venerdì 31 dicembre 2010

finisce così...

...un anno di merda.

no discorsi.

no morale.

no insegnamenti.

solo lui, che per mesi ho cercato senza successo...fino a oggi.

segno del destino.

con tanti auguri.



martedì 28 dicembre 2010

p.s.:

apprendo ora dal sito repubblica punto ittì che il mio amore natalie portman attende un bimbo da un coreografo.

i coreografi hanno il pisell0?

questo mi chiedo mentre mi struggo al pensiero di tale avvenimento.

che giornata di merda.
decisamente.

ANNUNCIAZIONE ANNUNCIAZIONE.

è dunque di oggi la notizia che lunedì 27 dicembre è la giornata più merdosa dell'intero mese di dicembre.

grazie a dio non è la peggiore dell'anno altrimenti ci ritroveremmo tutti a lourdes a sciacquarci le palle con l'acqua santa.
è comunque la peggiore del mese e se si tiene presente che è anche la prima dell'ultima settimana dell'anno, questo fa pensare ad un fine 2010 coi fuochi d'orifizio.

cosa è successo...

in breve vi dico che:

ho pagato la rata dell'f24, anticipando quello che è il versamento IVA dell'anno prossimo.

ho ricevuto numero lettere una dall'agenzia delle entrate che lungi dal toccare i conti corrente di miliardariputtanieristronzidimmerda, vengono da me a farmi le pulci per un pagamento effettuato in ritardo risalente all'anno due zero zero nove. ottima annata per il vino tra l'altro, ma che mi costerà la bellezza di euro 1580 virgola sei zero.

giornata di schifo insomma, che ha incontrato una parabola di positività a cena. bis di primi, lenticchie, pollo, humus, vino, etc.

ma, appunto, una parabola, in quanto parabola, prima sale e poi, inesorabilmente, scende di nuovo.

quindi ecco che tornato a casa mi accorgo del misfatto. della beffa. del regalo di natale più schifoso di tutti.

mi accorgo, in breve, che mi hanno rubato la bicicletta.

forse sono brillo. forse non la vedo. forse l'ho spostata e non me lo ricordo, penso tra me e me molteplici volte.

mi strofino gli occhi e guardo meglio. dire che "non c'è" è quasi riduttivo. è sparita. volatilizzata. smaterializzata.

già il fatto che qualcuno mi rubi qualcosa fa sì che a me, i coglioni, mi girino per almeno otto/nove ore.
se poi capisco che è stata prelevata una bici direttamente da dentro il cortile allora ci rimugino e mi vengono i sospetti.

sospetti che ho, penso lucidamente, espresso su un fogliettino appeso lì dove il misfatto è stato compiuto.

fogliettino che non servirà di certo ma che almeno inaugura un nuovo blog interattivo e analogico, direttamente sui muri del cortile di casa.

si chiamerà "sputi sul muro".

e il primo post ufficiale, datato 27 dicembre, è questo.


martedì 21 dicembre 2010

in attesa col topo

in attesa dell'imminenterrima festa aziendal-fantozziana al plastic non c'è niente di meglio di una pessima puntata del cartone animato di rat-man con la voce brutta.

il cane bagnato.

la

storia

del

povero

cane

sotto

la

pioggia.

prossimamente,
se mi ricorderò.

cena di natale

...giusto per far capire come mi sento in questo momento.




stasera sono andato in fissa con un verbo della congiuntiva specie.
chissà a cosa tocca domani.

dormo.


lunedì 20 dicembre 2010

ah...

...e ho sempre più capelli bianchi.

ieri avevo la fissa.

ieri avevo una fissa. un chiodo in testa di quelli pesanti, ovvero il tartufone motta ciocco noir.


mia madre me l'ha portato questa fine settimana e io, da buon figliuolo scettico l'ho snobbato per due giorni interi.
chiedo scusa alla Motta per questo.

ieri, tornato a casa dopo una giornata di lavorodimerdaestenuantedimerdadinuovo, l'ho visto lì e ho voluto dargli una chance.

delirio, estasi. morbidezza.

la scioglievolezza del lindt non è un cazzo a confronto.

un capolavoro di ingegneria cioccolataia.

stamattina, invece, mi gira il culo a mille.

ho detto culo? ops.

un lunedì peggiore non mi capitava dai tempi di...da poco in effetti.
ma svegliarsi leggendo mail con richieste assurde di modifiche di un lavoro appena fatto (per gentilezza, tra l'altro) e soprattutto con l'f24 da pagare entro il 27 corrente mese, come dire, fanno fare un tuffo al cuore di quelli che solo da bambini si riuscivano a fare. a bomba, di quelli che fanno tanti schizzi e fanno arrabbiare i vecchi.

quindi ora, alle 12.34 del santissimo lunedi che precede l'altrettanto santissimo natale, io sono incazzato come una bestia e odio tutti.

tutti.
come sempre, del resto.

peccato che io abbia finito tutto il tartufoneciocconoiraicereali.



Boardwalk Empire

vista la prima puntata di questa serie,
non posso non dire che io a Scorsese gli voglio bene.
ma bene davvero.

dormo più sereno ora.

domenica 19 dicembre 2010

il signore dei porcelli

buttare una domenica lavorando e uscire adesso dall'ufficio con qualche grado sotto zero mi fa venir voglia di accendere uno dei fiammiferi qui sopra per darmi fuoco. se non altro mi scaldo un po' mentre aspetto la metro.

sabato 18 dicembre 2010

la trilogia del comignolo.


questa casa in tre è invivibile.
sono seduto sulla mia poltroncina ikea (di cui vado molto fiero), più precisamente su due cappotti. nessuno dei quali mio.

voglio comprarmi qualcosa che si addica alla mia statura di nano e stare con gente che mi stia simpatica. gente tranquilla.


venerdì 17 dicembre 2010

babbione

questo signore rosso ha appena chiamato il signore cane "babbione". il signore cane si è allora girato verso di me e si è fatto accarezzare.

arrivo

didascalia: la signora in fondo mi ha dato indicazioni in una lingua incomprensibile.
buona giornata.

secondo treno delle bestie

didascalia: il tipo un po' tagliato all'estremità destra del fotogramma sta per chiedermi se muuuu muuuuuuuu mu mu muuuuuu.

primo treno delle bestie

didascalia: la capo bestiame si prepara all'avviamento a spinta.

buio. freddo. presto.

giovedì 16 dicembre 2010

solo i cinesi

penna brandizzata della pizzeria con kalendar tetesko 2011 2012 incorporato.
daje d'inchiostro.

genii.

ragnatela di ghiaccio

siccome in questi giorni a lavoro sto bestemmiando come un venditore di pesce chioggiotto, eviterò di iniziare questo post con un'offesa al nostro signore. devo ammettere, però, che, non appena ho letto sul display del telefono la temperatura di milano, la mia mente ha coniato un'imprecazione tale che se fosse stata urlata le campane della chiesa vicino avrebbero cominciato a suonare e i piccioni, qualora il freddo non gli avesse congelato le ali, avrebbero spiccato il volo come fossero un lenzuolo nero quando viene sistemato sul letto.

ho scritto un periodo talmente lungo che non ricordo più cosa volevo dire.

