ci risiamo.
voglio scrivere qualcosa. è un desiderio abbastanza violento.
mi sento che se non scrivo qualcosa non ho il diritto di alzarmi da questa sedia.
ma, come al solito il mio cervello si sgonfia facendo uscire dell'aria con un sibilo attraverso un buchetto.
sa di plastica. l'aria intendo. come l'aria che esce dalla bocca dei bambolotti di plastica. non so se avete presente.
quell'aria al gusto di plastica...non ho altri dettagli per farvela venire in mente. è aria al sapore di plastica di bambolotto, niente di più. ed è diversa da quella della plastica delle macchine nuove appena comprate.
storie di odori oggi nella maison imperato.
e di urla.
non che io stia passando la mattinata ad urlare, anzi, tutt'altro. sono da solo in casa che cerco di scrivere sto dannato elaborato su "la 25a ora" di spike lee. quindi di urla non se ne sente nemmeno una. al massimo si sente l'organetto di "always for you" dei "the album leaf" ma un organetto non è minimamente pragonabile ad un urlo.
però mi sento come non mi sentivo da tanto.
non vuol dire bene ma nemmeno male.
alle volte però, quando ancora facevo atletica e andavo ad allenamento in macchina.
e c'era il sole.
e io dovevo fare mezz'ora di strada per le campagne patavine.
e andavo con la diane, la sei cavalli azzurra di mia madre.
cabrio. col sole la usavo cabrio.
e arrivava vento da tutte le parti.
non aveva l'autoradio quindi si sentiva solo il frastuono del vento.
a volte usavo un walkman ma principalmente il rumore della macchina mi soddisfaceva.
e avevo ancora i pantaloni della tuta lunghi perché c'era il sole ma non faceva caldissimo.
e le scarpe da ginnastica slacciate.
alle volte, dicevo, come in questo momento, sentivo dentro di me una vibrazione di felicità.
e mi veniva una voglia fortissima di urlare.
alle volte, dicevo, urlavo per davvero ed ero più o meno così...
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