volta riempitasi la bocca del vampiro, il flusso sanguigno dovrebbe cessare. peccato che il vampiro lo ingoi, il sangue.

ecco da piccolo volevo essere un vampiro. più che un vampiro volevo avere i canini più lunghi di quelli che ho. non mi dovevano servire ad azzannare nessuno eh? volevo solo averli. e volevo anche essere giapponese. questo mi avrebbe reso unico nel mio genere perché non so voi, ma io non ho mai visto un vampiro giapponese.

ora invece vorrei non lavorare...e un ukulele...

domenica 13 giugno 2010

ono-mastico...ovvero un fine settimana passato a masticare con i parenti che non vedevo da 7 anni e forse un motivo c'era



arrivo di mia zia:

- taralli napoletani con pepe e mandorle, due buste.
- salsicce per fare salsicce e friarielli, un contenitore per le salsicce e uno per i friarielli.
- costate di maiale, prosciutto di maiale, fette di carne di maiale, tutto congelato. altro contenitore a parte, grande il doppio.

totale, dieci chili di carne...etto più etto meno. trasportati in treno. da sola.

arrivo senza preavviso di 5 componenti della fazione dei parenti pugliesi:

- crostata di ciliegie, una.
- salsiccia pugliese che si cucina a rotoli. svariati rotoli.
- biscotti del forno di sammichele di bari. di quelli che assorbono mezza tazza di latte l'uno. numero indefinito di buste.
- taralli, tarallini, svariate buste.
- ciliegie. ciliegie enormi come pesche. una cassetta. dai sei ai dieci chili tutti.

non me ne sono accorto subito, ma nella dispensa in cucina sono spuntati due barattoli di marmellata. di ciliegie.

in tutto questo mi viene il dubbio sul fatto che si scriva ciliegie o ciliege.

oggi è l'onomastico di mio padre. quindi mi son sparato un'ora di strada per comprare dei pasticcini. ci tenevo.
bigné, babà al rum, tortino di riso, tortino al tiramisù, pezzetto di tronchetto al cioccolato, cestelli di frutta, ecc ecc. totale 15/16 pasticcini.

dopo, verso le 17 arriverà una coppia amica di famiglia.
"auguri antòniooooooo!" urleranno con voce acuta. la donna in particolare ha una voce capace di stordirti.

mio padre ringrazierà ma sotto sotto non gliene fregherà un cazzo. quando fa così lo stimo molto. spero non gli porteranno nessun regalino. altrimenti non credo riuscirà a trattenersi e a fingere.

verso le 19 prenderò un treno.
ho tentato di resistere. però dovrò portarmi a milano biscotti, ciliegie e taralli.
ho tentato di dire di no ma mia mamma ha già impacchettato tutto, in una busta dell'oviesse.

voglio mangiare erba. erba per tutta la prossima settimana.

mercoledì 9 giugno 2010

premi play, per favore



4 minuti e 57 secondi.
possibile che io ci abbia messo così poco per fare il tragitto isola-procaccini in bici?

la canzone è partita così, per caso. un caso quasi magico è quello che la modalità shuffle dell'ipod regala di tanto in tanto. così, a caso appunto, spara canzoni perfette per il momento e per il luogo in cui ti trovi.

e quindi eccomi in bicicletta.
porro lambertenghi - cavalcavia - monumentale - procaccini - casa.
primo piano. inquadratura laterale, dettaglio sul pedale mentre la bici prende una buca con successivo sbandamento. totalino da dietro a seguire. poi di nuovo davanti a precedere, stesso campo. dettaglio dei capelli che volano al vento. sguardo in alto al semaforo. soggettiva mia sul semaforo dal basso. soggettiva del semaforo su di me dall'alto e poi simil piano americano mentre salgo il cavalcavia. espressione di fatica.
discesa, citazione audrey hepburn: gambe tese in avanti con i piedi staccati dai pedali. braccia tese sul manubrio e faccia felice. non mi viene.

