venerdì 26 febbraio 2010

Buonanotte anche da lui

Eh scusate, anche lui voleva dare la buonanotte e s'è molto offeso che l'ho scritta da solo.
Quindi buon...cosa c'è ancora, ciro?

Dai si, dillo, ti sentono...

"Buru buru burunotte"

Bravo, dormiamo adesso, dai per favore...

...cazzo..

"Buru buru burucazzo"

Sssshhh...

Buonanotte...

È tardi.
Andare a letto così tardi per lavoro non è bello.
Ma c'è sempre chi asfalta le strade a quest'ora.
Quindi niente lamentele...anche se la stanza...

Buonanotte...per davvero

giovedì 25 febbraio 2010

l'attimismo

oggi ho inventato questo termine..."attimismo".

quasi ne sono fiero. è un bel gioco di parole e forse potrebbe esprimere anche qualche concetto profondo.

peccato che sia già stato coniato e che dietro di esso ci sia già una filosofia forte di secoli.
il carpe diem (o porco diem, come dice mio cugino) di epicuro ne è l'esempio più concreto.

dannazione mi hanno rubato il termine quindi.

dicesi attimismo il vivere ogni istante della propria vita come fosse unico e presente. cioè come se non ci fosse un futuro e un passato. e fin qui sono d'accordo.
andando avanti coi tempi, poi, la cose è diventata più morbosa, nel senso che era sempre più legata all'erotismo e al sesso.
insomma, "scopati ogni battona che trovi finché ti tira", questo in sintesi.

a questo punto, quando ho letto queste righe sull'attimismo (che non sono riprese testualmente ovviamente), ho tirato un sospiro di sollievo.
perché il mio attimismo è una cosa completamente diversa.

il mio attimismo mi dà il diritto (e con me, a tutti i miei seguaci), di mandare a fanculo chiunque in qualsiasi momento (o attimo) e senza motivo.
mi hai risposto male? vaffanculo.
mi hai risposto bene? fanculo lo stesso.
non mi hai risposto due mesi fa? ti mando a fanculo ora perchè tanto sono un attimista.

solo gli attimisti possono fare questo senza esser visti come pazzi.

credo che il mio attimismo sia una gran cosa.

un grande attimista, forse uno degli ultimi, fu oscar wilde. lui scriveva:

"Non sprechi l'oro dei suoi giorni ascoltando gente noiosa, cercando di migliorare un fallimento senza speranza o gettando la sua vita agli ignoranti, alla gente mediocre, ai malvagi. Questi sono gli obbiettivi malsani, i falsi ideali della nostra società. Deve vivere! Vivere la sua vita meravigliosa che è in lei! Non lasci perdere nulla! Cerchi sempre sensazioni nuove. Non abbia paura di nulla..."

ecco...il concetto è un po' diverso ma di fatto è la stessa cosa...mandare a fanculo l'inutilità...o la gente inutile. storie di potenziale. una volta ne ho parlato con una persona. il potenziale viene fuori quando mandi a fanculo qualcuno...

...però bisogna essere attimisti per farlo...


mercoledì 24 febbraio 2010

La ricetta del giorno

Mettete del sapone liquido in una padella unta di olio e lasciate depositare per una notte intera. Il giorno dopo il sapone sarà solido.

niente bene

ho fatto un sogno stanotte, per niente bello.
tecnicamente nemmeno brutto perchè era nitido, preciso e soprattutto impresso nella mia mente dopo quasi 24 ore.

beh sì un po' bruttino lo era ma non lo si può di certo definire un incubo.

mi trovavo in un luogo aperto.
penso ci fosse anche dell'acqua nelle vicinanze. un lago o un fiume. se dovessi ora come ora dare il nome di una località direi peschiera...o lazise. ma potrebbe essere anche bangkok per quel che mi riguarda. e onestamente non mi interessa molto quindi non chiedete, cortesemente. grazie.

