mercoledì 31 marzo 2010

io eritreo, tu eritrei, egli eritrea

pausa pranzo galeotta per me oggi.
due ore e mezzo di pausa pranzo per la verità.
una mia amica italo-eritrea si laureava festeggiando con un pranzo eritreo, appunto, in porta venezia...con gli amici più intimi...una trentina più o meno...alla faccia degli intimi.

l'appuntamento era davanti questo ristorante, l'Asmara. oltre a lei e a qualche altro amico arrivato in anticipo c'era la madre con la congrega di zii e parenti che osservavano dall'altra parte della strada. gente diretta, non c'è che dire.
quella zona di milano sembrava essersi trasformata in una bella napoli dei quartieri spagnoli con madre e zie che urlavano da dieci metri di distanza per comunicare con la figlia che di eritreo non ha praticamente nulla se non capelli e pelle.

una volta seduti a tavola tra parole in una lingua incomprensibile ecco che arrivano i piatti, pane spugnoso sormontato da carne e verdure.
posate nulle. e mi son sentito un po' a casa.
mangiare con le mani è un piacere che coltivo raramente per ovvi motivi di "etichetta" ma che mi piace assai.
all'urlo della mia amica wintana "africani e terroni mangiano così", mi sono fiondato sul cibo e ne sono uscito sporco ovunque.

avevo un appuntamento di lavoro in serata ma l'ho dovuto rimandare a domattina.



vorrei una piantina da far crescere in un barattolino di vetro ma non riesco a trovare i semi...
e intanto mi sto bloccando con la ricerca della casa.

martedì 30 marzo 2010

è caduto un animale dal cielo

e ha portato tanta acqua...e una birra

biscottino di zenzero

sono convinto sia bellissimo ma io un biscottino di zenzero a forma di asso di fiori non l'ho mai visto.

però se esistesse a forma di cane con i baffi sarebbe lui il mio preferito

senza dubbio


lunedì 29 marzo 2010

domenica 28 marzo 2010

padre

Mio padre, salutando mio fratello prima di andare in ospedale gli dice: "vabbè ci vediamo...e se non ci vediamo accendiamo la luce".
A me sembra il più sveglio di tutti in famiglia.

Stasera a milano farò un bagno.
Il signore a cui ho scritto non mi ha ancora risposto.

san diego seduction

delle ragazze, presumibilmente molto stupide, che giocano a football americano in intimo e che se posano per un servizio fotografico troppo vestite vengono multate...

http://www.lflus.com/

la mancanza di cultura da parte degli americani porta a idee geniali.

comprerò la manona delle "san diego seduction"

campagna elettorale di campagna

oggi, una volta arrivato a casa dall'ospedale, mi sono rilassato un po' sul divano per poi crollare letteralmente dal sonno. ma sono già andato troppo avanti con la storia.
dicevo, mi sono rilassato sul divano quando suonano al citofono.

"chi è?"
"si salve, sono la signora rubin, ci sono i genitori? sei pasquale?"
"no"
"sei francesco"
"si".

"senti, volevo così, ricordarvi prima di andare a votare che ecco, c'è una persona che volevo promuovere. una persona leale, onesta, che fa bene il suo lavoro. il signor pipitone"

"scusi ma lei chi è?"
"la signora rubin, forse ti ricorderai che quando eravate piccoli vi portavo le uova di pasqua".

eccome se me le ricordavo.
ecco a cosa servivano 14 anni di uova di pasqua piene di ornamenti di zucchero e ripiene di sorpresine da bambina.
non era un semplice pensiero.
non era un semplice segno di riconoscenza che so, perché mio padre aveva curato qualche morente.
no, tutto era proiettato verso questa giornata. verso queste elezioni. questa candidatura.
una leccata di culo lunga 14 anni per poi venire a chiedere un voto al citofono...

eccolo il mitico pipitone. dentro la cassetta della posta.


no, questo sono io, pardòn.
eccolo il pipitone.


detto questo, oggi ho scritto ad un signore. lui sì un signore serio che fa il suo lavoro da dio.
e spero tanto che mi risponda. sul serio.


sabato 27 marzo 2010

Effetto notte

Sono sul treno eurostar numero 9791 per padova.
Stamattina non vedevo l'ora di prenderlo per guardarmi un filmetto (effetto notte per la precisione).
E ecco cosa mi ritrovo a vedere. Uno schermo troppo illuminato dal sole che mi riflette.
Dannata luce.
L'effetto notte è una scena che si gira di giorno con dei filtri particolari affinché sembri notte.
Ora il paranoico alfonse (ammesso sia questo lo spelling giusto) sta salutando la bella julie mentre esce da camera sua. Lei si prepara per girare la sua scena e lui chiama il marito di lei per dire che ha scopato con julie. In tutto questo io pago meno il biglietto perché torno a casa per votare.
Il film è molto bello ma lo vedo solo per metà dello schermo. Se potessi applicare l'effetto notte sarebbe fico.

giovedì 25 marzo 2010

Orio

Sono ad orio.
Le ragazze qui mangiano la pizza con la faccia nel vassoio e le gambe aperte.
È pieno di enormi vasche idromassaggio in esposizione e io finirò di allestire alle tre come minimo. Fortuna che domani finisce tutto.
Intanto un pensiero personale va alla mia bici da sola a moscova che aspetta. Povera bici negretta, stavolta la stupreranno.

pocket coffee

non compro mai cioccolato, di solito.
mi piace...ma mi sto accorgendo che più divento grande o vecchio, che dir si voglia, i dolci mi fanno sempre meno gola.
poi appena assaggio del cioccolato vado in estasi, però difficilmente dirò a me stesso "cazzo che voglia di cioccolato che ho". o almeno mi capita sempre più di rado.

