sabato 25 settembre 2010

come un figlio fuor d'acqua

Ti tengo per il piede perché ho un po'paura dei mostri qui dentro.

Va bene ma poi scendi che devo fare un giro da solo adesso... E ricorda franci, when the good good more black than 'a midnight non po' to come.

Va bene.

Un pipistrello bianco

Ho sognato un pipistrello bianco.
Era in casa e non riusciva a volare.
Poi ho cercato il significato del sogno.

Detto questo non riesco a dormire.

mercoledì 22 settembre 2010

aperitivo a los angeles

quello che voglio dire è che sto letteralmente vivendo secondo il fuso orario di Los Angeles.

vado a letto alle dieci del mattino e mi sveglio alle cinque e mezzo del pomeriggio.

poi mangio, sto sveglio tutta la notte e ritorno a letto alle dieci del mattino.

ho fatto i calcoli, a los angeles in questo preciso momento avrei una vita normalissima.

in questo momento, infatti, lì sono le sei meno dieci. se abitassi lì ora mi starei preparando per andare a fare l'aperitivo...ammesso che esista l'aperitivo a los angeles.

il problema è che in questo momento sono qui. quindi l'aperitivo non lo faccio.
il vero problema è che in questo momento sono a casa...perché è il mio turno per stare a casa e quindi dovrei seguire orari normali, italiani...ma come posso fare?

intanto ho fatto un mini-aperitivo a base di pane e salame che male non fa e fra poco mi butterò a letto a cercare di dormire.

se fossi a los angeles non mi balzerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello questa idea...se fossi a los angeles forse mi metterei a tradurre il mio curriculum in inglese...e, forse, è quello che farò.



martedì 21 settembre 2010

Respira, respira, respira... ... ... ...respira...

Come il protagonista del nuovo libro che ho comprato oggi stesso, non riesco a leggere stanotte.

Non riuscirci è un po' come non riuscire a dormire.

In più, se esistesse davvero, la moglie del protagonista me la limonerei.

domenica 19 settembre 2010

L'inconfondibile tremore del mento

Ottavo posto

Non capisco come sia possibile...va tutto da dio...cane.

giovedì 16 settembre 2010

Onde

Le onde con cui si apre e si chiude questo film mi piacciono talmente tanto che vi manderei tutti a fanculo. per davvero.

mercoledì 15 settembre 2010

Italioti

Compro la A di Ancona e do la soluzione Mike:

"in portineria e in sala d'aspetto guardano la partita"

Allegriaaaaa.

Veramente...allegria.

La salsiccia

Andare a prendere la salsiccia dal macellaio senza dito per mio zio non è stata una grande idea.

Mi vien da vomitare.

La frittata di pasta e la cucina in fumo

In questa foto non si vede ma la cucina è piena di fumo...mio zio ha tentato di fare la frittata di pasta.

Da parte mia oggi mi sento incapace di scrivere qualsiasi cosa.

Fanculo.

martedì 14 settembre 2010

Vasco Rossi sta cantando in ospedale

A vedere ogni giorno gente malata in ospedale si finisce per credere che anche tu un giorno ti ritroverai nella stessa condizione di quelle persone.
A vedere ogni giorno gente malata in ospedale pensi che il tuo destino non può essere diverso da quello degli altri e che la tua futura famiglia non potrà far altro che venire a trovarti. Ogni giorno. Fino a quando non ci sarai mai più. Allora ti convinci che forse non la vorrai mai una famiglia. Che è meglio essere single da qui fino alla fine perché non vuoi far star male le persone a te più care.
Quando sei saturo di questi pensieri cominci a guardarti intorno e scopri che nell'ospedale a ben guardare ci sono una miriade di storie da raccontare. Alcune interessanti, altre no, altre ancora che sono un parto della fantasia.