dicevo, ero in questo posto di merda con dell'acqua nelle vicinanze, da solo, quando dalla mia sinistra vedo avvicinarsi una donna. una bella donna, con un vestito lungo. tipo vestito indiano (cari amici curiosi e insistenti, forse mi trovavo in india...?).
la donna veva qualcosa di strano sulla faccia e nello specifico aveva qualcosa che non andava nell'espressione. un misto tra il doloroso e il piacevole. più doloroso in realtà. ma anche piacevole. vabbè.

fatto sta che la cosa attirava l'attenzione mia e di altri pedoni nei pressi ("fessi nei pressi!", scusate ma dovevo fare questa citazione...di che film è? lo sapete?).
ci colpiva ma non facevamo nulla per aiutarla. nemmeno quando, una volta vicina a me, mi accorgevo che dietro di lei c'era un uomo, che l'abbracciava da dietro. forte. non per affetto, certamente no. c'era qualcosa di violento in quell'abbraccio, e l'espressione di lei lo confermava tutto.
il dilemma sorge spontaneo...aiutarla o non aiutarla?
sembrava sofferente quindi la mia educazione mi imponeva di aiutarla. quindi perchè non agivo? perchè stavo fermo a guardare?
c'era un qualcosa che mi confondeva in quella scena surreale. la sù detta mistura di espressione dolorosa e godimento.
inoltre, se si trattava di una vera e propria violenza sessuale, perchè camminavano? non erano fermi a combattere. non erano a terra in preda alle convulsioni. camminavano normalmente. attaccati, con espressioni contratte sul volto, ma camminavano normalmente. quindi perchè aiutare la donna? magari quella persona era un conoscente, un amante, un marito...può essere no?
per questo dopo attimi di tribolazione ho deciso di non intervenire.
non so perché, mi sembrava, come dire, quasi di disturbare...

quindi ho tirato dritto.
lui, nel suo completo di lino rosso sbiadito, mi passava davanti, sempre ben saldo alla donna. mi ero convinto che non si trattasse di violenza sessuale. erano vestiti, oltre che in piedi e "camminanti". forse mi sbagliavo.

avviandomi per la mia strada non potevo, però, fare a meno di voltarmi e guardare quella strana coppia. lui, con i pantaloni calati sul di dietro, fino alla fine delle natiche, che spingeva dentro di lei, mentre la aiutava così a camminare.

che fosse dolore o godimento ancora non lo so.
so solo che ho un mal di gola allucinante e mal di testa e quindi non ho voglia di terminare degnamente questo post.

e sì, amici curiosi, ho preso l'aspirina.

lunedì 22 febbraio 2010

for the damaged

tornare a milano questa sera è stato spiacevole.
altre volte lo è stato, certo. ma era uno "spiacevole" calcolato, preventivato.
che so, quando torni da una vacanza o da un geniale fine settimana alle terme sai già che tornare a casa farà schifo. però sei preparato. in quei casi è già scritto nella mail che ricevi quando prenoti un albergo: "ci auguriamo che il vostro soggiorno sia di vostro gradimento perchè quando tornerete sarete tristi".

il ritorno di oggi però non fa parte di questa categoria perchè quello che ho visto non era affatto preventivato.
in programma oggi c'era:

visita al papà in ospedale
corsa a prendere il treno delle 18.45
arrivo a milano alle 21
pizza con amico per finire un lavoro
letto.

semplice, lineare e soprattutto pieno.
un programma che ti permette di fare tutto solamente se corri. senza lasciare spazio a imprevisti di nessun genere.

e va tutto a meraviglia, tutto secondo i piani, col treno che arriva anche in ritardo di soli 5 minuti. va tutto a meraviglia, dicevo, fino a che non imbocco la scalinata sbagliata che dai binari mi porta in basso, verso l'ingresso della metro.