però ieri ho comprato i pocket coffee.
e stasera, mentre ero al telefono con una mia amica che vive a torino e che studia i sonnamboli che uccidono i propri partner nel sonno (sì, proprio così, "i sonnambuli che uccidono i propri partner nel sonno", altrimenti detti da enrico ruggeri "i sonnambuli assassini")...
dicevo...mentre parlavo con lei, proprio perchè io di voglia di andare a dormire non ne avevo minimamente, mi sono mangiato l'ultimo pocket coffee (che per la cronaca, sono stati la mia cena di stasera...ma soprassediamo). e mentre lo mangiavo mi è venuta ad alta voce una domanda che in realtà mi sono sempre posto e che non ho mai avuto il coraggio di chiedermi:
"ma il caffé dei pocket coffee da quanti giorni è che è lì?".

doppia copula a parte, credo sia una domanda che tutti dovrebbero porsi.

mercoledì 24 marzo 2010

il parcheggio goffo, la vasca da bagno e i materassi rosa

in metro fa caldo è vero. e, nonostante io abbia una giacchetta primaverile, ho sudato.
pochissimo eh? ma ho sudato. mi si è imperlata la fronte, mettiamola così che rende anche di più.
quando sento caldo non riesco a rilassarmi.
è difficile per me stare sereno perchè so che quelle goccioline di sudore fuoriusciranno dai miei pori nel bene o nel male.

e poi, per la classica legge di murphy, quando ho caldo succede sempre qualcosa che mi fa faticare (e sudare) ancora di più.
una cosa che sembra semplice, quindi sottovalutata...come togliere la bici dal parcheggio.

a milano, non ci sono cazzi, la gente è barbara anche quando parcheggia la bici.
la mia, nello specifico, una bici da donna nera, l'ho ritrovata sormontata da due bici da uomo in evidente aria da primavera.
che la situazione fosse drammatica mi è risultato chiaro fin da subito. che però fosse tragica, non ne avevo il minimo sospetto. doveva avercelo, invece, la ragazza seduta sul muretto di fronte al parcheggio. la sua espressione ebete nascosta dietro ad un paio di occhiali da italiana media celava un sommo godimento, come se avesse già pagato il biglietto per vedere uno spettacolo di improvvisazione teatrale.
nello specifico, lo spettacolo si è articolato così:

atto primo - il lucchetto.

ho un lucchetto a forma di coda di maiale. quelli sono odiosi. li odio. ma costano meno e sono in grado di far spazientire anche il più temerario dei ladri. si incastrano dappertutto. tra i raggi, nel telaio, attorno al polso, ovunque.
dopo essermi arrampicato sulla ruota della bici adiacente sono comunque riuscito ad aprirlo e a riporlo attorno al sellino. la ruota era libera e potevo pregustarmi il breve viaggio verso casa.
la spettatrice cominciava a pensare di aver ben speso i suoi soldi e la fronte era ancora sotto controllo.

atto secondo - la mossa del freno.

già, perchè nell'alzare la bici per toglierla dal suo posto il mio freno va ad incastrarsi con quello del maschio dominante di fianco a lei, bloccandosi in una morsa d'amore.
comincio ad imprecare tra i denti quando anche la seconda bici, dall'altro lato, fa di tutto per impedire alla mia povera di andarsene. si sono affezionati e se la vogliono violentare per bene.
il tutto è durato circa dieci minuti. la fronte si imperlava sempre di più e non trovavo soluzione a quel puzzle. a volte si va in panico per un nonnulla. la mia bici stava per essere ingravidata irrimediabilmente ma un sospiro profondo mi ha fatto trovare la lucidità necessaria.
in un batter d'occhio era libera dalla morsa arrapata dei due pezzi di ferro di fianco a lei.
l'astante manteneva un'espressione ebete. ma se la godeva.

atto terzo - la caduta

vista in questa chiave, dei due violentatori che vogliono abusare della mia bici, il fatto che quelli, esausti, siano caduti rovinosamente a terra come le classiche "pere cotte" accompagnate da una mia imprecazione al signore dio, può essere visto come un finale a lieto fine. stremati al suolo possono solo terminare la loro vita agonizzando e la spettatrice può permettere ad un brivido di passare lungo la propria schiena per la violenza del mio linguaggio.
non è stato di questo parere il mio senso civico che, come un produttore che fa vibrare il coltello della censura, mi ha imposto di non far morire quelle due creature.
di metterle in piedi sulle proprie ruote e lasciarle lì, ad aspettare il giudizio di dio.
e di abbassare il volume della mia voce.
a fatica son riuscito a far stare in equilibrio quelle due bici. sembravano tenute in piedi da fili sottilissimi.
mi sono allontanato pian piano, sfilando davanti all'unica spettatrice pagante che non solo non mi ha aiutato durante la mia piccola disavventura ma ha anche fatto l'ebete noncurante di ciò che stava capitando. voleva un altro finale, lo so. e per questo era offesa.
la fronte era una cascata di perle ormai. ma il vento l'avrebbe asciugata sempre di più ad ogni pedalata.

ora sono a casa che aspetto che la padrona di casa arrivi per ritirare la somma di 700 euro in contanti puliti puliti. appena li avrà ritirati riempirò la vasca e ci rimarrò per almeno 40 minuti.
ho del vino da finire e una sigaretta già pronta all'uso.

poi torno indietro con la mente a quando poco prima la mia fronte non aveva la minima traccia di umidità e mi vien da pensare a questo e al fatto che forse sono la stessa persona.

