lunedì 26 aprile 2010

buona notte...

...o buongiorno...

domenica 25 aprile 2010

asimo

dunque, quando cade lo coprono come se fosse morto...
i giapponesi son dei geni.

come mucche al macello

non era questo che volevo.
non era così che doveva essere nella mia testa.
mi era stata presentata come la festa dell'anno.
ma io non sapevo che a quella festa avrei rischiato di non arrivarci mai.
era bello prendere il traghetto a san marco. senza dubbio affascinante. venezia in notturna è un esperienza rara per me sebbene ci abiti molto vicino. è buia. molto buia. è nera con tanti punti di luce. tondi. rettangolari. quadrati i cui bagliori fanno intravedere dei pezzi di muro che sembrano fermi nell'aria. fissi e immobili...e anche un po' opachi.
tutto molto molto bello. con una ragazza sarebbe stato meglio invece che col mio amico andrea che non vedeva l'ora di arrivare alla festa.
san marco era semi deserta, molto lontana dall'immagine a cui sono abituato. piccioni caganti e giapponesi impazziti non esistevano. sembravano non essere mai stati lì.
nella mia testa la festa nell'isola doveva essere una specie di festival. tutto all'aperto, raggiungibile da più punti di venezia. uno spazio aperto pieno di verde. una valle praticamente, una valle aperta con tavolate felici davanti a persone felici che vendevano birre felicissime di essere bevute. freddissime ma allo stesso tempo calorose.
non avrei mai e poi mai pensato che centinaia e centinaia di persone dovessero muoversi con un solo vaporetto per arrivare all'isola felice.

mezz'ora. questo il tempo necessario a raggiungere la piattaforma a cui avrebbe attraccato il battello. noioso sì, ma almeno eravamo davanti, pronti a saltare subito a bordo senza troppi spintoni. con calma. e così è effettivamente stato. il battello è arrivato e noi ci siamo mossi, noncuranti di quello che stava accadendo alle nostre spalle. sollevati dalla noia di aver dovuto aspettare così tanto abbiamo preso posto in piedi, nella parte centrale all'aperto.

ora non so quanti di voi sappiano come è fatto un battello di venezia. fondamentalmente ha una parte interna con i posti a sedere e una esterna che è molto simile come forma ad una semplice piazzola dove la gente si mette per prendere un po' d'aria o comunque per prepararsi a scendere.
questa piazzola ha delle pareti molto basse che a me arrivano al fianco, quindi vi lascio immaginare quando siano basse. non solo. questi muretti da entrambi i lati hanno delle aperture. dei cancelletti che si aprono e si chiudono per fare entrare e uscire la gente. sono resistenti ma comunque "bucati" quindi l'acqua entra senza problemi in caso di mare grosso...che comunque non è un problema di venezia, visto che ci si sposta lungo i canali...ma è giusto per spiegare (la foto qui sotto sarà molto più esaustiva).


questa foto, oltre a spiegare la struttura del vaporetto, con la sua ruggine rende molto bene l'idea di quello che è successo dopo...

fermi sulla nostra piazzola aperta, convinti di aver fatto una furbata, non ci stavamo rendendo conto, ripeto, di quello che stava accadendo dietro di noi.

la gente, ragazzi ubriachi dell'età media di 22 anni, per paura di perdere il vaporetto e di doversi fare un'altra mezz'ora di attesa inutile, si è ammassata all'entrata creando un "effetto imbuto" mai visto prima.

per chi non lo sapesse, si parla di effetto imbuto quando tantissimi stronzi si ammassano vicino ad un'entrata, tutti con lo scopo di attraversarla cercando di superare chi hanno di fianco. i sopra citati stronzi, volendo fregare il prossimo in men che non si dica si ritrovano schiacciati l'uno contro l'altro rendendosi vicendevolmente difficoltoso il passaggio del varco.
per chi ancora continuasse ad ignorare l'effetto imbuto deve sapere che questo, prima o poi, si sblocca. e quando si sblocca la gente viene lanciata nella direzione desiderata.

bene, in quella direzione c'ero io.

mucche urlanti.
mucche urlanti incastrate l'una contro l'altra. muuuuuuuuuuuuu mUUUUUUUUUUUUUU.
questo ho visto venirmi incontro. non uomini, ma mucche. mucche che cadevano a terra. mucche che si spingevano disordinatamente. mucche che non riuscivano a rialzarsi, scivolando sul loro stesso vomito (e giuro che qui la metafora si limita solo a quella della mucca).
io in mezzo tra loro e il fianco del traghetto. il fianco basso.