i curiosi erano già un po' ovunque. non tantissimi ma comunque ben sparsi. e dai loro visi si capiva benissimo che qualcosa era successo.

il "lasciate passare!", detto con voce sotenuta ma allo stesso tempo rassegnata da uno degli infermieri ha messo un freno alla mia immaginazione e mi ha fatto voltare lo sguardo su quella che, mentre ero in treno all'altezza di lambrate, era una persona presumibilmente ancora viva.

al primo colpo mi sembrava si trattasse di una donna. però era enorme e stesa con la faccia a terra quindi in realtà mi è difficile dire se si trattasse di una donna o di un uomo. è la quarta volta che vedo un corpo senza vita e la confusione che mi prende alla testa quando assisto a scene di questo tipo di certo non aiuta. anzi, modifica tutti i ricordi in tempo reale, non facendomi capire nulla.
se ripenso alla scena mi vedo scendere i gradini uno ad uno, a rallentatore, spostando lo sguardo dal corpo alle facce delle persone curiose e viceversa. facce stranite, incapaci di darsi una spiegazione.
guardavo i visi delle persone per non guardare la persona a terra. non perchè mi desse fastidio, intendiamoci, ma quasi per timidezza.
era faccia a terra con i pantaloni stracciati. si vedevano gli slip neri e le gambe grasse. in un film muoiono in questo modo solo i personaggi minori.

seppure ora la immagino a rallentatore, la mia discesa per le scale è stata piuttosto rapida.
un ultimo sguardo ad un ragazzo di colore completamente sconvolto. un ultimo al corpo, coperto però dagli infermieri che gli stavano intorno.

sotto, in metropolitana ho incrociato tanta gente allegra.
avrei voluto comunicar loro che qualche metro più in alto c'era una persona morta. che forse era fuoriluogo ridere. ma mi sono trattenuto. in fondo come facevano loro a saperlo...

se ripenso esattamente alla scena, una volta uscito dalla stazione ho sentito dei lamenti levarsi alle mie spalle.

ma quando assisto a questi episodi, il mio cervello genera confusione...
e non mi posso fidare di lui.

venerdì 19 febbraio 2010

questo è molto amelie...vero?

http://tv.repubblica.it/copertina/atlanta-zebra-in-fuga-sull-autostrada/42860?video

mamma, è buio

stasera mentre consumavo la cena che mi ero preparato con tanto amore, accompagnandola con del vino bianco, un lampo mi ha attraversato la testa improvvisamente portando alla luce un ricordo ormai sepolto dalle preoccupazioni che un qualsiasi ragazzo di 27 anni può avere.

si tratta del ricordo della mia primissima volta al cinema.
se ci penso mi viene da piangere da quanto sono contento di averlo ritrovato anche se di fatto, come mobili troppo vecchi che hanno preso troppa umidità, è modificati, imperfetto e puzza anche un po'. puzza di non realismo. ma rende l'idea

se dovessi dirvi che film ero andato a vedere al cinema la prima volta della mia vita, non saprei rispondervi.
se dovessi dirvi anche la mia età, non saprei rispondervi.

sicuramente ero abbastanza piccolo. avrò avuto 4 anni massimo ma forse anche meno perchè ricordo nitidamente che mi trovavo in braccio a mia madre. c'era molta gente. troppa per i miei gusti di adesso...ma allora non ne capivo nulla. probabilmente ero anche contento perchè ero in braccio e vedevo tutte le teste delle persone.
peccato che io non sia in grado di ricordarmi che film trasmettessero al cinema quel giorno. però, lasciate che vi dica che non è importante.
è importante sapere che c'era tanta, tantissima gente fuori che aspettava di entrare per prendere il biglietto.
il cinema marconi di piove di sacco è sempre stato così. tenevano le porte chiuse per far accalcare la gente e poi le aprivano. ne ignoro il motivo. ma anche questo non è importante.