È un po' di tempo che la osservo. Quella che nelle foto sembra un uomo in realtà è una donna. Una donna povera. La prima volta che l'ho vista stavo passando la notte in ospedale...era il mio turno. Ormai gli infermieri ci conoscono, per non parlare dei medici che erano tutti o quasi colleghi di mio papà. Ci conoscono, dicevo, e quindi ci permettono di uscire dalla stanza fino a mezzanotte e mezzo per andare a zonzo in giro per l'ospedale o più semplicemente per prendere un caffè al primo piano...alle macchinette con sigarettina al seguito. È proprio alle macchinette che ho incontrato questa donna le cui uniche parole che mi ha rivolto sono state "no! Li c'è il mio caffè!".
No signora, non c'è. Prende 50 centesimi e li piazza nella fessura prima ancora che sia io a farlo. Preme il 12 e fa uscire un caffé cremoso...perché devo dire che seppur delle macchinette, il caffé dell'ospedale è buono e cremoso.
Intorno a mezzanotte questa scenetta, nonostante sia molto semplice e cordiale, nel suo insieme mi lascia abbastanza esterrefazio. Mi succede cosi quando sono incapace di reagire, e sono incapace di reagire quando sento che intorno a me c'è dell'altro...a quel punto mi immobilizzo come una cavalletta che tenta di mimetizzarsi in un mare di merda. E guardo.
Guardo che questo personaggio che io denomino puttana (da qualche giorno a questa parte sto chiamando tutti puttane o stronzi a seconda del sesso...pur se non hanno fatto niente) aveva letteralmente svuotato le macchinette. Mentre indisturbato la guardavo premere pulsanti come fosse una centralinista della sip sono riuscito a contare: 8 pacchetti di patatine,
2 pepsi,
2 aranciate san pellegrino,
1 indefinita quantità di dolcetti e cazzatine in pacchetti piccoli,
e un caffé.

Gli altoparlanti in filodiffusione stavano trasmettendo vasco rossi e io pensavo che forse stavano esagerando un po' con il volume.
Vedere la signora allontanarsi dalle macchinette per aprire la sua borsa e sistemare meglio la radio che vi conservava dentro mi ha aperto gli occhi quel tanto da considerare il mio compito di osservazione finito.

Posso prendere il caffè? Le ho voluto chiedere prima di rischiare di spezzare la concentrazione con cui premeva tutti quei pulsanti
Prendi prendi. Mi ha risposto.

Poi son sceso un piano più in giù per fumare la sigaretta. Dalla finestra appena sopra la mia testa ogni tanto si vedeva un'ombra ballare, avanti e indietro. Le macchine dispensavano cibo e caffé...e vasco rossi cantava...lo sentivo. Vi dico che lo sentivo.

domenica 12 settembre 2010

Ascensoreeeeeee

"Buongiorno" - "fottiti"

"salve" - "fanculo"

"arrivederci" - "muori"

Questa è l'excursus di risposte che mentalmente dispenso alle persone che incontro in ascensore. Prendere l'ascensore con gli sconosciuti è una cosa che odio.

Però il bambino nero con la cannula della flebo nel braccio l'ho salutato. Ma lui non ha risposto. Aveva le lacrime agli occhi e l'aria esausta. "Fottiti" deve aver pensato quando gli ho detto "ciao"...e l'ho stimato.

l'orogio della cucina senza numeri

Da solo in cucina fumo e sento solo il rumore dell'orologio a muro senza numeri che fa tic tac. Sempre più forte...


tic tac. tic tac. tiC tac. tiC Tac. tIC tAC. TIC TAC. TIC TAC...





f

venerdì 10 settembre 2010

37

37 è il numero di ore filate che sto in piedi. Potrei camminare ad occhi chiusi...

mercoledì 8 settembre 2010

c'era una volta un ristorante cinese...e c'è tuttora

ora...sarà la figata di applicazione che ho scaricato sul cellulare che mi permette di scaricare musica a sbafo da un server remoto situato probabilmente in bielorussia.

sarà il grigiore di questi due giorni, grigiore che, come ho più volte ribadito, mi mette serenità. anzi no. più che serenità mi mette sicurezza. quella sicurezza che si sente nello stomaco quando per esempio ci si chiude in casa al sicuro dal freddo o dal temporale. quando si prova quella sensazione di distensione delle pareti dello stomaco. non so se l'avete mai provata. le pareti dello stomaco si distendono e la pancia si scalda dall'interno.
insomma saranno tutte queste cose ma ho tirato fuori dal cilindro delle canzoni appartenenti all'estate scorsa che mi sono piaciute proprio molto e che ancora oggi mi piacciono tanto se non più di prima.

niente di impegnativo. giusto due pezzi malinconici e felici allo stesso tempo. quelli classici che ti fanno venire voglia di urlare mentre sei in macchina col finestrino abbassato.

in questo preciso momento sono le tre e zero nove. è notte. mia zia dorme e mio fratello fa la nottata in ospedale insieme con mia mamma...
chi vi scrive, invece, lo fa direttamente dalla tazza del cesso di casa sua, a piove di sacco, provincia di padova.

non storcete il naso...non vi racconterei questi particolari se non fossero il giusto epilogo di una cena...anch'essa a suo modo giusto.

