martedì 14 settembre 2010

Vasco Rossi sta cantando in ospedale

A vedere ogni giorno gente malata in ospedale si finisce per credere che anche tu un giorno ti ritroverai nella stessa condizione di quelle persone.
A vedere ogni giorno gente malata in ospedale pensi che il tuo destino non può essere diverso da quello degli altri e che la tua futura famiglia non potrà far altro che venire a trovarti. Ogni giorno. Fino a quando non ci sarai mai più. Allora ti convinci che forse non la vorrai mai una famiglia. Che è meglio essere single da qui fino alla fine perché non vuoi far star male le persone a te più care.
Quando sei saturo di questi pensieri cominci a guardarti intorno e scopri che nell'ospedale a ben guardare ci sono una miriade di storie da raccontare. Alcune interessanti, altre no, altre ancora che sono un parto della fantasia.

È un po' di tempo che la osservo. Quella che nelle foto sembra un uomo in realtà è una donna. Una donna povera. La prima volta che l'ho vista stavo passando la notte in ospedale...era il mio turno. Ormai gli infermieri ci conoscono, per non parlare dei medici che erano tutti o quasi colleghi di mio papà. Ci conoscono, dicevo, e quindi ci permettono di uscire dalla stanza fino a mezzanotte e mezzo per andare a zonzo in giro per l'ospedale o più semplicemente per prendere un caffè al primo piano...alle macchinette con sigarettina al seguito. È proprio alle macchinette che ho incontrato questa donna le cui uniche parole che mi ha rivolto sono state "no! Li c'è il mio caffè!".
No signora, non c'è. Prende 50 centesimi e li piazza nella fessura prima ancora che sia io a farlo. Preme il 12 e fa uscire un caffé cremoso...perché devo dire che seppur delle macchinette, il caffé dell'ospedale è buono e cremoso.
Intorno a mezzanotte questa scenetta, nonostante sia molto semplice e cordiale, nel suo insieme mi lascia abbastanza esterrefazio. Mi succede cosi quando sono incapace di reagire, e sono incapace di reagire quando sento che intorno a me c'è dell'altro...a quel punto mi immobilizzo come una cavalletta che tenta di mimetizzarsi in un mare di merda. E guardo.
Guardo che questo personaggio che io denomino puttana (da qualche giorno a questa parte sto chiamando tutti puttane o stronzi a seconda del sesso...pur se non hanno fatto niente) aveva letteralmente svuotato le macchinette. Mentre indisturbato la guardavo premere pulsanti come fosse una centralinista della sip sono riuscito a contare: 8 pacchetti di patatine,
2 pepsi,
2 aranciate san pellegrino,
1 indefinita quantità di dolcetti e cazzatine in pacchetti piccoli,
e un caffé.

Gli altoparlanti in filodiffusione stavano trasmettendo vasco rossi e io pensavo che forse stavano esagerando un po' con il volume.
Vedere la signora allontanarsi dalle macchinette per aprire la sua borsa e sistemare meglio la radio che vi conservava dentro mi ha aperto gli occhi quel tanto da considerare il mio compito di osservazione finito.

Posso prendere il caffè? Le ho voluto chiedere prima di rischiare di spezzare la concentrazione con cui premeva tutti quei pulsanti
Prendi prendi. Mi ha risposto.

Poi son sceso un piano più in giù per fumare la sigaretta. Dalla finestra appena sopra la mia testa ogni tanto si vedeva un'ombra ballare, avanti e indietro. Le macchine dispensavano cibo e caffé...e vasco rossi cantava...lo sentivo. Vi dico che lo sentivo.

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