ah si, che fa freddo. ma ve ne sarete accorti da soli.
ho aspettato tantissimo questo freddo gelido. l'ho previsto e aspettato. e come spesso sta capitando quest'anno, son bravo nel prevedere le cose ma molto meno nel prepararmi ad affrontarle.
nel caso specifico oggi mi sono reso conto di non avere una giacca bella da usare per l'inverno gelido. ho solamente un banale, sbiadito, vecchio piumino.
tiene caldo e non ha ancora perso le piume di Archaeopterix (non riesco a mettere il link, chiedo scusa) però è oggettivamente brutto.

per non parlare dei pantaloni. tutti, praticamente e inesorabilmente adatti anche alla bella stagione.

quindi ecco quello che mi comprerei se avessi i soldi: numero uno o due pantaloni.
numero uno giacca calda e poco voluminosa.
numero due tette (calde anch'esse) che mi aspettino a casa dove infilare la mia faccia per scaldarmi le gote  fredde.

fredde.

a parte il fatto di essere arrivato impreparato al santo inverno, sono contento di queste temperature siberiane e delle ragnatele che forma.

fredde.

mercoledì 15 dicembre 2010

faker

con sto freddo uno col nome così ci sta.

martedì 14 dicembre 2010

ansia da bar

buongiorno signore.
vuole l'acqua signore?
cosa desiderate sognorine?
tre marocchini?
ecco il suo caffé signore.
arriva subito anche l'acqua.
lei signora?
ecco il suo macchiabile signora.
arrivederci signore.

lunedì 13 dicembre 2010

amplesso, complesso e perplesso

l'amplesso, il complesso e l'essere perplesso spesso viaggiano insieme fianco a fianco.

magari non in quest'ordine però è una triade che, per quanto mi riguarda, è inscindibile.
per molti magari si riduce ad un binomio, composto da amplesso e complesso...non necessariamente in quest'ordine.

forse l'essere perplessi riguarda solo me.
prima c'è il complesso, poi l'amplesso e poi, inevitabilmente, rimango perplesso.

non sempre, ma alle volte si.

come l'ultima volta, per esempio. sono rimasto super perplesso.

o come oggi, che ho saputo di un collega morto. 39 anni. infarto.

l'avevo visto a roma due settimane fa esatte.
"corro che devo girare! ci vediamo presto!"

che cazzo corro.

dove
cazzo
corro.

il 2010 fa schifo. penso sia l'anno peggiore del mondo.
peggio anche dell'anno in cui mi sono rotto sopra l'occhio e mi è uscito un botto di sangue...anche perché ero contento di essermi rotto l'occhio e di poter mostrare una cicatrice nuova.

ho mai parlato in codesta sede del mio amore per le cicatrici?
forse no. lo farò di certo in futuro.

sono perplesso (in questa caso, però, senza complesso né amplesso) anche perché mi viene detto che la ragazza di mio fratello sa leggere il futuro.
non nel vero senso della parola...in senso molto generico. cioè, sa dire se sarà o no il momento propizio per fare una determinata cosa.

forse mi sono espresso male. vado con un esempio.

per esempio, appunto:

premessa...mio fratello organizza un capodanno a stoccolma con un suo amico.

svolgimento...ne parla con la ragazza circa un mese fa e lei gli dice che dicembre non è un buon periodo per la svezia.

epilogo...qualche giorno fa scoppia una bomba a stoccolma.

conseguenza...io rimango perplesso e chiedo se posso essere letto e indicato da Aya, la ragazza di mio fratello, appunto.

lei cmq sta imparando da una vecchina. la vecchina di fiducia cui Aya e famiglia si rivolgono ogni qualvolta vogliano sapere se è il momento o no di fare una determinata cosa.
non vedo l'ora di conoscerla quando andrò in giappone.

solitamente, arrivato a questo punto del post mi guardo indietro e mi chiedo perché cazzo continuo a scrivere stronzate e non decido di chiudere questo blog.

poi tale pensiero mi destabilizza. mi dico "adesso no". e saluto "tutti".
notte.

domenica 12 dicembre 2010

"l'odio di noi bambini"


vedete quella specie di retina in primo piano nella foto?

è il mio cappello.

"ah ma tu sei uno di quei pirla che si tiene il cappello in casa?"

"si, oggi si".

non l'ho mai fatto in effetti, oggi è la prima volta.
l'ho tenuto per tutto il giorno e penso che non vorrò togliermelo mai più perché è un bel cappello. caldo soprattutto.
viene dal giappone e ho paura che togliendomelo la mia testa possa cominciare a sentire freddo.
inoltre per scattare questa foto da solo mi sono slogato entrambe le spalle quindi evitiamo critiche per favore.

comunque, sebbene sia praticamente invisibile, il soggetto di questa foto non è il mio cappello ma il piatto, quella cosa sfocata appoggiata sul tavolo (ora che vedo bene la foto, è tutto sfocato, ma il piatto lo è di più).

dicevo che il soggetto è il piatto. stasera infatti mi sono prodigato nella cottura di una cosa che non pensavo avrei mai cucinato di mia spontanea volontade. parlasi del cavolfiore.

io odio il cavolfiore per via della sua forma. è brutto. sembra un grosso fungo deforme e bitorzoluto. sembra un porro da asportare. sembra un vegetale pieno di veleno.
in più quando lo fai bollire, puzza.

il fatto è che io ogni tanto soffro di sdoppiamento della personalità. il mio doppio si chiama francesco, come me.
di solito lo tengo incatenato nella cantina del mio io. è una bella cantina, pulita e ordinata. per questo lui non tenta mai di liberarsi, sta lì comodo comodo. mangia quello che voglio io e legge e pensa. ascolta la musica. insomma, si fa i fatti suoi di continuo. ogni tanto però, quando sono più rilassato come oggi, mi fotte. si alza dal divano, apre la finestra molto silenziosamente, si affaccia sul cortile comune tra i due "io" e comincia ad urlare quello che vuole così tanto forte che poi eseguo ogni suo desiderio.

due anni fa, ricordo, si è affacciato mentre l'altro "io" dormiva e ha urlato "voglio la batteriaaaaaaaaa".
e così è stato, ho comprato la batteria elettronica.

dopodiché silenzio.

fino a quest'estate quando ha detto

"voglio l'ukuleleeeeeeeee". e ukulele è stato.

silenzio ancora.

oggi pomeriggio, accortomi di non avere praticamente nulla nel frigorifero se non un barattolo di marmellata, mi sono vestito da barbone affamato e sono andato al carrefour che sta proprio sotto casa e che per grazia divina era aperto.

arrivato al reparto verdure sento una finestra che si apre.
non viene oliata da tempo quindi ormai si sente quando viene aperta.

insomma sento questo cigolìo e mi agito un po'. mi chiedo quale richiesta assurda possa mai fare il mio secondo "io"...alla fine l'ukulele gliel'ho comprato solamente a luglio di quest'anno...5 mesi fa...non può già avere altre richieste.

"voglio il cavolfiore con la pastaaaaaaaaaaaaa"

ok. ok. calma.
faccio finta di nulla e tiro dritto per andare verso il reparto "stronzate" del supermercato.