"ma era su una vespa e non aveva le gambe tese" - "fa' niente, è una citazione"

faccia felice. ci provo. bocca aperta. questo è troppo.
inquadratura fissa, telata da lontano. mi immetto nella strada stando attento che i fari delle macchine non mi vengano incontro. soggetiva di me che guardo il cimitero monumentale illuminato. controcampo su di me. che lo guardo sempre assorto e con stima.
con molta stima. ci sono sepolte persone importanti lì.
stacco all'interno della mia testa. un uomo con la tutina bianca si guarda intorno. assorto, ammirando.

"c'è qualcuno?" - chiede - nessuno risponde. allora si spoglia e fa pipì nel reparto dell'olfatto.

c'è puzza di piscio vicino al cimitero monumentale. individuo un barbone, soggettiva. passo noncurante. attento alle macchine ferme.
mi alzo sui pedali. piano americano a precedere.
inquadratura dall'elicottero. a piombo.
via procaccini, sempre dall'alto.
stacco da dietro. mi giro a guardare se ho macchine dietro di me. nessuno. primo piano di me che guardo.
giro a sinistra.
trovo il portone aperto. che fortuna.

l'omino con la tutina bianca si sistema la patta dei pantaloni e se ne va.

"sorpresa!" - gli urlano tutti gli altri che erano lì a spiarlo.
imbarazzo.

esco dall'ascensore direttamente al 4° piano.
cerco le chiavi. piano americano. camera fissa laterale. apro la porta. ho sonno. la richiudo.


martedì 1 giugno 2010

dagli zigomi in sù

a me sta storia dell'ospedale sta facendo pensare molto.
prima di tutto odio le persone che a tutti i costi devono scoprire e far scoprire agli altri i nuovi talenti ancora sconosciuti. e imporli quando nemmeno loro sanno stare al mondo.

ma con questo pensiero già divago troppo. è che sono un po' nervoso oggi e quindi un qualcuno generico lo devo mandare a fanculo prima di chiudere gli occhi e sprofondare volgarmente in un sonno violento.

comunque sta storia dell'ospedale, lo ribadisco a distanza di ben tre righe, mi sta facendo pensare molto. mi sta dando talmente tanti spunti per il blog che non scrivo nemmeno un articolo.

ho il cervello talmente intasato che non scarica nulla e va in palla.
una cosa però la ricordo. che l'altro giorno, sabato, sono tornato a padova e sono andato a trovare mio papà in ospedale. così sembra semplice ma in realtà dalla stazione all'ospedale ci ho messo ben due ore. causa pranzo di sushi in solitaria e pioggia torrenziale degna di Juiz de Fora che mi ha costretto per ben un'ora sotto una tettoia della fiera di padova. un'ora. a guardare la pioggia. bello per i primi 10 minuti, il tempo di una sigaretta pacifica post pranzo ma poi bestemmi tutti i santi.

fatto sta che dopo due ore sono arrivato all'ospedale...fradicio comunque, perché non aveva smesso di piovere.

ora per chi non lo sapesse io ogni fine settimana o quasi vado all'ospedale. e nel reparto in cui devo andare io bisogna bardarsi da capo a piedi. camice, retina per i capelli, mascherina e copri scarpe (le scarpe bagnate dentro al copri scarpe non vi dico che effetto fanno, ndr).
bisogna comunque bardarsi tutti. rimangono visibili solo gli occhi e gli zigomi, se tieni la mascherina un po' larga. dopo essermi vestito incrocio nel corridoio un ragazzo. sebbene sia bardato completamente ha un viso familiare. l'ho già visto. è il figlio di uno che era stato compagno di stanza di mio padre. poi l'hanno spostato.

e insomma, l'ho sempre visto bardato, quindi l'ho riconosciuto. gli ho stretto la mano. lui ha riconosciuto me e mi ha chiesto come stessi. anche io ero già bardato dalla testa ai piedi.

poi è tornato nella stanza del padre e io sono andato verso quella del mio. questo giro è in fondo, nell'ultima stanza. e mentre arrivavo alla porta ho pensato che se lo avessi incontrato fuori da quel corridoio, senza bardature varie, forse non l'avrei nemmeno riconosciuto, quel ragazzo.

ecco perché secondo me la gente, prima di dire che le donne musulmane non possono indossare il niqab o il burqa, dovrebbero passare sei mesi nel reparto di ematologia a padova, e capire che se uno vuole farsi saltare in aria lo fa anche (e soprattutto) a viso scoperto.

notte.