stasera abbiamo mangiato a scaglioni. prima mio fratello, che comunque mangia quando gli pare. poi mia madre e mia zia insieme. e infine io. che siccome non avevo molta voglia di cucinare ho deciso, dopo giorni di pizza, kebab e paste più o meno ben fatte di rifugiarmi dal mio cinese di fiducia. penso che il "risorante mandarino" vicino all'ospedale di piove di sacco sia uno dei più buoni in cui io sia mai stato.
non ci andavo da un po'...un paio di anni credo. o comunque un anno tutto...visto anche che la mia presenza qui a piove di sacco si è molto rarefatta da quando ho preso casa a milano. il meù è rimasto invariato tranne che per il prezzo che è leggermente aumentato.
comunque 11 euro per una porzione di pollo fritto, spaghetti saltati, ravioli al vapore e un involtino primavera mi sembra un buon prezzo.

ecco, rileggete la lista di pietanze ordinate.
fatto?
bene, perché le ho mangiate tutte da solo...in circa 15 minuti netti.

avevo fame e quando ho fame non guardo in faccia a nessuno.

tutto questo per spiegarvi il motivo del mio permanere nel cesso alle oramai tre e venti di notte.

non solo...è la seconda volta stasera che permango...è evidente che anche il cibo non abbia guardato in faccia me.

per me rimane comunque il miglior ristorante cinese in cui io sia mai stato...ma credo passeranno altri due anni prima che ci torni...
quando lui ne avrà più o meno 5...facciamo così...


martedì 7 settembre 2010

LOGORAMA

non so come linkare dal cellulare ma appena avete 16 minuti guardate qui...altro che le cazzate. Genii maledetti

http://vimeo.com/m/#/10149605

lunedì 6 settembre 2010

Uggio

Le giornate uggiose del mio paese spaccano il culo.

domenica 5 settembre 2010

popoli riempitivi e popoli digestivi

sento il dovere di scrivere.
ma, ovviamente, seppure un orario del genere solitamente mi suggerisca molto più facilmente le parole da scrivere, stanotte non è così.

sarà il cibo mangiato. sarà che mentre scrivo chiacchiero con mio cugino che dorme in camera con me nel letto di mio fratello (che da qualche giorno si è trasferito giù nella taverna suscitando le ire di mia madre). sarà forse anche che domattina mi devo svegliare relativamente presto per accogliere dei nostri amici di famiglia che "per dare una mano" hanno deciso di portarci delle polpette per il pranzo.

io le polpette le adoro, è risaputo. ma quelle della nostra amica di famiglia no. sono piccole. sembrano fatte con carne di un animale indefinito e, soprattutto, contengono la sua inconfondibile firma...il guscio d'uovo.

non si sa come mai lei nei piatti che prevedano l'utilizzo di uno o più uova riesca sempre a far cadere un pezzettino di guscio...sempre.

che strano comunque. che strano come il cibo sia utilizzato nei momenti di difficoltà. se qualcuno non può compiere miracoli imponendo mani o contattando santoni, la prima cosa che fa è cucinare.

"ti porto i pasticcini!". "ti porto il pesce!". "ti porto la carne!". "ti porto le polpette!".

tu resisti per gentilezza. non vuoi che la gente perda tempo per portarti cose che andranno buttate per metà. non hai voglia di mangiare un qualcosa che non sia quello che esclusivamente decidi tu (e la scelta va dal tramezzino delle macchinette all'affettato confezionato rovagnati passando per la pasta col pomodoro quando hai tempo). non hai voglia che si sprechi cibo per via dello stomaco chiuso. anche se devo dire che lo stomaco chiuso oggi non ce l'avevo. nessuno ce l'aveva oggi.

il cibo è al centro della cultura italiota. soprattutto italiota del sud. pare possa risolvere ogni male in ogni momento. la mia terronica zia, sorella di mio padre, che in questi giorni ci tiene compagnia decantando quanto i napoletani siano più napoletani dei padovani (eh vabbè...) e ricordandoci ogni ora le nostre origini partenopee si è già distinta per aver portato su al nord un carico di ben sei chili di carne congelata qualche mese fa. in treno.
ora, che è appunto tornata, mia madre ha dovuto ingaggiare una battaglia telefonica lunga 5 giorni per convincerla a portare solo dei dolcetti tipici di ercolano. e per fortuna ha vinto...altrimenti non avremmo più avuto posto per i gelati nel freezer.
è già passata una settimana da quando è qui e devo dire che forse è riuscita a farsi un'idea di quanto poco terronici siamo, io e mio fratello in primis...infatti ogni tanto ci guarda in modo strano. oserei dire torvo. forse torvo è l'aggettivo sbagliato ma oggi l'ho usato talmente tanto con mio cugino che non me ne vengono altri (per la cronaca mio cugino s'è appena addormentato).

