Ti tengo per il piede perché ho un po'paura dei mostri qui dentro.
Va bene ma poi scendi che devo fare un giro da solo adesso... E ricorda franci, when the good good more black than 'a midnight non po' to come.
Va bene.
Ti tengo per il piede perché ho un po'paura dei mostri qui dentro.
Va bene ma poi scendi che devo fare un giro da solo adesso... E ricorda franci, when the good good more black than 'a midnight non po' to come.
Va bene.
Ho sognato un pipistrello bianco.
Era in casa e non riusciva a volare.
Poi ho cercato il significato del sogno.
Detto questo non riesco a dormire.
Come il protagonista del nuovo libro che ho comprato oggi stesso, non riesco a leggere stanotte.
Non riuscirci è un po' come non riuscire a dormire.
In più, se esistesse davvero, la moglie del protagonista me la limonerei.
Le onde con cui si apre e si chiude questo film mi piacciono talmente tanto che vi manderei tutti a fanculo. per davvero.
Compro la A di Ancona e do la soluzione Mike:
"in portineria e in sala d'aspetto guardano la partita"
Allegriaaaaa.
Veramente...allegria.
Andare a prendere la salsiccia dal macellaio senza dito per mio zio non è stata una grande idea.
Mi vien da vomitare.
In questa foto non si vede ma la cucina è piena di fumo...mio zio ha tentato di fare la frittata di pasta.
Da parte mia oggi mi sento incapace di scrivere qualsiasi cosa.
Fanculo.
A vedere ogni giorno gente malata in ospedale si finisce per credere che anche tu un giorno ti ritroverai nella stessa condizione di quelle persone.
A vedere ogni giorno gente malata in ospedale pensi che il tuo destino non può essere diverso da quello degli altri e che la tua futura famiglia non potrà far altro che venire a trovarti. Ogni giorno. Fino a quando non ci sarai mai più. Allora ti convinci che forse non la vorrai mai una famiglia. Che è meglio essere single da qui fino alla fine perché non vuoi far star male le persone a te più care.
Quando sei saturo di questi pensieri cominci a guardarti intorno e scopri che nell'ospedale a ben guardare ci sono una miriade di storie da raccontare. Alcune interessanti, altre no, altre ancora che sono un parto della fantasia.
È un po' di tempo che la osservo. Quella che nelle foto sembra un uomo in realtà è una donna. Una donna povera. La prima volta che l'ho vista stavo passando la notte in ospedale...era il mio turno. Ormai gli infermieri ci conoscono, per non parlare dei medici che erano tutti o quasi colleghi di mio papà. Ci conoscono, dicevo, e quindi ci permettono di uscire dalla stanza fino a mezzanotte e mezzo per andare a zonzo in giro per l'ospedale o più semplicemente per prendere un caffè al primo piano...alle macchinette con sigarettina al seguito. È proprio alle macchinette che ho incontrato questa donna le cui uniche parole che mi ha rivolto sono state "no! Li c'è il mio caffè!".
No signora, non c'è. Prende 50 centesimi e li piazza nella fessura prima ancora che sia io a farlo. Preme il 12 e fa uscire un caffé cremoso...perché devo dire che seppur delle macchinette, il caffé dell'ospedale è buono e cremoso.
Intorno a mezzanotte questa scenetta, nonostante sia molto semplice e cordiale, nel suo insieme mi lascia abbastanza esterrefazio. Mi succede cosi quando sono incapace di reagire, e sono incapace di reagire quando sento che intorno a me c'è dell'altro...a quel punto mi immobilizzo come una cavalletta che tenta di mimetizzarsi in un mare di merda. E guardo.
Guardo che questo personaggio che io denomino puttana (da qualche giorno a questa parte sto chiamando tutti puttane o stronzi a seconda del sesso...pur se non hanno fatto niente) aveva letteralmente svuotato le macchinette. Mentre indisturbato la guardavo premere pulsanti come fosse una centralinista della sip sono riuscito a contare: 8 pacchetti di patatine,
2 pepsi,
2 aranciate san pellegrino,
1 indefinita quantità di dolcetti e cazzatine in pacchetti piccoli,
e un caffé.