"cavolfiori cavolfiori cavolfiori cavolfiori cavolfiori cavolfiori"

ssshhhhh

mi muovo con disinvoltura tra gli scaffali ignorando ogni richiesta insensata come quella del cavolfiore. cocopops (che finalmente sono tornati sugli scaffali del mio supermercato con mia somma gioia), formaggio, dentifricio, pomodori, panebirraclementinenoci. la voce finalmente tace. non ho sentito richiudere la finestra ma poco importa, non la sento e tanto basta. forse sta fumando e lascia aperto per far cambiare l'aria.

"cavolfiori", leggo sul cartello di fronte a me.
senza che me ne accorgessi mi sono ritrovato davanti allo scaffale del tanto odiato vegetale.
è ovvio che il mio "altro io" deve aver sperimentato nuove tecniche in questi mesi.

per un attimo esulto...lo scaffale è vuoto. la gente ha consumato tutti i cavolfiori.
tutti tranne uno che si nascondeva ben bene tra le zucchine.

non ho scelta, lo prendo. lo peso. lo pago.

insomma tutta questa tiritera per dire che ho fatto la pasta con i cavolfiori stasera.
mi è venuta anche meglio di quanto avessi previsto.

è quella nel piatto che poggia sul tavolo. il pacco di pane sulla destra è il pane finto della mulino bianco...anzi del carrefour...quindi forse ancora più finto.
è pane finto ai cereali e a me piace.

insomma voi non ne capite l'importanza. ma io mi sono cucinato la pasta coi cavolfiori. quella che mia mamma ancora oggi cerca di propormi ogni volta che torno a casa e che io ogni altrettanta volta, seccato, rifiuto urlando "mamma, ma tu sai che a me i cavolfiori non piacciono!".

ecco...oggi potrebbe essere una giornata storica.
se dicessi questo a mia mamma, lei forse potrebbe avere una reazione fuori dal mondo. potrebbe ordinare un bastimento carico carico di c...

"cavolfiori!"
"bravo"

e farmeli mangiare tutti per natale.

quindi io personalmente tacerò. almeno per stasera.

sento che l'altro mio "io" ha richiuso la finestra.
posso stare tranquillo, quindi, che anche lui non parlerà...

almeno per qualche mese...










lo scacciapenzieri

dirò una banalità.
una grossissima banalità eh?

no vabbè mi sono già rotto il cazzo di scrivere.

dico solo che ho visto il film di woody allen che mi ha fatto non dico schifo ma quasi.
e che sul tram per tornare a casa c'era una tizia che suonava lo scacciapensieri.

è quella col piumino rosso.

li avrà anche scacciati ma li ha fatti venire a me.

notte.




giovedì 9 dicembre 2010

being cool nowadays




a parte che la parola "nowadays" mi ha sempre spaccato per quanto bella è.
secondo me è bellissima.

come "mondegreen". mondegreen oltre che bella è anche geniale.

comunque tutto questo non c'entra nulla con quello che voglio dire.

quello che voglio dire è che, secondo me, la nuova tendenza che si profilerà da qui a breve in milano tra i giovani nullafacenti, è quella di dire di svegliarsi prestissimo la mattina anche quando non è vero...anzi, soprattutto quando non è vero.

tipo:

"oh ma tu a che ora ti sei svegliato stamattina?"

"eh, alle sei e mezzo"

"alle sei e mezzo?! ma sei pazzo?! che dovevi fare?"

"no niente, mi sveglio spontaneamente così tutti i giorni"

"senza sveglia?"

"esatto, senza sveglia"

"ma perchééééééééééé??????!!!!!"


ora, sperando di sbagliarmi grossolanamente, anche perché azzeccare una tendenza di questo tipo vorrebbe dire, per me, ottenere fama e gloria per i prossimi 35 anni con tanto di laurea ad honorem allo ied, penso, stavolta seriamente, che svegliarsi prestissimo la mattina sia una cosa fica, con la "c". non tanto per il fatto di essere cool ma perché così almeno ti svegli, ascolti una canzone e non cominci la giornata correndo...che credo non faccia poi così bene.

quindi io piano piano vorrei cominciare a svegliarmi sempre prima.
stamattina ho puntato la sveglia alle sette e mezzo, per esempio.

"che orario del cazzo, mi sveglio anche io alle sette e mezzo ogni giorno"

eh ho capito però io no...per me le sette e mezzo sono l'alba.
considerate che non mi sveglio alle sette e mezzo da quando andavo al liceo.

vorrei arrivare a puntare la sveglia almeno alle sette nonostante il massimo sarebbero le sei e mezzo.

vabbè non posso dilungarmi perché nonostante mi sia svegliato un'ora prima del solito sono già in ritardo per andare a lavoro.

viva.




martedì 7 dicembre 2010

vuotamilano.

non c'è un cane di nessuno...e oggi ho promesso che non bestemmio a lavoro.

giovedì 2 dicembre 2010

Autobus ripieno e il bolo canterino

Dell'alienazione dell'uomo ne han già scritto gli inglesi dopo la rivoluzione industriale. Erano scrittori bravi, gli inglesi. Lungi da me quindi affrontare un tema che qualcun altro ha già affrontato anche molto bene.

Mi dedicherò solo al lasso di tempo che va dalla mia autoespulsione da casa fino all'arrivo in metropolitana. Un lasso di tempo che abbraccia 20 minuti della mia vita che non torneranno più indietro.

In realtà vorrei concentrarmi sullo specifico autobus e ancor più specificamente sui germi che lo popolavano stamattina...la gente. Animali spauriti e ammassati, uno di fianco all'altro, che non parlano tra loro...mugugnano.

Mugugnano quando salgono.
Mugugnano per dire che devono scendere.
Mugugnano per arrivare all'obliteratrice.

Tutte azioni che diventerebbero molto più semplici di quanto non lo siano già se si scandisse in modo cordiale e limpido un altrettanto semplice "permesso".

Ma alla gente non va di parlare. Alla gente va di mugugnare e quindi una situazione che sarebbe facile da gestire dicendo semplicemente "scusi ma lei e il suo corpo vi siete adagiati sul mio piede" si traduce in "umpf, ma...ah! uff mumph" con spintone finale dato a caso all'ammasso di gente appesa ai pali rossi approfittando di una frenata o di una curva...scatenando ovviamente una reazione a catena di mugugnii.

Proprio i pali rossi del bus hanno risvegliato inaspettatamente l'interesse di questo ammasso di persone talmente schiacciato che sembrava una tartare di manzo durante la masticazione. Dicevo dei pali rossi. Ad un certo punto uno di questi si è staccato dal suo supporto sul soffitto del mezzo suscitando un'euforia e una gioia negli occhi della gente che nemmeno l'arcangelo gabriele quando ha dato la lieta novella a fantozzi.

una volta tornato il silenzio, un bolo in mezzo a tanti altri, ha cominciato a canticchiare una canzone tra i denti. era una canzone triste e lei era una signora rumena.

accompagnato dalle note appena abbozzate mi son goduto la vista di quelle persone silenziose e ondeggianti.

mi sono sentito un po' un deportato e ho pensato ad una cosa che non si può dire.




mercoledì 1 dicembre 2010

Neve e soldi

Oggi, cazzo, mi sono svegliato felice.
A me, vaffanculo, la neve piace e io ho deciso che metterò almeno una cazzo di parolaccia in ogni frase, tra un punto fermo e un altro.
Mi ha svegliato quella merda di telefono, era un mio collega molto alto e voleva assicurarsi che fossi sveglio e diretto verso quella zona orrida di milano che è viale padova. Ovviamente solo la mia mmmminchia era sveglia, pronta per il patriotico alzabandiera mattutino.