sto divagando...e siccome divagare mi piace, rifletto sul fatto che il "correttore di bozze" di questo blog mi segnali come sbagliato l'aggettivo "terronico". io credo debba essere introdotto formalmente all'interno del dizionario della lingua italiana dopo "terrone", sostantivo maschile singolare.

detto questo aggiungo che mi manca milano.
ci sono stato tre giorni la settimana appena terminata e sono stato benissimo.
ho lavorato, mi sono ubriacato a cena dal mio amico "isolano", ho pagato l'affitto ho letto due libri e spedito CD comprensivi di dediche comprati agli house concert di cantanti nordeuropei. suono pulito e copertina rigida...l'ideale per usarlo come poggia-pentole (non escludo verrà utilizzato anche come martello per piantare chiodi o come schiaccia zanzare).

poi sono tornato a piove di sacco e tutto è tornato come prima. non si scampa da queste cose.

i medici che hanno lavorato decenni con mio padre ci hanno detto due cose fondamentali su di lui, questa settimana.
la prima è che...
la seconda, invece, è una frase semplice semplice...tanto semplice che mi ha fatto inspirare tanto orgoglio tutto in una volta, come mai mi era successo.

io, per quel che mi riguarda non so esattamente quando tornerò a milano. credo farò un po' avanti e indietro per portare a termine dei lavori.

nel frattempo continuo a mangiare, perché, come ne "la notte dei morti viventi", ad un certo punto devi per forza arrenderti...e se quindi ai parenti terronici spetta il compito di riempirci...a quelli nipponici spetta quello di farci digerire...

grazie.

mercoledì 1 settembre 2010

don't worry be happy, ovvero un genio porcatroia

il forno

volevo scrivere un post sul mio forno e su come sia incapace di cucinare le cose (il forno, non io).

ma mi sono rotto e ho cancellato tutto.

era un post anche piuttosto divertente. faceva anche ridere. ma l'ho cancellato. fottetevi.

anche perché sto male. grazie alle tortine che ho tentato di cuocere nel forno, appunto.

temevo di bruciarle, come sempre succede in quel forno. invece le ho tirate fuori ancora crude.
ma non sapevo fossero crude. ho mangiato metà di una. l'interno era buono ma la pasta era cruda. quindi ora sto male.

avrei dovuto prendere questo formaggio.

sano, nutriente, economico e dotato di molta, molta autoironia...


...tenetelo presente come regalo per qualcuno.


Se hai bisogno, chiama


È più o meno la frase che ci siamo detti in famiglia praticamente ogni
giorno di agosto prima del turno di notte.

Ieri è stata una giornata felice. Mi son sentito felice a prendere il treno
per milano. Forse è brutto da dire ma appena salito sul bus che mi ha
portato in stazione mi sono sentito felice. Come se fossi lì lì per partire
per le vacanze. Mi sentivo come in partenza per un viaggio lontano.
Milano.
L'arrivo in città è stato perfetto: poca gente, strade grandi e quel
freddino che mi faceva sentire più a mio agio con la mia bianca
abbronzatura...quasi fossero gli abbronzati ad essere fuori posto in un
periodo in cui, avvolti nelle loro felpe colorate e indossando degli inutili
mocassini con pantaloncino corto, solitamente tentano di illudere
l'osservatore di aver attraccato il proprio panfilo in piazza duomo. Se ho
il colletto della polo che mi esce da sotto al maglioncino tanto meglio. E
dev'essere verde acqua.

Dicevo che sono tornato e mi sono sentito subito meglio.

Arrivato a casa poi non ne parliamo. L'estasi. Il cibo preso dal turco
vicino casa ben si sposava con l'ordine in cui regnava la mia cucina. Ordine
di cui mi ero scordato....nel senso che la prima settimana di agosto ero
tornato a milano per pulire casa ma una volta aperta la porta ieri mi ero
dimenticato di aver fatto un così certosino lavoro da massaia. E questo mi
ha stupito non poco. Mi sono stupito da solo e sempre da solo mi sono goduto
i cibi comprati.

L' origine di questa felicità però parte tutta da lì...dal libro preso a
padova...non pensavo esistesse...credevo di averli letti tutti e invece
no...spunta un elemento indesiderato...lo caccio ma lui è lì che mi guarda e
lo compro...felice come una pasqua...

Dopo aver mangiato ho fumato e mi son rilassato.
Ho letto e poi intorno a mezzanotte mi ha chiamato mia madre. Mi ha chiesto
un paio di consigli sulla posizione della testa mentre dorme.

Glieli ho dati. E poi se hai bisogno, chiama...questo le ho detto...e un po'
mi son sentito in colpa perché non avrei voluto copiare.