c'era davvero tanta gente e io ero in braccio con mia madre nella folla. ero tranquillo e pacifico ma mia madre dopo un po' deve essersi stancata perchè, non so per quale folle motivo, ha deciso di mettermi giù. a terra. in mezzo a decine e decine di coppie di gambe.

ora, è qui che il mio ricordo mostra il suo difetto più grosso perchè quello che ricordo è il buio più totale. più nero. non ricordo gambe, pantaloni o altro, no. ricordo che ho visto tutto nero. come se improvvisamente mi fossi trovato in una stanza senza luce e con le finestre tappate. il buio più assoluto mi ha avvolto e deve avermi fatto piangere perchè poco dopo mia madre mi ha ripreso e mi ha tenuto in braccio con lei.

davvero, mi dispiace, non so proprio che film sono andato a vedere quella volta.

ma da allora nei luoghi affollati respiro a fatica.



mercoledì 17 febbraio 2010

della cucina e di chi la frequenta

finalmente l'ho fatto.
volevo fare un corso di cucina e l'ho fatto.
più che un corso è stata una lezione. una coincidenza. avevo visto questo posto con una persona mesi fa e mi è capitato di andarci per caso, per tappare un buco. un posto che era venuto a mancare.
e quindi via di padella. 18 persone pronte a tagliare, affettare, tritare, almeno nelle intenzioni. di fatto erano lì a fare un cazzo. a bere e a fare domande da saccenti, ma alcune di quelle persone di sporcarsi le mani non avevano proprio voglia. e l'odorino che si sentiva nel bagno, testimoniava che qualcuno si era rifugiato a dare di corpo durante la preparazione delle pietanze.

funziona così. che ci sono varie ricette tra cui scegliere. 4. io ho scelto una cazzo di lasagnetta di patate con melanzane e funghi. ci siamo divisi in gruppo e abbiamo cominciato a cucinare.

socializzare.
questa era la parola d'ordine della serata, o almeno così ci dicevano. dalla mia parte (anzi, dalla loro) c'era il vino praticamente illimitato ma a me di socializzare con quella marmaglia scalmanata di gente che parlava solo di cucina per fare quello che è il primo della classe non andava proprio. ma vabbè, una 45enne, sarah, di washington , sono riuscito a conoscerla. e tutto quello che so è che si chiama sarah ed è statunitense.
vi lascio immaginare quanto ho socializzato.
fortuna che ero in compagnia e non ho subìto questa frigidità degli altri.

l'unico che, diciamo, voleva socializzare a fondo con me era l'assistente cuoco ricchione. eh vabbè.

sono stanco. molto stanco e non ho granché voglia di scrivere ulteriori righe lette da nessuno. sappiate però che la lasagnetta è venuta bene. ci sono volute due ore e mezzo per farla ma è venuta bene. le melanzane ho scoperto che mi piacciono e che da crude sono più buone. e anche i funghi. è vero che quando cucini le tue cose poi le apprezzi di più.
comprerò delle melanzane prossimamente. le spellerò e le cucinerò
sì, quando cucini le cose da solo le apprezzi di più.
soprattutto quando spendi 60 euro per cucinarle.

socializzare. è stato difficile stasera nonostante mi sia molto divertito. sembrava di stare in un facebook reale. ognuno aveva il suo status scritto in fronte.
sono sicuro che se andassi a cercare quelle persone su facebook troverei scritto cose tipo:"sto cucinando con lo chef di armani". oppure "tomino di zucca e noci per me stasera". oppure cose tristi tipo "stasera mi sono tanto divertita, grazie amiche mie".

io lo status non lo metto. e non credo lo metterò più. stanotte disattivo l'account di facebook.
mi sono onestamente rotto il cazzo. anche perchè di stronzate se ne sentono già abbastanza per strada...non mi va di leggerne anche su facebook.

devo dire che un po' mi dispiace...ma mi darò alla cucina (cavalco l'onda di questa fissa che mi è venuta). e a qualcos'altro di più costruttivo.