come deportati ci siamo allontanati dalla venezia turistica non senza la paura di affondare. il vaporetto oscillava pesantemente. l'acqua che entrava non faceva pensare a nulla di buono. la tentazione di tuffarsi in acqua era molto forte ma anche volendo farlo davvero, risultava impossibile per l'impossibilità di muoversi.

dopo 5 minuti ho smesso di tentare di non bagnarmi i piedi stando sulle punte.
ho appoggiato lentamente i talloni nell'acqua sperando non ne entrasse molta ancora.
per un attimo, solo un attimo, ho avuto il timore che saremmo affondati.
che saremmo colati a picco nella laguna di venezia.
non nascondo che un po' desideravo che il battello affondasse affiché tutti sopra potessero passare a miglior vita, ma si sa, Caronte ti traghetta verso un luogo peggiore...e lì ti ci deve portare sano e salvo.

poi, immerso nei miei pensieri e con l'acqua quasi alle caviglie, ho visto piazza san marco, un po' più lontana e triste, e mi è sembrato verosimile che ci stesse guardando per prepararsi meglio alla sua fine...



venerdì 23 aprile 2010

pippa-mi-lano



eccolo...
quest'uomo, lo vedete?
oggi in metro ho riversato verso di lui tutto il mio odio.
tutto il mio disprezzo.
perché io le persone represse che si convincono di non esserlo le disprezzo...
e dall'espressione del viso credo che anche la signorina al suo fianco, nonché sua collega, mi appoggiasse in questo mio sentimento.

una macchina.
una macchina da scrivere usata da un millepiedi.
a questo può essere paragonato quest'uomo.

da quando ho messo piede nel vagone fino alla mia fermata lui non ha fatto altro che parlare. a macchinetta del proprio lavoro. di cosa avrebbe fatto al posto del suo capo, specificando che comunque lui non è il capo...come se ce ne fosse stato bisogno.

io non ho mai fatto vita lavorativa d'azienda quindi forse non mi rendo conto a che livello un'azienda sia capace di entrare nel cervello delle persone per torturarle e modellarle come fossero merda molle.
o forse non lavoro in azienda proprio perchè il mio primo lavoretto ha espresso subito, nel pieno della propria potenza, le capacità negative di un'azienda.
a partire dai ben 3 colloqui che ho dovuto subire. e "subire" è una parola che nemmeno rende l'idea di quello che ho dovuto fare in una stanza di mestre con altri 10 candidati. ok, detta così suona male.
ma un colloquio collettivo seguito da test collettivi con prova di leadership collettiva seguito da altri due colloqui tenuti singolarmente direi che sono decisamente troppi per accaparrarsi un posto di lavoro part-time come commesso al blockbuster...e badate bene che le virgole sono state omesse di proposito.

insomma, fin da subito quei discorsi sull'azienda, sull'aspetto, sulla grande famiglia mi sono sembrati una grande farsa. mi sono divertito a lavorare lì alla fine eh? però mi sembrava tutto una grande farsa lo stesso...ecco forse perché in una grande azienda non ci tornerei mai...se non come capo ovviamente.

tutto questo per dire cosa...che non voglio diventare come il pelatone della foto, con le lenti scure, ma non troppo scure. con la giacca beige di un modello indefinito ma comunque ben riconoscibile. pelato, ma comunque con un bel pizzetto curato che distolga l'attenzione.
non voglio finire la mia giornata in una metro a parlare di quello che avrei fatto io se fossi stato il capo per farmi bello davanti ad una collega con l'occhio sbarrato che non sbadiglia solo perché sta cercando di contenere l'ictus imminente.

la smetto di scrivere altrimenti penso troppo e mi innervosisco.
io sono basito.
vado a letto basito.
mi guardo intorno e vedo gente rincoglionita.
o, peggio, gente che ci prende per scemi.
gente che ha reazioni spropositate.
gente che attacca per non essere attaccata perché attraversa la strada con la carrozzina senza guardare...
io sono meravigliato, nauseato e basito.
basito è la parola giusta. basito è la parola che rende di più l'idea di irreazionalità, che non credo nemmeno esista come parola ma mi piace molto.
basito. guardo attento e stupito e schifato ma non riesco a reagire. basito.