"imperello sta a nevihà!" mi dice saltando qualsiasi cosa abbia la forma di una "C".

"E io come cristo porco arrivo a lavoro?!" ribatto già convinto che la demenza dei milanesi abbia bloccato qualsiasi strada e mezzo di comunicazione...cosa che in realtà, e con sorpresa somma, non è successo.

Una volta uscito mi sono ritrovato sotto una cascata di fiocchi di neve grossi come i coglioni di uno yeti. Qualcuno definisce i fiocchi di neve anche come "penne di un pollo spennato da cristo" se non ho letto male. Io però, non avendo tale elegantia, uso le mie definizioni un po' più terra terra.

Vabbè comunque questi fiocchi da due etti l'uno mi hanno messo felicità cristodio.

So già che entro due ore li odierò e pregherò il dio che faccia smettere di nevicare.

Però ora mi piace questa neve...e dato che stamattina è arrivato il bonifico sul mio conticino, la neve mi piace ancora di più...

martedì 23 novembre 2010

woff woff...


...troppo

...corta.


domenica 21 novembre 2010

donne di una terza età

sono appena tornato da una tre-giorni di trasferta lavorativa in emilia.

alloggiando nella ridente "sant'andrea in bagno" o qualcosa del genere, in una minuscola stanza dell'albergo Salus, vicino alle terme salus, ho potuto riflettere su quella che può essere la vita dei vecchi che abitano lì, in un luogo dimenticato da iddio ma carico di vecchi fascisti ricordi.

ho avuto modo di rifletterci soprattutto quando, ieri sera, partecipando ad una serata organizzata dall'albergo stesso, ho "ballato" il liscio con donne che potevano essere tutte tranquillamente mia nonna.

fine.

mercoledì 17 novembre 2010

ti ringrazio. ora basta però.



non c'è nulla da fare. la ricetta che meglio mi viene sono le croccole con i piselli, che per l'occasione chiamerò "croccole con piselli".
se c'è anche lo stracchino, allora si rischia di raggiungere l'estasi totale.

stasera però lo stracchino non c'era e quindi l'estasi è stata parziale.

"Green hills and enemies
These things they make us sentimental inside"

scusate abbasso il volume...

"Your words are gelignite
Or just another sentimental aside"


ok, dicevo....
lo stracchino non c'era quindi l'estasi è stata parziale, ma pur sempre un'estasi.

ora che ci penso tutte le mie ricette vengono presentate da me medesimo sotto forma di pastone.
davvero, non hanno una forma ben definita. sono un ammasso di cibo buttato uno sopra l'altro.
se partecipassi alla prova del cuoco riceverei solo un peperone rosso come votazione da parte del pubblico e probabilmente sarebbe un errore.

forse dovrei mettermi in testa che non sono in grado di cucinare realmente. non che vada in giro a vantarmi delle mie doti di cuoco però insomma, come dire, sotto sotto ho sempre pensato di essere in grado di cucinare un buon piatto.

certo il mio alto livello di disorganizzazione e il mio forno a gas non aiutano, c'è da dire anche questo. ma forse è arrivato il momento di smetterla di cercarsi degli alibi. non so cucinare. punto.

"francesco ma che dici, le tue polpette sono buonissime!"

mmm...
mmm...
mmm...

vero. faccio delle polpette da paura. ma non posso cibarmi di polpette tutta la vita...anche perché non riesco a liberarmi delle persone che mi criticano per il mio consumo, sebbene molto basso, di carne.

solitamente si tratta di vegetariani in erba (ahahahah, scusate non potevo farne a meno) che forti del loro nuovissimo stile di vita predicano la bellezza di un'esistenza senza carne.
che per carità, ci sta. io sotto sotto ho sempre ammirato i vegetariani e condivido anche i loro punti di vista.

mi viene da ridere però quando i vegetariani, quelli un po' più convinti e praticanti, cominciano a declamare sentenze da fantascienza.

io sono un ignorante attestato. l'ho sempre ammesso e sempre lo ammetterò.
però quando sento frasi tipo "la carne nell'intestino marcisce" a me scappa un po' da ridere...prima di tutto perché la carne e qualsiasi altro cibo animale, chimico o vegetale che sia, nell'intestino è ormai tramutato in merda. o feci, che dir si voglia e quindi è impossibile che la carne marcisca visto che non è più tale. gli escrementi, poi, non marciscono che io sappia. avete mai visto, che so, feci di cane abbandonate in strada piene di muffa? io no...e se ne avete viste vuol dire che quel cane ormai è già morto.

al limite, così per assurdo, potrebbe marcire nello stomaco. ma il cibo, nello stomaco, ci sta solo tre ore per diventare poi magicamente merda, come detto poc'anzi.

sempre per assurdo, quindi, cosa accadrebbe se mangiassi dei semi? mi crescerebbe un platano nello stomaco?

non lo so, non lo so.

comunque, tutto questo parlare di pastoni e risultati biologici di consistenza molle mi han fatto venire in mente che ieri mattina sono andato a vedere la mostra di Dalì che mi ha fatto abbastaza, sempre per rimanere in tema, cagare.

a me lui in realtà piace però la mostra durerà si e no un'ora.
ho detto a mammà che ci sono andato ma non le ho detto che era brutta, perché lei ha tanta voglia di andarla a vedere e di pulirmi la casa. non c'entra nulla però che volete, mia mamma è così...le piace andare alle mostre e pulirmi casa.

esattamente un anno fa ho fatto il mio ultimo viaggio di piacere. a parigi.
da lì in poi tutto sarebbe pian piano andato in una sola direzione.

più o meno un mese dopo invece, quindi 11 mesi fa, mentre aspettavo per 7 ore dei risultati in un ospedale di verona, ho desiderato di addormentarmi e di risvegliarmi esattamente in questo momento, dopo 335 giorni...e di mangiare due bagel al salmone.

e così è stato.


martedì 9 novembre 2010

hey you...fuck!

perché io ho gli occhiali 3D di rat man.

being fuffa. just fuffa. only fuffa.

come si fa a scrivere di qualcosa quando non si ha idea di cosa scrivere?
solitamente quando ho voglia di scrivere qualcosa, ma non so quale argomento trattare, mi fermo. ci penso un po' e poi mi fermo. scrivo una stronzata tipo "oggi non so cosa scrivere" (come se effettivamente alle poche persone gliene fottesse qualcosa) e mando a fanculo qualcuno così, giusto perché è fico.

stasera/notte farò il contrario dunque.
non so cosa scrivere ma scrivo lo stesso. chiamiamolo esperimento se ci va.