lunedì 22 marzo 2010

non ne sono capace

io a trovar casa non sono capace.

ne ho beccate due da vedere per caso, grazie anche a mia madre ma se fossi da solo non ce la farei.

più che trovarle mi rendo conto che è difficile per non dire impossibile andare a vederle.

le prossime che visiterò sono le seguenti:

bilocale in via alfieri, praticamente una traversa di via canonica. dalle foto sembra molto molto carina e luminosa. costo ovviamente eccessivo ma l'espressione "minchia oh, per prenderla devo fare un mutuo" non avrebbe senso altrimenti. e comunque per milano non è poi così eccessivo.

l'altra è in via lomazzo. l'ho trovata facendo una passeggiata con la mia amica nonchè mentore e se continua così anche madre, elisabeth. un timido cartello "vendesi" era appeso davanti alla facciata rosso ciliegia di questa casa. casa che da fuori sembra molto bella.
non era specificata la conformazione della piantina quindi chiamo e mi faccio spiegare: trattasi di un appartamento su due piani, esordisce l'agente. ingresso, soggiorno, due camere, due bagni e cucina. sticazzi. decisamente molto. troppo forse. e il prezzo non è male se consideriamo che il bilocale di cui sopra costa poco meno. "è semi ristrutturato ma tenuto benissimo" aggiunge proprio sul finale il simpatico agente. ecco l'inculata, penso...e prendo appuntamento per domani alle 18.30. "a domani signor imparato". "imperato", correggo, ma mi vien da ridere e saluto in fretta.

ed è proprio questo il casino. andarle a vedere queste case. incastri tra lavoro e esigenze dei proprietari mi fanno venir voglia di avere un'agenda. una di quelle con i giorni della settimana scritti in grande. con i numeri. agende che sono il tipico regalo delle banche. e che io personalmente odio ma di cui ora capisco la somma utilità.

per ora ho annotato tutto sul primo foglio che ho trovato qui a lavoro. stasera andrò nello studio che stiamo finendo di mettere a posto ma se torno ad un orario decente mi impegno a ricopiare tutte le informazioni in ordine su un'agendina.

non è esattamente così che immaginavo la ricerca della mia prima casa. comprare casa mi mette un po' di tristezza per vari motivi.
uno di questi è lo spaesamento che crea il fatto di dover cercare qualcosa da comprare e che non puoi permetterti se non con l'aiuto dei tuoi genitori.
è un po' come trovarsi davanti ad una grande palla bianca, altissima, e decidere di doverla comprare...non so se rendo l'idea...è davanti a questa grossa sfera bianca che vorrei un aiuto...
vorrei vedere una macchinina rossa spuntare all'orizzonte, guidata da un panda che dica sorridente "salta sù". e partire per un viaggio lasciando lì quella sfera ad aspettare.

e poi chissà, mi blocca anche l'idea che comunque a milano non ci passerò il resto della mia vita...ma potrò sempre rivendere.

è che mi sembra troppo presto per comprar casa. ma i miei avranno i loro buoni motivi per insistere tanto. vedremo. intanto mi guardo intorno e poi deciderò. nulla è deciso.

a tratti, comunque, l'idea di una casa mia mi solletica le palle.





nell'attesa mi sono comprato una maglia in internet. la maglia del pedobear, l'orso pedofilo...mio nuovo mito personale.


la mia vita a sarpi state

oggi credo che non mi sentirò benissimo.

stanotte alle due davano in tv "la mia vita a garden state".
penso sia ingiusto mandare un film del genere così tardi.

chiamo un po' di case per appuntamenti.
cioè, non bordelli ma case da visitare.

Ci sono arrivato

Ci sono arrivato si.
Dopo anni e anni che tento di elaborare una mia personalissima idea sul matrimonio, ci sono arrivato.

Sono sempre stato piuttosto confuso sul matrimonio.
In principio ero a favore dello sposalizio in chiesa. Una bella festa. Un bel vestito bianco per mia moglie. Tanti regali e un viaggio lontano. Ma avevo 5 anni e da lì in avanti avrei cambiato idea molto volte.

Ho voluto sposare mia madre. Ho voluto sposare mia cugina, finendo poi con l'essere fermamente contrario al matrimonio in chiesa. Il matrimonio in comune ha lo stesso valore e si risparmiano tanti soldi, pensavo (oltre a maledire la chiesa in tutti i suoi aspetti).
Vero, però che tristezza. Niente musica. Niente riso. Solo due testimoni e 4 firme. Per poi uscire e tornare a casa. Triste. Decisamente.

E insomma, saltando da una riflessione all'altra, passando per il discorso sui diritti che avrebbero o non avrebbero i figli con o senza matrimonio, sono arrivato alla giusta conclusione.

Credo sia più giusto e rispettoso nei confronti dei sentimenti optare per una convivenza lunga.
Cambiare casa, prenderne una più grande.
Prendere un cane e crescerlo come fosse un figlio.
Fare dei figli e crescere anche loro. Serenamente farli andare a scuola e fargli fare i compiti.
Viaggiare, tanto.
E poi magari cambiare città.

Se tutto questo dovesse durare fino a 60/65 anni allora e solo allora è il momento di sposarsi.

Quando si è conosciuto davvero cos'è l'amore e cos'è la vita.

"A parte che sei di un patetico che ha dello schifoso, francesco, ma poi torniamo al secondo punto della tua riflessione. A 60 anni dove si devono sposare? In chiesa o in comune?"

Questo non lo so.

"Sei un coglione"

Ringrazio e chiedo scusa per questo romanticismo gratuito. Sarà la primavera.
Detto questo, non ho molta voglia di crescere...e comunque, sono ancora in tempo per cambiare idea.