è un post di merda questo, lo so. ma sono ubriachello...spero mi perdonerete...




domenica 14 febbraio 2010

ma come fanno i cani a riconoscere parco sempione?

ieri sono tornato a padova. e tra più o meno sei ore riprenderò un treno per milano. forse otto ore. dipende da quale trovo. sono tornato per trovare mio padre che è rientrato in ospedale per un secondo ciclo. ciclo ciclo ciclo di...mmm...ciclo di, chiamiamolo ciclo di cibo. lui va in ospedale, stremato dalla cucina di mia madre, per mangiare tutto lesso. patate lesse. verdure lesse. carne lessa. stracchino lesso. a lui piacciono un casino, mentre non sopporta la pasta al forno di mia madre. o la pasta col polpo. o la torta salata di ricotta e piselli con pancetta. no no lui ste cose dopo un po' non le regge e quindi decide di andare in ospedale periodicamente per mangiare diversamente. ecco.

dicevo che stasera torno a milano, sperando di riuscire ad evitare il flash mob che hanno organizzato in stazione centrale per san valentino. che festa geniale san valentino. un po' come a capodanno ci si deve per forza divertire, a san valentino bisogna per forza fare gli innamorati. è incredibile.

vabbè fatto sta che ieri, come dicevo, sono tornato a casa e durante la prima parte del viaggio ho trovato tre personaggi che bene o male sono rimasti impressi nella mia mente fino ad oggi.

primo personaggio, la cantante solista:


solitamente, per andare in stazione salgo a moscova. e anche ieri sono salito a moscova, non vedo perchè cambiare soprattutto quando sto per perdere il treno (qualcuno direbbe che quella di perdere il treno è solo una paranoia insensata). fatto sta che con me sale questa tizia. sembra una studentessa. occhialetto, zaino in spalla e giacchetta di pelle (forse finta). poi così all'improvviso urla "buongiorno" e tira fuori un microfono. il trasporto con cui canta una canzone di laura pausini ha dell'incredibile. non poteva non essere immortalata.

bene, arrivo in stazione con mezz'ora di anticipo rispetto alla partenza del treno (la persona che prima mi dava del paranoico in questo caso avrebbe ragione).
vagone sei, posto 28. beh insomma, davanti all'entrata del convoglio trovo questo tizio, il personaggio numero due: l'intellettuale a tutti i costi.
la foto non rende giustizia. ma appena me lo sono trovato davanti volevo tirargli uno schiaffo.
stava leggendo davanti la scaletta del vagone. bloccando il passaggio a tutte le persone, che quindi non potevano salire sul treno. ma dev'essermi rimasto impresso per qualcos'altro. aveva una faccia strana. gli occhi molto staccati tra loro e quel sorrisino che trasuda supponenza pur stando zitto.

il viaggio poi è andato liscio. il lettore irrispettoso me lo son trovato seduto al posto davanti ma il viaggio è andato fin troppo liscio. "inglorious basterds" di tarantino è un capolavoro e quasi mi è dispiaciuto non essere arrivato a padova in ritardo.

comunque quando torno a milano, sull'autobus 43 spero di trovare lei.
era bellissima. o bellissima. tremava un po' per il freddo e si guardava intorno.
cercava qualcosa. si faceva accarezzare ma senza troppo trasporto.
ho pensato fosse strano ma poi ho capito il perchè. passati davanti al parco sempione s'è messaa piangere e a guardare la padrona.
lei stava cercando il parco. voleva andare a fare una passeggiata...ma come fanno i cani a riconoscere parco sempione?
ne sono rimasto sconvolto e mi sono rattristato quando la vecchia padrona le ha detto "no, adesso dobbiamo andare dalla nonna, niente parco".
le avrei voluto dire che potevo portarla io al parco. che avrei potuto passarci io la giornata assieme e che poi, nel tardo pomeriggio l'avrei portata a casa, o dalla nonna, nel caso il pranzo si fosse dilungato in chiacchiere. magari mi avrebbe potuto offrire un caffè come ringraziamento...e un dolcetto...