certo, dopo che al CERN hanno ricreato delle temperature pari a quelle raggiunte durante il big bang e dopo che il signor Kurzweil ha annunciato al mondo intero che entro 20 anni saremo in grado di fare un backup del nostro cervello direttamente su una chiavetta di panda da 8 giga, definire il mio esperimento sulla scrittura senza ispirazione "esperimento", appunto, risulta ridicolo. ma ognuno ha il suo q.i. e fa gli esperimenti che gli pare.

a tal proposito proprio l'altra notte a casa ho fatto esperimenti su una nuova tecnica video che vi esplicherò in un secondo, se non terzo, momento.

dicevo che ognuno fa gli esperimenti che si merita.
io da piccolo mescolavo ingredienti di ogni tipo sperando che al terzo o quarto succedesse qualcosa. che so, un'esplosione, una fumata bianca o che una donna esplosiva saltasse fuori dal bicchiere. l'unica cosa che riuscivo a produrre erano le grida di mammà, che cominciava a urlare pur essendo in un'altra stanza. a volte urlava anche quando non era in casa. aveva questa capacità.

quindi desistevo. al terzo ingrediente e al primo "franceeeeeeeeeeeeeee!" mollavo tutto e rinunciavo alla mia esplosione.

parlavo del cern e del backup del cervello. entrambi esperimenti affascinanti quanto tenuti sotto silenzio.

il primo è incredibile perché finalmente potremmo capire come cazzo funziona questo universo e ci potrebbero saltare fuori dei dati scientifici che dimostrino a quei cerebrolesi in divisa domenicale che il mondo non è stato creato dal nulla.
certo, se si parlasse un po' meglio di questi esperimenti si saprebbe anche che c'è l'enorme rischio che si creino dei buchi neri sulla crosta terrestre capaci di risucchiare il nostro pianeta terra. dovrebbero essere dei buchini neri, molto piccoli, che risucchierebbero solo porzioni minute del nostro globo per poi dissiparsi da sole. se ne vedete uno, comunque, statene alla larga mi sento di dire.
io l'ho scritto eh? che poi non mi si venga a dire che non l'avevo detto. se ci riflettere e leggete i giornali noterete un numero molto alto di articoli che parlano di voragini che si creano dal nulla in pieni centri cittadini.
quindi ricordate che ve l'avevo detto.

il secondo è altrettanto incredibile perché presuppone un salto dentro il nostro cervello. la scomposizione in schemi di esso e l'analisi dei processi che lo compongono e lo fanno funzionare. cosa che voglio assolutamente sapere prima di morire.
inoltre, e lo spiego per gli inetti del computer, ad un backup di solito si fa seguire una formattazione dell'hard disk backuppato, in questo caso il cervello. dicesi formattazione la completa "brasatura" del supporto di memoria così com'è. riportandolo ad uno stato virginale e infantile. in questo modo, i cerebrolesi di cui sopra potrebbero essere riprogrammati con idee più consone ad una persona umana e realista che nello specifico sarei io. lo so, è un discorso molto nazista questo ma sticazzi.

mi hanno sempre affascinato i problemi legati al cervello. affascinato e impaurito. più affascinato però.
la memoria a breve termine che si cancella da sola per esempio. le amnesie. la perdita dell'identità. la confusione.

se ci si pensa vengono i brividi. tutto quello che si è sempre dato per scontato dal primo bagnetto in ospedale ad un certo punto può non valere più.
ad un certo punto, la vita, il destino o chi (o cosa) per loro dicono al tuo cervello:

"sai che c'è?"

"cosa?" risponde il cervello

"tutto quello che hai imparato dimenticalo perché non vale un cazzo".

di solito il cervello, che è un tipo sveglio, non ci casca. ci sono volte, però, in cui il cervello passa dei momenti di debolezza e si fa infinocchiare decidendo di dimenticare tutto.

poi ci sono i cervelli che presentano defezioni fin dalla nascita. il bimbo in questione può non manifestare segni di tale difetto di produzione. magari è un po' più scalmanato del normale. magari a scuola va male e ha i capelli bianchi abbinati ad un giubotto di pelle nera. inoltre scrive teorie sulla relatività e fa fotografie con la lingua di fuori.

ecco, quelli sono i casi di difetti che portano dei vantaggi all'umanità. non di certo al povero possessore dell'oggetto difettoso, il quale si trova costretto a vivere molto probabilmente una vita abbastanza pesante per chiunque.

beh insomma, io se non avessi fatto quello che ho deciso di fare forse avrei studiato i cervelli. neurologia o psichiatria o boh. ho le idee molto chiare, lo so. sono spiazzante a volte anche per me stesso.

ok.
sono arrivato al break even point...ovvero al punto di rottura dei miei coglioni.
mi è improvvisamente passata la voglia di scrivere il che mi impedirà di trovare una chiusa decente per questo post che tra l'altro sarà anche pieno di errori di battitura. ho scritto troppo e rileggere mi risulta stancante a quest'ora.

inoltre itunes, con la sua mitica modalità shuffle, ha appena fatto passare un pezzo orrendo del neffa dei vecchi tempi.

"...noi siamo soci nel THC..." è la frase chiave che mi fa implodere nello stomaco una bestemmia.

quindi saluto.
mi inchino.
e chiudo.

lunedì 8 novembre 2010

macallan...

uno degli spot più tristi e belli del mondo.

povera bottiglia.

domenica 7 novembre 2010

Non si può andare avanti a pizza e spaghetti al pomodoro

La monnezza c'è davvero...dio (sando)kan

mercoledì 3 novembre 2010

spedizioni

fare spedizioni dagli uffici postali è quanto di più odioso possa esistere.

detto questo, l'annuncio qui sotto mi fa crepare dal ridere.

maledetti genii.




breaking bad

lunedì 1 novembre 2010

Oman

l'Oman faceva parte della rosa di squadre selezionabili e i fortissimi giocatori della Polonia non erano ancora stati deportati.

vorrei avere un infarto adesso solo per farmi installare il "wor prOsessor".




dolcetto o stronzetto

che tempo di merda a milano.

se ci fosse una qualsiasi donna ad aspettarmi sotto al piumone, a casa, questa pioggia sarebbe il tempo perfetto in realtà...ma siccome a casa ci sono solo scarpe e vestiti buttati in giro, allora dico che c'è un tempo di merda.
sono stato a cena da amici stasera. da amici di pordenone e dintorni.
e dopo un'avvincente partita a trivial pursuit genius edition, resa più difficile da 4 bottiglie di vino rosso scolate in amicizia, ho deciso di tornare a casa col mitico radiobus, pilotato da un tizio di bari che a dire il vero aveva più l'accento di acquaviva delle fonti che di "bari palese" come diceva lui.
ora, lasciamo perdere il fatto di aver aspettato il radiobus per otto minuti netti sotto il diluvio.
lasciamolo perdere perché fortunatamente mi ero portato l'ombrello...oggetto conteso tra il mio amore e il mio odio. amore perché è oggettivamente un oggetto (scusate la ripetizione) molto affascinante, odio perché è scomodo da portare in giro. più scomodo di un cane di sicuro.
il radiobus è una figata perché non lo conosce nessuno..quindi quando decidi di prenderlo ti porta direttamente a casa, come fosse un taxi, ma al prezzo di soli due euro.
se si calcola che la fermata del radiobus è praticamente sotto casa mia allora il vantaggio è assicurato.
tralasciando il mio italiano poco ricercato, volevo dire che da via donatello a via procaccini ci ho messo meno di dieci minuti. guadi stradali compresi.
piove davvero tanto e in alcuni punti per attraversare la strada ci vuole la canoa gonfiabile

facendo una piccola parentesi, aggiungo che l'altro giorno un bambino voleva vendermi delle caramelle di halloween alla modica cifra di 10 euro.