"Coglione".

domenica 21 marzo 2010

porta lo scolapasta...

...come dire...

non mi vengono le parole.

se non che vorrei fare un gioco.

il gioco consiste in questo:

io invito una persona a cena, no?
e vediamo se questa persona arriva.
l'invito è valido per ogni sera. per una sera qualsiasi.
tranne quando non ci sono ovviamente.
e vediamo se questa persona arriva.

il gioco ha delle modalità:

che io non dico alla persona in questione che la sto invitando a cena.
non le dico né che la sto invitando, né il giorno in cui la sto invitando.
non la invito di persona.
non le dico proprio nulla.
e vediamo se questa persona arriva.

potrebbe essere molto divertente ma bisogna portare il vino...
...e lo scolapasta.

sabato 20 marzo 2010

come amelie...e il mio amore per le porte.

...e insomma anche la tappa a busnago è bella che fatta.
questa genialata di girare una trasmissione nei centri commerciali mi sta portando a vedere dei luoghi allucinanti popolati di famiglie che portano i figli a festeggiare il proprio compleanno al mac donald.
popolati di coppie di giovani che passano il loro venerdì pomeriggio nel centro commerciale. mano nella mano. ridendo quando la mano meccanica non raccoglie il peluche desiderato. guardando curiose le novità esposte nelle vetrine o, peggio ancora, le offerte per "la tua vacanza ideale per l'estate 2010".

io, per la cronaca, non prenoterei mai un viaggio in un'agenzia di viaggi in un centro commerciale. anzi, posso dire con certezza che non lo prenoterò mai (vabbè che ormai sto cominciando a dimenticarmi cosa voglia dire fare una vacanza seria al mare..)

comunque questi luoghi commerciali riescono a regalare qualche emozione.
soprattutto di notte.
mi sono fatto varie notti in questi posti. vuoti. solo noi che seguivamo il montaggio del palco e la guardia di turno.
vuoto.
tutto vuoto il centro commerciale diventa bello.
più che bello, affascinante. che è pure meglio.
si sentono rumori dappertutto. rumori indefiniti e dalla provenienza incerta. è affascinante e pauroso allo stesso momento.
qualcuno pulisce il negozio di pull&bear a rimini. ma non lo si vede.
qualcuno pulisce il mac donald a busnago. ma non lo si riesce proprio a vedere. qualcuno chiude porte lontanissime e qualcun altro dimentica di ritirare la propria foto dalla macchinetta delle fototessere...



oggi su un canale di sky è dovrebbe essere andato in onda un "corto" che ho girato in sei ore con mio cugino una notte che è venuto a trovarmi a milano.
io però non ho sky, quindi di fatto non saprò mai se è davvero andato in onda...a meno che un mio amico non si sia ricordato di registrare.

domani vado a vedere un loft in vendita ma già so che non lo prenderò. al piano terra.
a me il loft non piacciono.
voglio le porte. e un balcone.

qui il corto, se così si può chiamare.

venerdì 19 marzo 2010

Argoman

Questo supereroe è geniale.
Argoman. Non lo conoscevo ma stanotte, quando sono tornato a casa più o meno alle 3 e mezzo dopo aver "lavorato" rete4 ha pensato bene di trasmettere un suo film. È definito film d'essai e beh insomma, ci credo, è un capolavoro.
Lui, ricco ereditiero nullafacente, vive in una villa col suo maggiordomo pelato ma col ciuffo che segretamente lo ammira e forse, sotto sotto, se lo vuole anche fare.
Non ho capito bene in quale modo Argoman venga chiamato ad aiutare le persone in pericolo. Se batman aveva il fascio di luce a forma di pipistrello e superman aveva il super udito, argoman non l'ho capito. So solo che in una scena era vestito normale e nella successiva era argoman. Vestito in modo indefinibile.
Tutina giallo oro.
Mantello rosso.
Calzamaglia.
Passamontagna e mascherino rosso con fessura orizzontale attraverso cui guardare il mondo.
Ah, e la pancia. Ha la pancia. Non quella tonda da ciccione, sua chiaro, è un supereroe. Però era gonfio, decisamente gonfio. E con le mani aveva la forza di spostare gli oggetti anche lontani da lui.

Qui sopra comunque trovate la foto di argoman sotto la minaccia nemica.

Scusate eventuali errori di battitura ma sto scrivendo dal telefono. Internet a casa non sta funzionando più. Spero si ripigli anche perché se decido di rimanere a milano questo fine settimana ne avrei bisogno.
Vado a bere un caffé.

giovedì 18 marzo 2010

busnago

bello finire di lavorare alle quattro ma non poter andare via di qui.

prospettive per la serata: andare a cornate d'adda o a busnago per controllare il montaggio della scena per la registrazione di domani.

provo un certo fastidio.

volevo condividere.

finiremo alle 3. sicuro.

dio..

dell'utilità del campanello

a volte, suonandolo, risponde una voce.

martedì 16 marzo 2010

non hai perso le chiavi, vero?

che sonno.
mi sono svegliato alle 8 e sto già morendo.
ok, alle 8 e mezzo, ho prolungato un po'.

dovevo consegnare una busta nera a mano all'avvocato.