...ma ho dovuto prendere il treno e andare subito in ospedale.

mio padre aveva finito di mangiare ormai da due ore. estasiato da quella cucina così sopraffina e gustosa. estasiato come lo era il suo compagno di stanza e come lo è tutto il reparto.

"hanno cambiato il colore dei grembiuli", gli ho detto, riferendomi a quelli che noi visitatori dobbiamo indossare per entrare nelle stanze dei pazienti.

lui ha annuito e ha detto che così sono più belli.






venerdì 12 febbraio 2010

conto alla rovescia...

cristo che palle sono in albergo. vorrei scrivere qualcosa ma, appunto, sono in albergo, con un'ora di internet pagata e 30 minuti rimanenti.
30 minuti sono sicuramente sufficienti per scrivere qualcosa ma il conto alla rovescia mi mette agitazione e fretta. senza contare che sono in una hall...in una misera hall di un albergo di merda di savona e la concentrazione diciamo che latita.

dio santo ma chi sono questi esseri frigidi che scendono dalle scale? vorrei che uno di loro cadesse. uno a caso. adesso.
di quelli davanti però, così magari fa inciampare gli altri.

ho appena avuto uno "svarione". ho girato lo sguardo verso sinistra, verso il bancone e alla vista di tutti questi rappresentanti malvestiti (davvero malvestiti)
ho avuto un giramento di testa. per un attimo la stanza è sembrata allungarsi.

per non parlare dei tizi alla reception. una giovane lesbica e un vecchio viscido. oh ecco una seconda lesbica. vecchia però. non c'è niente di peggio di una vera lesbica col trucco. è come se io mi mettessi le mutande da donna di pizzo...c'è qualcosa che non ci sta, per forza.

vabbè comunque qui i minuti calano velocemente. curioso su facebook, in attesa di andare a lavoro e quello che ci leggo è sempre in qualche modo deprimente.

dovrebbe essere prevista neve. ma c'è il sole.
anche l'oroscopo si butta a fare previsioni azzardate.
sbaglieranno entrambi...e per questo vengono anche pagati.


mancano 7 minuti e 3 secondi alla fine della connessione...
stasera se avrò voglia scriverò da milano, un po' più nell'intimità. qui mi sento nudo in mezzo ad una strada. 1

lunedì 8 febbraio 2010

la puzza

ci sarebbero tutti i presupposti per essere già a letto a dormire da almeno quattro ore.
ma non riesco.

il fine settimana appena trascorso penso sia stato uno dei più difficili da un anno a questa parte. forse meno ma cmq tanto tempo.
niente di grave in realtà, però 13 ore di set sono veramente tante. soprattutto se ci si trova a girare in un centro tim, in galleria in centro a milano (scusate la ripetizione), quando fuori splende un raro sole. pallido per la verità, ma comunque sole...e questo è già tanto.

dicevo, nonostante le 13 ore di lavoro siano state seguite da 4 ore di sonno divise in turni di due (dalle 4 alle 6 e dalle 6.45 alle 8.45, sempre per casini di lavoro...dannati supporti digitali).

dopo tutte queste cose, dicevo (e scusate se mi dilungo in parentesi ma non connetto quindi scrivo e parlo e mi comporto un po' a vanvera oggi)...

insomma dopo tutto questo dovrei crollare. ho il desiderio di crollare a letto. ho il desiderio di arrampicarmi sul mio scaffale di metallo blu e di buttarmi nel letto di testa. proprio dentro al letto, dentro al piumone, di lasciarmi andare e russare come mai ho fatto in vita mia.

ma non ci riesco.

il centro di smistamento del sonno deve essere intasato dalle troppe richieste e non riesce a smaltirle.