gli ho detto di no, che non le avrei comprate.
lui non mi ha recitato la classica frase del "dolcetto o scherzetto" ma deve averla pensata perché, stasera, appena sceso dal radiobus, mi sono avviato verso casa, che era dieci metri più in là. avevo le timberland...scarpe di fiducia che mi proteggono dalla pioggia. non sgarrano mai. non fanno entrare nemmeno una goccia e mantengono il calzino asciutto e pulito.
ecco. se amate le timberland fate bene ma non fidatevi mai troppo del loro appoggio. appena salito sul marciapiede la suola ha annullato il suo attrito facendomi piombare a terra, direttamente dentro una pozzanghera.

mi sono sentito come un attaccante in area di rigore, atterrato ingiustamente e accusato di simulazione. "stonf" ho fatto, facendo volare schizzi dappertutto.
come quando ero bambino, mi sono rialzato subito, guardandomi intorno e accertandomi che nessuno avesse assistito alla magra figura.

da piccolo non volevo esser visto quando cadevo perché poi le vecchie venivano da me a dirmi "povero piccolo, ti sei fatto male?" e a me già a 3 anni giravano i coglioni...soprattutto perché cadevo spesso.

vabbè, stasera l'italiano l'ho lasciato nella pozzanghera all'altezza di via procaccini numero 35.

ora sono in via procaccini 45, invece. i termosifoni sono caldi.
hans zimmer spara note a raffica e io mi appresto a buttarmi nel letto...con calma.

mi pento di non aver comprato l'ennesima raccolta di racconti di carver. un'altra raccolta che non pensavo esistesse e che voglio a tutti i costi.

ma domani magari, girando per il centro, cederò alla tentazione.


domenica 31 ottobre 2010

5 minuti di purissimi "vaffanculo" e urla sparse

certe canzoni mi fanno questo effetto, che ci posso fare...

martedì 26 ottobre 2010

Nascite spontanee

...e non c'è nemmeno bisogno di annaffiarli...credo.

lunedì 25 ottobre 2010

un mese...

puff...

mercoledì 20 ottobre 2010

L'oddore

La signora ritratta in foto ha un'acqua di colonia al gusto di limone.
È fortissimo e nauseante.
Mi ricorda quella che la mia famiglia decise di comprare in turchia quando ero piccolo.
L'acqua di colonia al limone di turchia mi piaceva di brutto e me la versavo sempre in testa. Mi sembrava il posto più giusto.

Ora la metro si è riempita e qualcuno ha un'ascella molto autoritaria.

È in momenti come questi che vorrei essere un gigante per prendere i vagoni della metro in mano, inzupparli nella coca cola e mangiarli...

...ripieno compreso.

sabato 9 ottobre 2010

...però non ci sono elefanti rosa...

Jack è un falegname e ha una fidanzata. Stanno insieme da tantissimo, da quando sono bambini. Nati e cresciuti nello stesso paese non hanno grosse ambizioni se non quella di vivere insieme tra i boschi che li hanno visti diventare grandi.

La ragazza di Jack ama gli animali in modo maniacale. Anzi, è meglio dire che li amava. Perché ora, in quei boschi, animali non se ne vedono più da tempo ormai.

È per questo che la ragazza di Jack sta male. Da quando sono spariti gli animali lei si è ammalata.

Esce raramente perché la vista di quei boschi così vuoti le mette nel cuore una tristezza insopportabile.

Jack allora decide di farla star bene, almeno per un giorno.

La convince ad uscire di casa per fare una passeggiata nei boschi.

La va a prendere in macchina e partono per quello che è sempre stato il “loro posto”.

Durante il viaggio lei lo guarda felice ma non appena gira la testa verso il finestrino non può che accusare una pesante fitta al cuore che ogni volta la fa sentire sempre peggio.

Non ci sono cerbiatti che saltano. Né uccelli che volano. Il bosco sembra un palazzo decadente e grigio che non verrà mai restaurato.

All’improvviso, però, il viso della ragazza si trasforma. Da triste diventa spaventato. Più che spaventato diventa attento e sbigottito. Vede un animale sul ciglio della strada ma qualcosa la lascia perplessa. È un animale di legno. Una sagoma di animale di legno. Lei guarda Jack come per chiedere spiegazioni. Ha gli occhi sbarrati e illuminati. Sta per commuoversi ma aspetta una risposta prima, una risposta che non arriverà. Dietro Jack vede un’altra sagoma di animale e capisce strozzando un urlo sul nascere.

Dentro di sé esplode una contentezza incontenibile. Abbraccia Jack con una foga talmente forte che fa sbandare l’auto. Lui sorride e continua a guidare guardando avanti.

Parcheggiata l’auto, i due scendono e si addentrano in un bosco pieno di animali di legno. Cerbiatti, cinghiali, gufi, uccelli accompagnano la passeggiata dei due ragazzi fino al “loro posto”. Si siedono su un tronco, dove per anni si sono seduti insieme a passare le giornate.

Lei è felice e ha capito che seppur triste, la sua vita ha un senso. Lo guarda e gli dice: “voglio che mi lasci qui. Quando morirò, voglio essere lasciata qui. Mi dovrai prendere e distendere al centro di questo posto.

Lo voglio nutrire col mio stesso corpo.”

Jack la guarda spaventato. Non crede di aver realmente sentito quelle parole.

Lei continua a fissarlo, “promettimelo”.

Qualche settimana dopo lei muore. Jack ripercorre il tragitto di quel giorno fino al “loro posto”.

È sera. Jack ha già preparato tutto. Una grande coperta al centro di quel posto, raggruppando tutti i suoi animali di legno intorno. C’è anche un cuscino.

La stende lì e le dice qualcosa nell’orecchio. Ma noi non lo sentiamo perché ci siamo già allontanati.

venerdì 8 ottobre 2010

family business

quante mandorle ho visto con questo pezzo...esattamente dal minuto 2 e 17.




martedì 5 ottobre 2010

facciam ballare

il nano

sabato 25 settembre 2010

come un figlio fuor d'acqua

Ti tengo per il piede perché ho un po'paura dei mostri qui dentro.

Va bene ma poi scendi che devo fare un giro da solo adesso... E ricorda franci, when the good good more black than 'a midnight non po' to come.

Va bene.

Un pipistrello bianco

Ho sognato un pipistrello bianco.
Era in casa e non riusciva a volare.
Poi ho cercato il significato del sogno.