"una busta nera? ma sei scemo?"

perché? è molto bella. sarà difficile da vedere ma è bella

"io mi tocco le palle".

vabbè, comunque fatto sta che ho problemi di memoria, tranne che di memoria visiva. non ricordavo il civico quindi sono andato personalmente presso l'edificio dell'avvocato per consegnare la sù-citata busta.
linea verde da casa mia. cambio con linea gialla. fermata lodi. un ragazzo di colore voleva vendermi la guida turistica di Praga, il che non era molto sensato.

avevo già pensato che sarebbe stato opportuno chiedere al portiere di turno di consegnare per me la bustina alla persona in questione e arrivato al palazzo ho optato per chiedere a lui questo favore.

"scinque, diesci minuti e metto in cassetta"

questa è stata la risposta. molto rassicurante.

non tanto per il simpatico portiere egiziano, eritreo, etiope (o chissà di dove) che sicuramente compirà il suo dovere egregiamente, quanto per il destinatario.

l'ultima volta che ho avuto l'idea di mandare qualcosa all'avvocato sono passati due mesi prima che la ritirasse...salvo poi perderne il contenuto dopo tre giorni...forse anche meno.

fuori c'è il sole.
il cielo è blu.
la temperatura, mite.
avrei voluto vedere gli alberi a forma di palla ma dall'entrata del palazzo era impossibile.

ritorno. linea gialla. linea verde. lavoro.

tutto
sotto
controllo.

p.s.: l'esperienza di oggi mi fa capire che mi sarà difficilissimo cominciare a svegliarmi alle 7 per andare in piscina.



lunedì 15 marzo 2010

42secondi di umore buono

lo abbraccerei cazzo

degli studi sull'allevamento nello Yorkshire

"cosa accadrebbe al mondo se non esistesse l'attrito?"

"tutto quello che c'è sulla terra sarebbe risucchiato nello spazio dalla forza centrifuga della rotazione".

In realtà sarebbe più corretto dire che SAREBBE LANCIATO nello spazio...ma non fa differenza.

Ho finito il libro. volevo finirlo stasera ma non ho resistito e l'ho finito a lavoro.

ne scriverò privatamente ma mi ha turbato. che si sappia.

domenica 14 marzo 2010

i panza-rotti

o panzerotti, molto meglio.
i panzerotti risalgono ad una tradizione secolare pugliese che vuole che le massaie, ovvero le padrone delle masserie, facessero dei fagottini di pastella fritta, riempendola con pomodoro e mozzarella, per far ingrassare i propri familiari.

la cultura pugliese, infatti, è di tipo cibocentrico e i principali sostenitori di questa cultura sono gli anziani dai 70 anni in sù. chi ha la sciagura di avere dei parenti anziani residenti in puglia è sicuramente stato vittima di una delle loro armi di ingrassamento di massa: l'insistenza.

capita, infatti, che, se per qualsiasi motivo un componente giovane della famiglia dovesse non avere appetito e avesse il coraggio di renderlo manifesto a tavola, tutta la fazione delle persone facenti parti della categoria "70 anni in sù" si alzi all'unisono urlando "e mangia che devi crescere". "mangia, mangia, mangia, mangia, mangia", fino a che, stremato da tanta insistenza, il nostro giovane non apre la bocca per ingurgitare il cibo. che, in questo caso non sarà mai il sedano, o della verdura fresca. ma melanzane sott'olio. pomodorini secchi sott'olio. melanzane ripiene al forno sott'olio. caponata. agnello. zampina. patate. dolce. caffè. frutta secca. secondo caffè. nocino. briscola.

non esiste cucina leggera in puglia. la verdura c'è. è anche buona. ma te la nascondono. o è solo qualcosa "per sciacquarsi la bocca". che schifo...l'espressione "mangiamoci un finocchio fresco così ci sciacquiamo la bocca". da alzarsi e andarsene. ma in puglia funziona così.

io ci sono passato parecchie volte. spesso ho combattuto cercando di impormi con i miei "no" gentili. altre volte ho ceduto subito. ma vincere, quello è sempre stato impossibile. quando non ce la fa uno solo di loro, chiamano i rinforzi con gli ultrsuoni, senza farsi sentire. e arrivano tutti intorno a te e ti incitano a mangiare.

è sempre stato così. tranne in rari casi. cioè quando la vecchia di turno invitava tutti i parenti "perchè voglio fare i panzerotti".

in quel caso allora no, non c'era motivo per insistere, di combattere. in quei casi io e i miei parenti più stretti residenti al nord non avevamo rivali. come animali ci lanciavamo sulle teglie, lasciando questi simpatici autoctoni pugliesi con le mani in mano.
loro rimanevano a guardarci silenti...ma forse compiaciuti...ci vedevano ingrassare senza fare fatica...e credo che nel loro intimo fossero tutti contenti.

se quello che ho scritto non vi è sufficiente per capirne di questa cultura non temete...prima o poi ne entrerete a stretto contatto.

sabato 13 marzo 2010

40 minuti

Vorrei tanto fossero 40 persone molto piccole che danzano davanti a me mentre mangio hamburger, bevo frullato alla banana e guardo alla tivvù qualcosa che mi faccia tanto ridere.
Invece 40 sono i minuti di ritardo. Sto andando verso padova (sono all'altezza di san bonifacio al momento) e sono in ritardo di 40 minuti. 20 passati fermi a peschiera e altrettanti 20 a verona. Totale 40.
Mio fratello aspetta a padova, in macchina con mio padre. Ma non aspetterà molto perché deve andare in palestra...

... ...

Nel vagone gira la voce che il ritardo sia dovuto a qualcuno che si è gettato sotto un treno. Io però di corpi sui binari non ne vedo. Né ambulanze. Né polizia. Io una proposta l'avrei. Se proprio dobbiamo fare ritardo buttiamo sotto al treno la coppia vicentina di fianco a me. O il barista che fa pagare 2euro e ottanta un caffè. Anzi, buttiamoli di sotto tutti e tre...almeno i minuti saranno ben spesi...che siano essi minuti reali o persone molto piccole.

