sento il dovere di scrivere.
ma, ovviamente, seppure un orario del genere solitamente mi suggerisca molto più facilmente le parole da scrivere, stanotte non è così.
sarà il cibo mangiato. sarà che mentre scrivo chiacchiero con mio cugino che dorme in camera con me nel letto di mio fratello (che da qualche giorno si è trasferito giù nella taverna suscitando le ire di mia madre). sarà forse anche che domattina mi devo svegliare relativamente presto per accogliere dei nostri amici di famiglia che "per dare una mano" hanno deciso di portarci delle polpette per il pranzo.
io le polpette le adoro, è risaputo. ma quelle della nostra amica di famiglia no. sono piccole. sembrano fatte con carne di un animale indefinito e, soprattutto, contengono la sua inconfondibile firma...il guscio d'uovo.
non si sa come mai lei nei piatti che prevedano l'utilizzo di uno o più uova riesca sempre a far cadere un pezzettino di guscio...sempre.
che strano comunque. che strano come il cibo sia utilizzato nei momenti di difficoltà. se qualcuno non può compiere miracoli imponendo mani o contattando santoni, la prima cosa che fa è cucinare.
"ti porto i pasticcini!". "ti porto il pesce!". "ti porto la carne!". "ti porto le polpette!".
tu resisti per gentilezza. non vuoi che la gente perda tempo per portarti cose che andranno buttate per metà. non hai voglia di mangiare un qualcosa che non sia quello che esclusivamente decidi tu (e la scelta va dal tramezzino delle macchinette all'affettato confezionato rovagnati passando per la pasta col pomodoro quando hai tempo). non hai voglia che si sprechi cibo per via dello stomaco chiuso. anche se devo dire che lo stomaco chiuso oggi non ce l'avevo. nessuno ce l'aveva oggi.
il cibo è al centro della cultura italiota. soprattutto italiota del sud. pare possa risolvere ogni male in ogni momento. la mia terronica zia, sorella di mio padre, che in questi giorni ci tiene compagnia decantando quanto i napoletani siano più napoletani dei padovani (eh vabbè...) e ricordandoci ogni ora le nostre origini partenopee si è già distinta per aver portato su al nord un carico di ben sei chili di carne congelata qualche mese fa. in treno.
ora, che è appunto tornata, mia madre ha dovuto ingaggiare una battaglia telefonica lunga 5 giorni per convincerla a portare solo dei dolcetti tipici di ercolano. e per fortuna ha vinto...altrimenti non avremmo più avuto posto per i gelati nel freezer.
è già passata una settimana da quando è qui e devo dire che forse è riuscita a farsi un'idea di quanto poco terronici siamo, io e mio fratello in primis...infatti ogni tanto ci guarda in modo strano. oserei dire torvo. forse torvo è l'aggettivo sbagliato ma oggi l'ho usato talmente tanto con mio cugino che non me ne vengono altri (per la cronaca mio cugino s'è appena addormentato).
sto divagando...e siccome divagare mi piace, rifletto sul fatto che il "correttore di bozze" di questo blog mi segnali come sbagliato l'aggettivo "terronico". io credo debba essere introdotto formalmente all'interno del dizionario della lingua italiana dopo "terrone", sostantivo maschile singolare.
detto questo aggiungo che mi manca milano.
ci sono stato tre giorni la settimana appena terminata e sono stato benissimo.
ho lavorato, mi sono ubriacato a cena dal mio amico "isolano", ho pagato l'affitto ho letto due libri e spedito CD comprensivi di dediche comprati agli house concert di cantanti nordeuropei. suono pulito e copertina rigida...l'ideale per usarlo come poggia-pentole (non escludo verrà utilizzato anche come martello per piantare chiodi o come schiaccia zanzare).
poi sono tornato a piove di sacco e tutto è tornato come prima. non si scampa da queste cose.
i medici che hanno lavorato decenni con mio padre ci hanno detto due cose fondamentali su di lui, questa settimana.
la prima è che...
la seconda, invece, è una frase semplice semplice...tanto semplice che mi ha fatto inspirare tanto orgoglio tutto in una volta, come mai mi era successo.
io, per quel che mi riguarda non so esattamente quando tornerò a milano. credo farò un po' avanti e indietro per portare a termine dei lavori.
nel frattempo continuo a mangiare, perché, come ne "la notte dei morti viventi", ad un certo punto devi per forza arrenderti...e se quindi ai parenti terronici spetta il compito di riempirci...a quelli nipponici spetta quello di farci digerire...
grazie.
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