oggi una persona mi ha detto che un ragazzo non è stato assunto come stagista perché di colore.
oggi tutti parlano. tutti si alzano sulle proprie seggiole per darsi importanza.
si dovrebbe calcolare il Q.I. alle persone una volta ogni 5 anni. sotto i 130 nessuno può dire la sua pubblicamente. altro che test del palloncino.

sto scrivendo ascoltando una canzone meravigliosa...e ripenso al ragionier ugo fantozzi...nella sua mensa, costretto dal direttore ad ammettere che sì, lui ogni mattina chiama sua moglie puttana...davanti a tutti.

ad ogni azione segue una reazione...è una legge della fisica.

per quanto mi riguarda domani sera conoscerò rosa grande.

lunedì 19 aprile 2010

la storiella

ogni tanto me la ritrovo davanti e mi viene sempre la pelle d'oca:


"In un teatro scoppiò un incendio dietro le quinte. Un clown uscì dal palcoscenico e avvisò il pubblico. Gli spettatori pensarono che si trattasse di uno scherzo e applaudirono. Il clown ripeté l'annuncio, con sempre maggior divertimento dei presenti. E' così, immagino, che il mondo finirà distrutto: tra l'ilarità generale dei buontemponi, convinti che sia tutto un gioco. (Soren Kierkegaard)"


pelle
di
oca.

furetti

su rai due fanno lo speciale sui furetti.
non ho parole.

e parlano della social card che ti permette di avere ben 80 euro ogni due mesi.
ma solo se hai un reddito non superiore a 6500 euro all'anno...o se hai più di 70 anni.

"c'rann i sord' ai vecchi"..."regalano i soldi ai vecchi", ha detto mio padre.

in tutto questo il sito di trenitalia è impallato.


domenica 18 aprile 2010

la giornata del pulito.

oggi era tutto pulito.
incredibilmente pulito.

sono andato a venezia a fare un giro con alcuni amici.
e io venezia l'ho sempre considerata una città sporca.
"sporca" e "scomoda" sono sempre stati gli aggettivi più gettonati nella mia valutazione personale di venezia.

bella certo, ma si sa, quando una cosa è sempre lì, a portata di mano, è sempre difficile vederne il lato speciale...e questo vale per cose e persone.

oggi però era pulita.
era pulita l'aria, era pulita la città, il suono, i gabbiani. persino i piccioni erano più puliti mentre planavano sull'acqua.
era tutto pulito come è pulito un confetto.
pulito, omogeneo e lucido.
anche le mandorle sopra la pastina che ho mangiato in un baretto erano lucide.

ma qualche segnale lo avevo già avuto andando verso venezia.

andando a ritroso, il treno che da mestre mi ha portato a venezia s.lucia era lindo come mai mi è capitato di vedere in vita mia. profumava di cloro.
puntuale, lindo e soprattutto "della provincia autonoma di trento".

tornando ancora indietro col pensiero, anche la macchina del mio amico, che da piove di sacco ci ha portato a mestre, era pulitissima.
"è aziendale, mea dà l'asienda", ha detto.

non che io sguazzi nella merda solitamente.
però oggi era tutto insolitamente pulito.
telegrafico.

quindi stasera in particolare non mi pesa tenere la mascherina.



sabato 17 aprile 2010

l'erba bianca

sono a padova finalmente.
senza ospiti.
senza cagamenti di cazzo se non quelli canonici di mia madre.

"hai freddo? dai ti porto la felpa?"

non ho freddo

"allora te la porto la felpa eh?"

ora sono rilassato. gli ultimi due giorni sono stati pessimi a dir poco.
e il fatto che io sia rilassato a casa con i miei la dice lunga.

il cielo è grigio e l'erba è bianca.
perché c'è più erba questo fine settimana.

non è ancora fitta come quella di un pratino inglese.
ma c'è e sta crescendo.

non che questo sia positivo in assoluto. certo non è nemmeno negativo. è solo un dato di fatto che fa parte degli eventi naturali delle cose.

da piccolo andavo scalzo sull'erba. ora è da tanto che non lo faccio.
forse l'ultima volta è stato su una collinetta veneta, a casa di una persona...o forse in una piscina lì vicino.

in ogni caso dicevo che da piccolo, quando mi sono trasferito nella casa in cui vivono i miei attualmente, l'estate giravo per il giardino scalzo. ma non da subito.
infatti nei primissimi anni, in questa casa l'erba non c'era. c'era solo terra.
negli anni (è stata in effetti una crescita molto lenta) piccoli ciuffetti verdi sono via via comparsi in più punti del terreno. prima lontani, poi sempre più vicini fino ad essere abbastanza.