Detto questo non riesco a dormire.

mercoledì 22 settembre 2010

aperitivo a los angeles

quello che voglio dire è che sto letteralmente vivendo secondo il fuso orario di Los Angeles.

vado a letto alle dieci del mattino e mi sveglio alle cinque e mezzo del pomeriggio.

poi mangio, sto sveglio tutta la notte e ritorno a letto alle dieci del mattino.

ho fatto i calcoli, a los angeles in questo preciso momento avrei una vita normalissima.

in questo momento, infatti, lì sono le sei meno dieci. se abitassi lì ora mi starei preparando per andare a fare l'aperitivo...ammesso che esista l'aperitivo a los angeles.

il problema è che in questo momento sono qui. quindi l'aperitivo non lo faccio.
il vero problema è che in questo momento sono a casa...perché è il mio turno per stare a casa e quindi dovrei seguire orari normali, italiani...ma come posso fare?

intanto ho fatto un mini-aperitivo a base di pane e salame che male non fa e fra poco mi butterò a letto a cercare di dormire.

se fossi a los angeles non mi balzerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello questa idea...se fossi a los angeles forse mi metterei a tradurre il mio curriculum in inglese...e, forse, è quello che farò.



martedì 21 settembre 2010

Respira, respira, respira... ... ... ...respira...

Come il protagonista del nuovo libro che ho comprato oggi stesso, non riesco a leggere stanotte.

Non riuscirci è un po' come non riuscire a dormire.

In più, se esistesse davvero, la moglie del protagonista me la limonerei.

domenica 19 settembre 2010

L'inconfondibile tremore del mento

Ottavo posto

Non capisco come sia possibile...va tutto da dio...cane.

giovedì 16 settembre 2010

Onde

Le onde con cui si apre e si chiude questo film mi piacciono talmente tanto che vi manderei tutti a fanculo. per davvero.

mercoledì 15 settembre 2010

Italioti

Compro la A di Ancona e do la soluzione Mike:

"in portineria e in sala d'aspetto guardano la partita"

Allegriaaaaa.

Veramente...allegria.

La salsiccia

Andare a prendere la salsiccia dal macellaio senza dito per mio zio non è stata una grande idea.

Mi vien da vomitare.

La frittata di pasta e la cucina in fumo

In questa foto non si vede ma la cucina è piena di fumo...mio zio ha tentato di fare la frittata di pasta.

Da parte mia oggi mi sento incapace di scrivere qualsiasi cosa.

Fanculo.

martedì 14 settembre 2010

Vasco Rossi sta cantando in ospedale

A vedere ogni giorno gente malata in ospedale si finisce per credere che anche tu un giorno ti ritroverai nella stessa condizione di quelle persone.
A vedere ogni giorno gente malata in ospedale pensi che il tuo destino non può essere diverso da quello degli altri e che la tua futura famiglia non potrà far altro che venire a trovarti. Ogni giorno. Fino a quando non ci sarai mai più. Allora ti convinci che forse non la vorrai mai una famiglia. Che è meglio essere single da qui fino alla fine perché non vuoi far star male le persone a te più care.
Quando sei saturo di questi pensieri cominci a guardarti intorno e scopri che nell'ospedale a ben guardare ci sono una miriade di storie da raccontare. Alcune interessanti, altre no, altre ancora che sono un parto della fantasia.

È un po' di tempo che la osservo. Quella che nelle foto sembra un uomo in realtà è una donna. Una donna povera. La prima volta che l'ho vista stavo passando la notte in ospedale...era il mio turno. Ormai gli infermieri ci conoscono, per non parlare dei medici che erano tutti o quasi colleghi di mio papà. Ci conoscono, dicevo, e quindi ci permettono di uscire dalla stanza fino a mezzanotte e mezzo per andare a zonzo in giro per l'ospedale o più semplicemente per prendere un caffè al primo piano...alle macchinette con sigarettina al seguito. È proprio alle macchinette che ho incontrato questa donna le cui uniche parole che mi ha rivolto sono state "no! Li c'è il mio caffè!".
No signora, non c'è. Prende 50 centesimi e li piazza nella fessura prima ancora che sia io a farlo. Preme il 12 e fa uscire un caffé cremoso...perché devo dire che seppur delle macchinette, il caffé dell'ospedale è buono e cremoso.
Intorno a mezzanotte questa scenetta, nonostante sia molto semplice e cordiale, nel suo insieme mi lascia abbastanza esterrefazio. Mi succede cosi quando sono incapace di reagire, e sono incapace di reagire quando sento che intorno a me c'è dell'altro...a quel punto mi immobilizzo come una cavalletta che tenta di mimetizzarsi in un mare di merda. E guardo.
Guardo che questo personaggio che io denomino puttana (da qualche giorno a questa parte sto chiamando tutti puttane o stronzi a seconda del sesso...pur se non hanno fatto niente) aveva letteralmente svuotato le macchinette. Mentre indisturbato la guardavo premere pulsanti come fosse una centralinista della sip sono riuscito a contare: 8 pacchetti di patatine,
2 pepsi,
2 aranciate san pellegrino,
1 indefinita quantità di dolcetti e cazzatine in pacchetti piccoli,
e un caffé.

Gli altoparlanti in filodiffusione stavano trasmettendo vasco rossi e io pensavo che forse stavano esagerando un po' con il volume.
Vedere la signora allontanarsi dalle macchinette per aprire la sua borsa e sistemare meglio la radio che vi conservava dentro mi ha aperto gli occhi quel tanto da considerare il mio compito di osservazione finito.

Posso prendere il caffè? Le ho voluto chiedere prima di rischiare di spezzare la concentrazione con cui premeva tutti quei pulsanti
Prendi prendi. Mi ha risposto.

Poi son sceso un piano più in giù per fumare la sigaretta. Dalla finestra appena sopra la mia testa ogni tanto si vedeva un'ombra ballare, avanti e indietro. Le macchine dispensavano cibo e caffé...e vasco rossi cantava...lo sentivo. Vi dico che lo sentivo.

domenica 12 settembre 2010

Ascensoreeeeeee

"Buongiorno" - "fottiti"

"salve" - "fanculo"

"arrivederci" - "muori"

Questa è l'excursus di risposte che mentalmente dispenso alle persone che incontro in ascensore. Prendere l'ascensore con gli sconosciuti è una cosa che odio.

Però il bambino nero con la cannula della flebo nel braccio l'ho salutato. Ma lui non ha risposto. Aveva le lacrime agli occhi e l'aria esausta. "Fottiti" deve aver pensato quando gli ho detto "ciao"...e l'ho stimato.

l'orogio della cucina senza numeri

Da solo in cucina fumo e sento solo il rumore dell'orologio a muro senza numeri che fa tic tac. Sempre più forte...


tic tac. tic tac. tiC tac. tiC Tac. tIC tAC. TIC TAC. TIC TAC...





f

venerdì 10 settembre 2010

37

37 è il numero di ore filate che sto in piedi. Potrei camminare ad occhi chiusi...

mercoledì 8 settembre 2010

c'era una volta un ristorante cinese...e c'è tuttora

ora...sarà la figata di applicazione che ho scaricato sul cellulare che mi permette di scaricare musica a sbafo da un server remoto situato probabilmente in bielorussia.

sarà il grigiore di questi due giorni, grigiore che, come ho più volte ribadito, mi mette serenità. anzi no. più che serenità mi mette sicurezza. quella sicurezza che si sente nello stomaco quando per esempio ci si chiude in casa al sicuro dal freddo o dal temporale. quando si prova quella sensazione di distensione delle pareti dello stomaco. non so se l'avete mai provata. le pareti dello stomaco si distendono e la pancia si scalda dall'interno.
insomma saranno tutte queste cose ma ho tirato fuori dal cilindro delle canzoni appartenenti all'estate scorsa che mi sono piaciute proprio molto e che ancora oggi mi piacciono tanto se non più di prima.