guardo il grande fratello e mi chiedo che tipo di puzza ci sia in quella casa.

la puzza non è una bella cosa. ma alcune puzze mi mancano. come quella dei pupazzi di pelo che quando li odori sanno di polvere. non è buono da sentire ma non si chiamerebbe puzza altrimenti. chissà che odore hanno quelli che si perdono per strada...

o come quella della muffa di philadelphia. philadelphia città intendo, non il formaggio. quella mi manca tanto.

quando lo dico mi prendono tutti in giro.

ma a philadelphia c'è una puzza strana, mia mamma dice di muffa...non credo sia muffa in realtà. e se devo essere onesto non m'interessa proprio. rimane comunque l'odore più incredibile che abbia mai sentito.

volevo finire questo post con una bella frase. ce l'avevo in mente. ma me la sono dimenticata.

credo dormirò. o almeno ci provo

...prima devo riuscire a salire sul mio scaffale di metallo blu.

sabato 6 febbraio 2010

sembra una coincidenza forzata...

mi son preso due libri. uno dei due comincia con un passo censurato della bibbia, sui piaceri terreni della vita, del cibo e del vino.
è un libro di cucina, perchè ho deciso di imparare a fare qualcosa di più di un piatto di pasta o delle polpette (che però sono e rimarranno il mio piatto preferito e forte).
e soprattutto ho deciso di fare la spesa in modo preciso, sapendo quello che voglio comprare finalizzato a quello che voglio cucinare.
non so se sia un buon libro...mi è stato congiliato..."per iniziare è ottimo" mi è stato detto...tra un po' lo scoprirò a spese mie.

prendo una ricetta a caso...perchè sento che scrivere stanotte mi riesce male

"soufflé di gorgonzola"...pesante...
la ricetta è per una persona:

scaldate 1deciltro di besciamella e unite 50g di gorgonzola sminuzzato e altrettanto grana grattuggiato. regolate di cannella, noce moscata, sale e pepe......immagino che "regolate" voglia dire di mettere queste spezie a senso e a gusto... . Fuori dal fuoco unite 1 tuorlo. montate 1 albume a neve con 1 pizzico di sale e incorporatelo al composto. ungete di burro uno stampo, versate il composto e cuocete in forno a 160° per 8/10 minuti.

comprato questo libro più un altro bellissimo preso d'impulso (di Mark Twain, "la libertà di stampa") il cellulare mi è caduto a terra, dove 5 centimetri di neve lo hanno accolto attutendone la caduta. l'ora successiva è stata di panico totale. schermo spento e tastiera che emetteva luce strobo, mi han fatto temere il peggio. ma poi, come faceva Hulk Hogan nei suoi incontri di wrestling, è risorto, col pugno alzato e scuotendo la testa in segno di vittoria.



martedì 2 febbraio 2010

un giorno importante

ero biondo da piccolo.

lo so lo so, l'ho già raccontata mille volte sta storia ma mi piace. e poi siccome questo blog non lo legge nessuno che differenza fa se la scrivo una o 40 volte.

dicevo che ero biondo. ma biondo biondo.
ricordo ancora una foto. ero nella pineta di Mercadante in Puglia. ero bassino, magretto, appoggiato ad un albero con la mia magliettina a righe ed ero talmente biondo che i miei capelli sembravano bianchi.

per questo motivo all recite scolastiche, all'asilo dalle suore (ahimè), mi sceglievano sempre per interpretare la parte di Gesù.

Gesù che sta seduto mentre gli portano i doni.
Gesù che sta seduto mentre gli altri raccontano le poesie.
Gesù-personaggio della storia de "i musicanti di Brema"...in realtà qui non mi chiedevano di fare Gesù ma uno dei personaggi della fiaba.

questo volevano che facessi. che stessi seduto a fare Gesù.
e per questo mi sono sempre rifiutato.

io volevo fare il bambino pecora.
ed ero più o meno così.