Ciao ciao.
Manina.
Ciao.

venerdì 12 marzo 2010

Colazione in hotel

Caffè
Brioche vuota
The (o tea o tè) ai fiori di tiglio
Succo di frutta fin troppo dolce.

Mi sento un po'come il protagonista del libro che sto leggendo e che mi sta scombussolando. Ne scriverò...in privato.

P.s.: come in albergo la mattina la gente mangi le cose più assurde è incredibile.

giovedì 11 marzo 2010

habeo vehiculum cum rotis

premesso che mi sono completamente dimenticato il latino,
comunico a vossignori che finalmente ho fatto un acquisto importante.

non un motorino, come si potrebbe fraintendere leggendo il titolo del post ma una bicicletta.

da donna.

nera.

luci funzionanti.

senza cestino.

con catenaccio a molla.

presa stamattina.

alle 13 devo partire per genova e torno domani sera.

credo me la ruberanno.

prossimamente una foto.

martedì 9 marzo 2010

candy land

settimana piena questa. vorrei un po' di relax serale ma sembra impossibile. e fa freddo.

lo sapevo che sarebbe tornato.
tutti ad urlare al miracolo settimana scorsa quando si sono raggiunti i 15 gradi.

ma è un classico.
tutti urlano di gioia quando spunta il primo caldo e non pensano che si è solo a fine febbraio.
che il freddo tornerà.
io li ho avvisati. ma si lamentano ugualmente.

comunque se mai dovesse accadere, trovandomi in piedi nella metro, che questa facesse un frontale con un altro convoglio, vorrei che il mio corpo volasse per tutta la lunghezza del vagone. a rallentatore. vorrei che una bambina seduta dietro di me, bionda e avvolta in un cappottino, facesse, al momento dell'impatto, volare il suo sacchetto di caramelle colorate. vorrei vedere queste biglie gommose volare sopra di me, quasi ferme e scrutare attentamente i visi di tutti i passeggeri, con i capelli e i vestiti scompigliati, mentre strisciano sui loro sedili.

non vorrei vedere l'impatto dei corpi con le sbarre, quello no.
però, mentre volo nel vagone, vorrei che dagli altoparlanti si diffondesse questa musica.

lunedì 8 marzo 2010

faccia da duro

guanto s'è fatto male...
molto male.
un'ustione.

"ma ho più fascino", dice lui.

non sono d'accordo, guanto...

però sei diventato grande.



domenica 7 marzo 2010

la casa

il momento del pranzo è il momento dei discorsi.
non sempre. alle volte non facciamo grandi discorsi in famiglia.
oggi però un piccolo/grande discorso è venuto fuori.

la casa.

"francé, è inutile che spendi 700 euro al mese per l'affitto. comprati una casa a questo punto."

"va bene, mamma, domani la compro"

"ma no, siamo seri, ti aiutiamo noi...poi quando ti sposi la rivendi, è inutile che sprechi soldi in affitto"

"..."

"tanto che problema c'è? il mutuo costa quello e l'ici non lo devi pagare".

insomma sono seri, fanno seriamente.

"vai a vedere delle case nuove che stanno costruendo in paolo sarpi".

sì, sono proprio seri.

pensandoci non hanno tutti i torti. anzi, non hanno torti in assoluto.

considerando che la padrona di casa mi sta tirando una serie di paranoie non indifferenti potrei pensarci seriamente... prendere tempo e pensarci seriamente...

in questi giorni andrò a fare un giretto di perlustrazione...

intanto mi porto da casa lo spremi agrumi così mi faccio l'aranciata.


"shitter island", ovvero l'isola che caga.

avevo promesso una recensione molto amatoriale di "alice nel paese delle meraviglie".

bene, non ci sarà.

al suo posto parlerò di "shutter island", diretto dal mio idolo personale, martin scorsese.

se avessi trovato la troupe del tg1 fuori dal cinema a chiedermi "cosa ne pensa del nuovo capolavoro di scorsese?", avrei esordito con un "sono deluso, lasciatemi stare".

ma siccome io e mio fratello abbiamo avuto la brillante idea di andare allo spettacolo di mezzanotte e un quarto, ovviamente all'uscita dalle sale (ore 2.30) non c'era anima viva, men che meno una troupe del tg1...a Limena poi...

brevemente la trama: leonardo di caprio, che interpreta un tale teddy, agente dell'FBI, arriva su un'isola, sede del più importante centro psichiatrico degli Stati Uniti. un mega-manicomio circondato dal mare insomma. viene mandato lì per indagare sull'evasione di una paziente, che parrebbe essere molto pericolosa. qui i fantasmi di teddy verranno a galla nel più banale dei modi e leonardo diventa un personaggio che risulta essere un mix tra Nicole Kidman in "the others" e Guy Pierce in "Memento". entrambi film e attori che adoro nei loro rispettivi ruoli...ma, come dire...già visti...
se shutter island fosse uscito nel 1998 si sarebbe gridato al "genio" ma in quel periodo scorsese era fortunatamente impegnato in una dozzina di altri progetti tutti migliori di questo.
insomma, se aggiungiamo che questo è un film in cui succede che già da metà cominci a pensare "per favore, fa' che non finisca come penso io...perfavoreperfavoreperfavore" allora avete capito cosa vi aspetta quando comprate il biglietto.

inutile dire che non mi è piaciuto mi sembra ovvio. c'è però da dire che scorsese ha piazzato un paio di scene visionarie che hanno dell'incredibile e che in un caso mi stavano anche commuovendo.