niente di impegnativo. giusto due pezzi malinconici e felici allo stesso tempo. quelli classici che ti fanno venire voglia di urlare mentre sei in macchina col finestrino abbassato.

in questo preciso momento sono le tre e zero nove. è notte. mia zia dorme e mio fratello fa la nottata in ospedale insieme con mia mamma...
chi vi scrive, invece, lo fa direttamente dalla tazza del cesso di casa sua, a piove di sacco, provincia di padova.

non storcete il naso...non vi racconterei questi particolari se non fossero il giusto epilogo di una cena...anch'essa a suo modo giusto.

stasera abbiamo mangiato a scaglioni. prima mio fratello, che comunque mangia quando gli pare. poi mia madre e mia zia insieme. e infine io. che siccome non avevo molta voglia di cucinare ho deciso, dopo giorni di pizza, kebab e paste più o meno ben fatte di rifugiarmi dal mio cinese di fiducia. penso che il "risorante mandarino" vicino all'ospedale di piove di sacco sia uno dei più buoni in cui io sia mai stato.
non ci andavo da un po'...un paio di anni credo. o comunque un anno tutto...visto anche che la mia presenza qui a piove di sacco si è molto rarefatta da quando ho preso casa a milano. il meù è rimasto invariato tranne che per il prezzo che è leggermente aumentato.
comunque 11 euro per una porzione di pollo fritto, spaghetti saltati, ravioli al vapore e un involtino primavera mi sembra un buon prezzo.

ecco, rileggete la lista di pietanze ordinate.
fatto?
bene, perché le ho mangiate tutte da solo...in circa 15 minuti netti.

avevo fame e quando ho fame non guardo in faccia a nessuno.

tutto questo per spiegarvi il motivo del mio permanere nel cesso alle oramai tre e venti di notte.

non solo...è la seconda volta stasera che permango...è evidente che anche il cibo non abbia guardato in faccia me.

per me rimane comunque il miglior ristorante cinese in cui io sia mai stato...ma credo passeranno altri due anni prima che ci torni...
quando lui ne avrà più o meno 5...facciamo così...


martedì 7 settembre 2010

LOGORAMA

non so come linkare dal cellulare ma appena avete 16 minuti guardate qui...altro che le cazzate. Genii maledetti

http://vimeo.com/m/#/10149605

lunedì 6 settembre 2010

Uggio

Le giornate uggiose del mio paese spaccano il culo.

domenica 5 settembre 2010

popoli riempitivi e popoli digestivi

sento il dovere di scrivere.
ma, ovviamente, seppure un orario del genere solitamente mi suggerisca molto più facilmente le parole da scrivere, stanotte non è così.

sarà il cibo mangiato. sarà che mentre scrivo chiacchiero con mio cugino che dorme in camera con me nel letto di mio fratello (che da qualche giorno si è trasferito giù nella taverna suscitando le ire di mia madre). sarà forse anche che domattina mi devo svegliare relativamente presto per accogliere dei nostri amici di famiglia che "per dare una mano" hanno deciso di portarci delle polpette per il pranzo.

io le polpette le adoro, è risaputo. ma quelle della nostra amica di famiglia no. sono piccole. sembrano fatte con carne di un animale indefinito e, soprattutto, contengono la sua inconfondibile firma...il guscio d'uovo.

non si sa come mai lei nei piatti che prevedano l'utilizzo di uno o più uova riesca sempre a far cadere un pezzettino di guscio...sempre.

che strano comunque. che strano come il cibo sia utilizzato nei momenti di difficoltà. se qualcuno non può compiere miracoli imponendo mani o contattando santoni, la prima cosa che fa è cucinare.

"ti porto i pasticcini!". "ti porto il pesce!". "ti porto la carne!". "ti porto le polpette!".

tu resisti per gentilezza. non vuoi che la gente perda tempo per portarti cose che andranno buttate per metà. non hai voglia di mangiare un qualcosa che non sia quello che esclusivamente decidi tu (e la scelta va dal tramezzino delle macchinette all'affettato confezionato rovagnati passando per la pasta col pomodoro quando hai tempo). non hai voglia che si sprechi cibo per via dello stomaco chiuso. anche se devo dire che lo stomaco chiuso oggi non ce l'avevo. nessuno ce l'aveva oggi.

il cibo è al centro della cultura italiota. soprattutto italiota del sud. pare possa risolvere ogni male in ogni momento. la mia terronica zia, sorella di mio padre, che in questi giorni ci tiene compagnia decantando quanto i napoletani siano più napoletani dei padovani (eh vabbè...) e ricordandoci ogni ora le nostre origini partenopee si è già distinta per aver portato su al nord un carico di ben sei chili di carne congelata qualche mese fa. in treno.
ora, che è appunto tornata, mia madre ha dovuto ingaggiare una battaglia telefonica lunga 5 giorni per convincerla a portare solo dei dolcetti tipici di ercolano. e per fortuna ha vinto...altrimenti non avremmo più avuto posto per i gelati nel freezer.
è già passata una settimana da quando è qui e devo dire che forse è riuscita a farsi un'idea di quanto poco terronici siamo, io e mio fratello in primis...infatti ogni tanto ci guarda in modo strano. oserei dire torvo. forse torvo è l'aggettivo sbagliato ma oggi l'ho usato talmente tanto con mio cugino che non me ne vengono altri (per la cronaca mio cugino s'è appena addormentato).

sto divagando...e siccome divagare mi piace, rifletto sul fatto che il "correttore di bozze" di questo blog mi segnali come sbagliato l'aggettivo "terronico". io credo debba essere introdotto formalmente all'interno del dizionario della lingua italiana dopo "terrone", sostantivo maschile singolare.

detto questo aggiungo che mi manca milano.
ci sono stato tre giorni la settimana appena terminata e sono stato benissimo.
ho lavorato, mi sono ubriacato a cena dal mio amico "isolano", ho pagato l'affitto ho letto due libri e spedito CD comprensivi di dediche comprati agli house concert di cantanti nordeuropei. suono pulito e copertina rigida...l'ideale per usarlo come poggia-pentole (non escludo verrà utilizzato anche come martello per piantare chiodi o come schiaccia zanzare).

poi sono tornato a piove di sacco e tutto è tornato come prima. non si scampa da queste cose.

i medici che hanno lavorato decenni con mio padre ci hanno detto due cose fondamentali su di lui, questa settimana.
la prima è che...
la seconda, invece, è una frase semplice semplice...tanto semplice che mi ha fatto inspirare tanto orgoglio tutto in una volta, come mai mi era successo.

io, per quel che mi riguarda non so esattamente quando tornerò a milano. credo farò un po' avanti e indietro per portare a termine dei lavori.

nel frattempo continuo a mangiare, perché, come ne "la notte dei morti viventi", ad un certo punto devi per forza arrenderti...e se quindi ai parenti terronici spetta il compito di riempirci...a quelli nipponici spetta quello di farci digerire...

grazie.