domenica 31 ottobre 2010
5 minuti di purissimi "vaffanculo" e urla sparse
martedì 26 ottobre 2010
lunedì 25 ottobre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
L'oddore
La signora ritratta in foto ha un'acqua di colonia al gusto di limone.
È fortissimo e nauseante.
Mi ricorda quella che la mia famiglia decise di comprare in turchia quando ero piccolo.
L'acqua di colonia al limone di turchia mi piaceva di brutto e me la versavo sempre in testa. Mi sembrava il posto più giusto.
Ora la metro si è riempita e qualcuno ha un'ascella molto autoritaria.
È in momenti come questi che vorrei essere un gigante per prendere i vagoni della metro in mano, inzupparli nella coca cola e mangiarli...
...ripieno compreso.
sabato 9 ottobre 2010
...però non ci sono elefanti rosa...
Jack è un falegname e ha una fidanzata. Stanno insieme da tantissimo, da quando sono bambini. Nati e cresciuti nello stesso paese non hanno grosse ambizioni se non quella di vivere insieme tra i boschi che li hanno visti diventare grandi.
La ragazza di Jack ama gli animali in modo maniacale. Anzi, è meglio dire che li amava. Perché ora, in quei boschi, animali non se ne vedono più da tempo ormai.
È per questo che la ragazza di Jack sta male. Da quando sono spariti gli animali lei si è ammalata.
Esce raramente perché la vista di quei boschi così vuoti le mette nel cuore una tristezza insopportabile.
Jack allora decide di farla star bene, almeno per un giorno.
La convince ad uscire di casa per fare una passeggiata nei boschi.
La va a prendere in macchina e partono per quello che è sempre stato il “loro posto”.
Durante il viaggio lei lo guarda felice ma non appena gira la testa verso il finestrino non può che accusare una pesante fitta al cuore che ogni volta la fa sentire sempre peggio.
Non ci sono cerbiatti che saltano. Né uccelli che volano. Il bosco sembra un palazzo decadente e grigio che non verrà mai restaurato.
All’improvviso, però, il viso della ragazza si trasforma. Da triste diventa spaventato. Più che spaventato diventa attento e sbigottito. Vede un animale sul ciglio della strada ma qualcosa la lascia perplessa. È un animale di legno. Una sagoma di animale di legno. Lei guarda Jack come per chiedere spiegazioni. Ha gli occhi sbarrati e illuminati. Sta per commuoversi ma aspetta una risposta prima, una risposta che non arriverà. Dietro Jack vede un’altra sagoma di animale e capisce strozzando un urlo sul nascere.
Dentro di sé esplode una contentezza incontenibile. Abbraccia Jack con una foga talmente forte che fa sbandare l’auto. Lui sorride e continua a guidare guardando avanti.
Parcheggiata l’auto, i due scendono e si addentrano in un bosco pieno di animali di legno. Cerbiatti, cinghiali, gufi, uccelli accompagnano la passeggiata dei due ragazzi fino al “loro posto”. Si siedono su un tronco, dove per anni si sono seduti insieme a passare le giornate.
Lei è felice e ha capito che seppur triste, la sua vita ha un senso. Lo guarda e gli dice: “voglio che mi lasci qui. Quando morirò, voglio essere lasciata qui. Mi dovrai prendere e distendere al centro di questo posto.
Lo voglio nutrire col mio stesso corpo.”
Jack la guarda spaventato. Non crede di aver realmente sentito quelle parole.
Lei continua a fissarlo, “promettimelo”.
Qualche settimana dopo lei muore. Jack ripercorre il tragitto di quel giorno fino al “loro posto”.
È sera. Jack ha già preparato tutto. Una grande coperta al centro di quel posto, raggruppando tutti i suoi animali di legno intorno. C’è anche un cuscino.
La stende lì e le dice qualcosa nell’orecchio. Ma noi non lo sentiamo perché ci siamo già allontanati.