a proposito di visionari...
prima di entrare in sala, ieri, ho trovato e comprato un libro che "accarezzavo" da tempo.
è "il libro dei sogni" di Fellini. bellissimo.
più di 500 pagine di appunti sui suoi sogni, con tanto di disegni.

non devo aver scritto molto bene, me ne scuso. ma mentre scrivo ripenso al film, al libro, al treno che devo prendere, al vetro del forno che ho dovuto sistemare e che non so se ho sistemato bene. mi aspetto un'esplosione da un momento all'altro mentre mia madre fa la pasta al forno.

stasera tornerò in milano e rimpiangerò i cibi materni.






sabato 6 marzo 2010

ho mangiato polpette

ma non ho fatto in tempo a fotografarle prima che finissero...

francesco nel paese delle giuggiole.

splende un bel sole pallido a padova.
mia mamma urla dall'altra parte della casa e mio padre dice cose a vanvera, non si sa se per scherzare o per convinzione (ultima sua memorabile chicca è stata chiamare il campionato di calcio "festival della canzone italiana"...erano proprio i giorni di sanremo e lui voleva sapere cosa aveva fatto il Napoli, sua squadra del cuore, contro il Siena. di conseguenza, andando dritti per associazioni di idee, ha chiesto che risultato avesse ottenuto Nino d'Angelo al festival della canzone italiana...che sia per finta o per scherzo rimane comunque geniale).
dicevo, mia madre urla, mio padre partecipa a qualcosa, mio fratello mi pare si sia alzato, sparendo poi in qualche stanza e io ho voglia di giuggiole. Freud direbbe che le giuggiole rappresentano il mio legame con l'infanzia. direbbe che l'infanzia mi manca e che attraverso il consumo di giuggiole voglio tornare ad essere un bambino di 5/8 anni...o ani, vista la perversione di Freud.
e ci metterei sicuramente molto meno tempo a convincere freud del suo errore di analisi piuttosto che a farmi capire da un qualsiasi commerciante di frutta e verdura.
si perchè pare che le giuggiole non le conosca più nessuno.

io le mangiavo alle elementari, sia a scuola che a casa, ma erano sempre portate in sacchetti di carta, quasi di nascosto, come fossero bacche prelibate e clandestine.

un po' come quando mio nonno ci radunò tutti attorno ad un tavolo, giù in puglia, per farci assaggiare il formaggio con i vermi. mi ricordo ancora che mi disse "francesco, non dirlo a nessuno che l'hai assaggiato che questo è illegale"...e a chi dovevo dirlo?! io mi vantavo (e me ne vanto tuttora) di aver bevuto acqua dalle pozzanghere o aver inzuppato i biscotti nella polvere ma del formaggio con i vermi, da piccino, non capivo perchè me ne sarei dovuto vantare.

le giuggiole invece, mi facevano andare via di testa.
erano buonissime. pericolose anche, perchè avevano il nocciolo appuntito. però erano dei capolavori della natura. grandezza di oliva, consistenza di mela e sapore di uva e prugna. buonissime. ne andavo ghiotto da piccino...ma poi all'improvviso non le ho più viste. all'improvviso quando le chiedevo a mia madre, sembrava che lei non le avesse mai viste (sebbene me ne comprava in grosse quantità fino a qualche anno prima).
se ora le dovessi chiedere "mamma mi compri le giuggiole?" lei mi risponderebbe "ma cosa sono le giuggiole?".

provo...

"mammaaaaa! mi compri le giuggiole?"
"francé le giuggiole stanno a ottobre, per un periodo brevissimo".

ah ecco...beh, almeno se le ricorda...ma già mette le mani avanti...
già sa che ad ottobre non me le comprerà...

detto questo stasera credo andrò al cinema col mio fratello più anziano.
se ci andrò, opterò per vedere alice nel paese delle meraviglie.
il cartone animato è uno dei miei film preferiti. il film temo sarà una delusione.
ho letto delle recensioni e anzi, pare sia una merda. tra l'altro non è nemmeno stato girato per essere proiettato in 3d, come invece è stato fatto per Avatar.
che brutto leggere le recensioni.
io non lo facevo fino a qualche tempo fa. ora vado al cinema meno contento. per dovere quasi.

però a tim burton si deve questo impegno. l'impegno di andare a vedere un suo film.
come lo si deve a scorsese. ieri è uscito il suo film e non posso non vederlo.
ma anche qui mi sa che le aspettative non saranno soddisfatte...
però glielo devo...

come qualcuno deve qualcosa a me...
a ottobre magari, per un periodo limitato...
le voglio...

p.s.: poi magari stasera scrivo anche com'è stato il film.

venerdì 5 marzo 2010

No critics

Eh si, c'era una luce pazzesca in giro stamattina.
E c'era anche dell'altro. In centro.

giovedì 4 marzo 2010

l'attrazione dei pali

stasera, subito dopo lavoro sono andato fino a malpensa. a prendere un'amica che tornava da berlino e soprattutto per farmi un giro in macchina. aveva lasciato la macchina qui a milano e le chiavi a me. un mini viaggio in giro col buio e le luci per strada era quello che ci voleva.
col silenzio, da solo, senza musica nè altro. ne avevo proprio bisogno.

ogni volta che mi avvicino ad un aeroporto mi viene voglia di partire e nonostante il terminal 2 di malpensa sembri la stazione degli autobus di piove di sacco, anche questa volta, immancabile, ho sentito lo stimolo di partire. di prendere il primo volo per una città a caso. lontana ovviamente.