Gli altoparlanti in filodiffusione stavano trasmettendo vasco rossi e io pensavo che forse stavano esagerando un po' con il volume.
Vedere la signora allontanarsi dalle macchinette per aprire la sua borsa e sistemare meglio la radio che vi conservava dentro mi ha aperto gli occhi quel tanto da considerare il mio compito di osservazione finito.
Posso prendere il caffè? Le ho voluto chiedere prima di rischiare di spezzare la concentrazione con cui premeva tutti quei pulsanti
Prendi prendi. Mi ha risposto.
Poi son sceso un piano più in giù per fumare la sigaretta. Dalla finestra appena sopra la mia testa ogni tanto si vedeva un'ombra ballare, avanti e indietro. Le macchine dispensavano cibo e caffé...e vasco rossi cantava...lo sentivo. Vi dico che lo sentivo.
"Buongiorno" - "fottiti"
"salve" - "fanculo"
"arrivederci" - "muori"
Questa è l'excursus di risposte che mentalmente dispenso alle persone che incontro in ascensore. Prendere l'ascensore con gli sconosciuti è una cosa che odio.
Però il bambino nero con la cannula della flebo nel braccio l'ho salutato. Ma lui non ha risposto. Aveva le lacrime agli occhi e l'aria esausta. "Fottiti" deve aver pensato quando gli ho detto "ciao"...e l'ho stimato.
Da solo in cucina fumo e sento solo il rumore dell'orologio a muro senza numeri che fa tic tac. Sempre più forte...
tic tac. tic tac. tiC tac. tiC Tac. tIC tAC. TIC TAC. TIC TAC...
f
non so come linkare dal cellulare ma appena avete 16 minuti guardate qui...altro che le cazzate. Genii maledetti
È più o meno la frase che ci siamo detti in famiglia praticamente ogni
giorno di agosto prima del turno di notte.
Ieri è stata una giornata felice. Mi son sentito felice a prendere il treno
per milano. Forse è brutto da dire ma appena salito sul bus che mi ha
portato in stazione mi sono sentito felice. Come se fossi lì lì per partire
per le vacanze. Mi sentivo come in partenza per un viaggio lontano.
Milano.
L'arrivo in città è stato perfetto: poca gente, strade grandi e quel
freddino che mi faceva sentire più a mio agio con la mia bianca
abbronzatura...quasi fossero gli abbronzati ad essere fuori posto in un
periodo in cui, avvolti nelle loro felpe colorate e indossando degli inutili
mocassini con pantaloncino corto, solitamente tentano di illudere
l'osservatore di aver attraccato il proprio panfilo in piazza duomo. Se ho
il colletto della polo che mi esce da sotto al maglioncino tanto meglio. E
dev'essere verde acqua.
Dicevo che sono tornato e mi sono sentito subito meglio.
Arrivato a casa poi non ne parliamo. L'estasi. Il cibo preso dal turco
vicino casa ben si sposava con l'ordine in cui regnava la mia cucina. Ordine
di cui mi ero scordato....nel senso che la prima settimana di agosto ero
tornato a milano per pulire casa ma una volta aperta la porta ieri mi ero
dimenticato di aver fatto un così certosino lavoro da massaia. E questo mi
ha stupito non poco. Mi sono stupito da solo e sempre da solo mi sono goduto
i cibi comprati.
L' origine di questa felicità però parte tutta da lì...dal libro preso a
padova...non pensavo esistesse...credevo di averli letti tutti e invece
no...spunta un elemento indesiderato...lo caccio ma lui è lì che mi guarda e
lo compro...felice come una pasqua...
Dopo aver mangiato ho fumato e mi son rilassato.
Ho letto e poi intorno a mezzanotte mi ha chiamato mia madre. Mi ha chiesto
un paio di consigli sulla posizione della testa mentre dorme.
Glieli ho dati. E poi se hai bisogno, chiama...questo le ho detto...e un po'
mi son sentito in colpa perché non avrei voluto copiare.