è proprio quando sono diventati abbastanza che ho cominciato a camminarci sopra.
camminarci,
correre,
giocarci.

non senza rametti e pietruzze che trasformavano in doloroso quello che era un fresco piacere estivo sotto i piedi.

ora l'erba è bianca.
è un'erba speciale, non ci si può camminare sopra. sarebbe contro natura.

è un'erba diversa.
ma anch'essa prima non c'era e ora, pian piano, cresce.

e una nube di cenere ci passa sopra...per ricordarle da dove viene.


venerdì 16 aprile 2010

urlo

ecco, ci risiamo cazzo.
ci risiamo.

voglio scrivere qualcosa. è un desiderio abbastanza violento.
mi sento che se non scrivo qualcosa non ho il diritto di alzarmi da questa sedia.

ma, come al solito il mio cervello si sgonfia facendo uscire dell'aria con un sibilo attraverso un buchetto.

sa di plastica. l'aria intendo. come l'aria che esce dalla bocca dei bambolotti di plastica. non so se avete presente.
quell'aria al gusto di plastica...non ho altri dettagli per farvela venire in mente. è aria al sapore di plastica di bambolotto, niente di più. ed è diversa da quella della plastica delle macchine nuove appena comprate.

storie di odori oggi nella maison imperato.

e di urla.
non che io stia passando la mattinata ad urlare, anzi, tutt'altro. sono da solo in casa che cerco di scrivere sto dannato elaborato su "la 25a ora" di spike lee. quindi di urla non se ne sente nemmeno una. al massimo si sente l'organetto di "always for you" dei "the album leaf" ma un organetto non è minimamente pragonabile ad un urlo.

però mi sento come non mi sentivo da tanto.
non vuol dire bene ma nemmeno male.

alle volte però, quando ancora facevo atletica e andavo ad allenamento in macchina.
e c'era il sole.
e io dovevo fare mezz'ora di strada per le campagne patavine.
e andavo con la diane, la sei cavalli azzurra di mia madre.
cabrio. col sole la usavo cabrio.
e arrivava vento da tutte le parti.
non aveva l'autoradio quindi si sentiva solo il frastuono del vento.
a volte usavo un walkman ma principalmente il rumore della macchina mi soddisfaceva.
e avevo ancora i pantaloni della tuta lunghi perché c'era il sole ma non faceva caldissimo.
e le scarpe da ginnastica slacciate.

alle volte, dicevo, come in questo momento, sentivo dentro di me una vibrazione di felicità.
e mi veniva una voglia fortissima di urlare.

alle volte, dicevo, urlavo per davvero ed ero più o meno così...

martedì 13 aprile 2010

tutte scuse

volevo scrivere un post sulle scuse.

su quelle che la gente si inventa per svariati motivi.

scuse per non andare a lavoro.
scuse per non uscire la sera.
scuse per non vedere una persona.
scuse per vederla, quella persona.
scuse per non impegnarsi.
scuse per lasciare il proprio partner.
scuse per non dimagrire subito.
scuse per non soffrire.

volevo scrivere un post su tutte queste scuse.

ma c'è un tacchino ripieno che corre per casa.

domenica 11 aprile 2010

la ricetta del giorno

prendete un pentolone con cestello rotante capace di centrifugare. una lavatrice insomma.
svuotatela e riempitela di vestiti sporchi.
aggiungete dei tappi di sapone liquido al muschio bianco. 3, se l'acqua della vostra città è molto dura.

chiudete il coperchio e impostate la temperatura a 40 gradi centigradi, selezionando il programma rapido.

lasciate la lavatrice abbandonata a se stessa per due giorni.

quando tornate a casa la notte dopo una giornata intera di lavoro aprite il coperchio e annusate.

se siete abbastanza schifati, rilavate tutto.
in caso contrario, lasciate tutto com'è per altre 24 ore.

venerdì 9 aprile 2010

tanto per cominciare, ci vuole un bel titolo

per proseguire ci vuole un grandissimo contenuto.

e io un grandissimo contenuto non ce l'ho questa sera.
anzi, ad un'attenta analisi non ho nemmeno un semplice contenuto.
ero rientrato a casa con la chiarissima idea di scrivere qualcosa.
avevo proprio in mente cosa. avevo in mente le paroline adatte. una per una.

già pregustavo gli applausi dei lettori, le lettere di stima e che so, una candidatura al pulitzer dei blog.