poi, però, penso che se dovessi partire veramente sarei senza soldi e senza mutande pulite. e quindi la voglia mi passa. ma prima o poi capiterà che mi ritroverò nelle vicinanze di un aeroporto con uno svariato numero di mutande pulite.

quello che è un po' mi è mancato nel mio mini-viaggio verso l'aeroporto è stata la possibilità di collegare il mio ipod all'autoradio. lo so, ho scritto qualche riga qui sopra della necessità di fare un miniviaggio in silenzio. lo so.
però all'altezza di lainate. anzi, un bel po' dopo lainate, uscito dal delirio della tangenziale, passata la paranoia di aver preso la strada sbagliata ho sentito la necessità e la voglia di sentire della musica. burt bacharach nello specifico. un compositore che ho scoperto per caso leggendo un racconto di uno scrittore giapponese poco meno di un mese fa.
il racconto comincia con una lettera in cui si parla di hamburger. infatti tornato a casa da malpensa mi sono tolto anche lo sfizio dell'hamburger.

sto divangando comunque.
io volevo solo dire che, una volta parcheggiato di fronte agli arrivi di malpensa, attendendo l'arrivo della mia amica, mi sono accorto che sono attratto dai pali e che negli ultimi 3 giorni ho rischiato di spaccarmi il naso almeno contro 10 di essi. forse di più.

mi sono accorto di non guardare la strada mentre cammino e di dirigermi sempre e con una precisione svizzera verso un palo. grande o piccolo che sia non ha importanza. li sento tutti e mi ci butto contro. poi non so perchè, all'ultimo momento me ne accorgo e li schivo.
tiro un sospiro di sollievo, penso alla figura di merda evitata e tiro dritto.
sempre a testa bassa.
contro il prossimo palo da evitare.

alla fine il cavo per ascoltare la musica non l'ho trovato. quindi non ho ascoltato bacharach.

lo ascolto ora, mentre stendo le mutande lavate...
...non si sa mai...


ciao panda

integerrimi

stasera sono stato in un ristorante cinese.

c'è mio cugino a casa e dopo una giornata di lavoro estenuante siamo andati a cena insieme con qualche amico.
non è una grossa novità andare a mangiare al ristorante cinese. ci sono andato mille volte. vivendo in prossimità di un quartiere cinese, poi, diciamo che è inevitabile.
questo ristorante, alla fine di paolo sarpi, mi è stato venduto come il migliore della zona. di fatto è solo più cinese di altri. si mangiano orecchie di maiale, trippa di bovino col sangue e altre cose che a noi occidentali fanno impressione. e siccome io sono occidentale ho ordinato il solito riso ai gamberi, con i soliti spaghetti, con i soliti ravioli al vapore, con il solito pollo e via dicendo.
non ho mangiato tutto io. abbiamo diviso tra tutti quelli che eravamo ovviamente e abbiamo banchettato come fossimo davanti ad un ricco buffet.

fumando.

sì, perchè in questo ristorante si può fumare al chiuso, mentre un megaschermo manda canzoni cinesi che emulano laura pausini, vasco rossi e compagnia bella (non cantava nessuno, ma di fatto c'è anche la possibilità di organizzare simpatiche serata karaoke con gli amici...ammesso che si sappia leggere il cinese).

tornando a casa sotto la pioggia me ne sono uscito con una riflessione...e cioè che in italia, paradossalmente, i cinesi sembrano molto più integrati che a new york. parlare con un cinese di chinatown a new york, infatti, per me è stata un'impresa impossibile.

qui a milano, invece, sembrano leggermente più aperti, più cordiali. si fanno sempre e solo allegramente i cazzi propri, però per lo meno ti sorridono se vai nei loro negozi o nei loro ristoranti. più semplicemente emettono parole. mentre a new york mi guardavano come fossi un alieno.

tutto questo per dire che sono tornato a casa quasi contento di questa cosa.

salvo poi ricordarmi che solo un'ora prima, nella fermata della metro di loreto ho visto un poliziotto che prendeva gratuitamente a calci gli ombrelli di un venditore ambulante. non gli ha chiesto i documenti o altro. ha solo calciato gli ombrelli ed è andato via dritto con i suoi due colleghi.

non so quanto resisteranno prima di scoppiare.
ma non se ne andranno mai.

per fortuna.

martedì 2 marzo 2010

the dream-maker.

che giornata di merda.
l'unica cosa certa di oggi è che è stata una giornata di merda.

il lavoro da libero professionista ha i suoi vantaggi ma ha una valanga di svantaggi.
in primis quello di far entrare nella tue tasche tanti soldini virtuali.
e quando finalmente, dopo un 2009 ad arrancare, pensavo di viaggiare verso una stabilità economica non dico florida ma decente, ecco che spunta l'email del commercialista che, come quello vecchio, dice solo una cosa: "devi pagare".
e quindi via i soldini. puff. spariti.

avevo già cominciato a cercare dei motorini usati e malmessi. ma mi sa che dovrò continuare a pedalare. non appena deciderò di comprare una bicicletta, ovviamente.

volevo farlo questa settimana ma forse non ne avrò il tempo.

comunque qualche giorno fa ho fatto un sogno.andavo verso rimini. per lavoro.
ero molto stanco ma non ho dormito se non per 5 minuti.
sono stati 5 minuti profondi. ho sognato e devo aver serrato i denti perchè poi al mio risveglio davanti all'albergo mi facevano male.

ho sognato una donna. vestita di bianco. aveva dei lunghi capelli neri e al posto della faccia aveva un'arancia. senza occhi né bocca.

ho scritto una breve storia su questa donna.
e nella sua storia non sono previste tasse da pagare.