ma ora ho dimenticato ogni singola virgola.

quindi mi metterò a leggere e probabilmente a finire il libro.
mi butto in questa volata finale di una cinquantina di pagine che mi permetteranno, spero, di archiviare questo romanzo tra i miei libri preferiti di sempre.
non che siano molti ma in fondo, da che mondo è mondo, il "sempre" designa il tempo e al tempo non interessa quanti libri io abbia letto nella mia vita.

leggerò, quindi, sperando di trovare un po' di contenuto da scrivere.
il contenitore invece c'è.
quello è sempre al suo posto.

ma ora è pieno di pizza.


post scriptum:
non so perché non l'ho detto subito. ma i protagonisti del mio libro, proprio ora, in questo momento, sono nello Hokkaido. e i condizionatori del primo appartamento visto oggi sono di marca Hokkaido.
avrei dovuto dirlo subito...forse mi sarei guadagnato un gelatino.

mercoledì 7 aprile 2010

la scommessa

la vincerò io, ne sono più che sicuro.

ma che accadrebbe se dovessi perderla?

...

Il gatto

La parte del gatto che scoreggia in limousine mi fa molto ridere

sabato 3 aprile 2010

Il non invito ad una cena

Avete presente quando un'abile massaggiatrice vi stacca delicatamente il cervello dal cranio e ve lo massaggia con le sue dita sottili per 10 ore circa facendolo vibrare in modo impercettibile?
Beh ecco, io sì.

Dicesi lettura

Sono in ospedale.
Fuori c'è il sole e io sono in ospedale.
Per la precisione fuori dalla stanza di mio padre perché al suo compagno di stanza, che non cagava da mercoledi, hanno dovuto fare una peretta per permettergli di "evacuare"...si dice così in termine medico. "Ha evacuato oggi?" - "oh si grazie, e lei?"
Se ne potrebbe fare una rubrica.

Insomma me ne stavo in corridoio a leggere un libro comprato oggi stesso appena arrivato alla stazione di padova quando nel giro di pochi minuti ben due infermiere dallo spiccato accento veneto si fermano di fianco a me e mi chiedono: "cosa leggi? No perché sembri molto preso da questo libro. Sai io sono attratta dalle copertine e questa me piase".

Me piase, proprio così.

Effettivamente una pecora sulla copertina di un libro può destare molta curiosità (certo, mai come le pecore in un appartamento o su un braccio di ragazza).
La prima infermiera, robusta, con i capelli di steven segal e con dell'accenno di barba sul mento ha voluto segnarsi il nome. La seconda, qualche minuto più tardi, con le mani ancora sporche di merda del signor compagno di stanza, quasi mi guardava come fossi un alieno. Uno sciamano che stava eseguendo un rito propiziatorio all'interno del suo reparto.
Un saltimbanco capace delle migliori acrobazione. Sul suo viso c'era un misto tra la gioia di vedere un ragazzo leggere e l'incredulità nel vedere un essere umano ancora capace di farlo.

Questo mi ha portato alla memoria quando avevo qualche anno.
Non andavo ancora alle elementari e già adoravo vestirmi da pecora alle recite dell'asilo.
Ero in salotto con mia mamma e una vicina di casa.

"Leggi qui", mi ordinava lei sorridente e curiosa di sentirmi emettere la parolina corrispondente a quelle tre lettere stampate su un volantino.
"Dai, leggi qui, sono solo tre letterine", aggiungeva.
"Dai francesco, lo so che sai leggere", la aiutava mia madre.

"Neo".
C'era scritto "neo".

Ma dissi che non sapevo leggere.

giovedì 1 aprile 2010

3

ho tre papabili alternative. che dico papabili. papabilissime.

festa

sono andato ad una festa e mi sono ubriacato.
l'apice della serata è stato raggiunto verso la fine, quando il mio amico coi baffi mi dice nell'orecchio "lei è molto carina di viso però mi è un po' forte di fianchi" convinto di essere sovrastato dalla musica salvo poi accorgersi di essere stato sentito in pieno dalla ragazza in questione che però l'ha presa molto sportivamente davanti a due dementi che non riuscivano a smettere di ridere per la figura di merda. ne è nato un simpatico siparietto.
ci sta.

per quanto mi riguarda mi sono sentito molto vecchio visto che l'età media era di 23 anni circa.
però mi son divertito molto.

questo video è allucinante. ogni tanto, quando sono troppo felice e ho bisogno di deprimermi un po', me lo guardo.