venerdì 23 aprile 2010

pippa-mi-lano



eccolo...
quest'uomo, lo vedete?
oggi in metro ho riversato verso di lui tutto il mio odio.
tutto il mio disprezzo.
perché io le persone represse che si convincono di non esserlo le disprezzo...
e dall'espressione del viso credo che anche la signorina al suo fianco, nonché sua collega, mi appoggiasse in questo mio sentimento.

una macchina.
una macchina da scrivere usata da un millepiedi.
a questo può essere paragonato quest'uomo.

da quando ho messo piede nel vagone fino alla mia fermata lui non ha fatto altro che parlare. a macchinetta del proprio lavoro. di cosa avrebbe fatto al posto del suo capo, specificando che comunque lui non è il capo...come se ce ne fosse stato bisogno.

io non ho mai fatto vita lavorativa d'azienda quindi forse non mi rendo conto a che livello un'azienda sia capace di entrare nel cervello delle persone per torturarle e modellarle come fossero merda molle.
o forse non lavoro in azienda proprio perchè il mio primo lavoretto ha espresso subito, nel pieno della propria potenza, le capacità negative di un'azienda.
a partire dai ben 3 colloqui che ho dovuto subire. e "subire" è una parola che nemmeno rende l'idea di quello che ho dovuto fare in una stanza di mestre con altri 10 candidati. ok, detta così suona male.
ma un colloquio collettivo seguito da test collettivi con prova di leadership collettiva seguito da altri due colloqui tenuti singolarmente direi che sono decisamente troppi per accaparrarsi un posto di lavoro part-time come commesso al blockbuster...e badate bene che le virgole sono state omesse di proposito.

insomma, fin da subito quei discorsi sull'azienda, sull'aspetto, sulla grande famiglia mi sono sembrati una grande farsa. mi sono divertito a lavorare lì alla fine eh? però mi sembrava tutto una grande farsa lo stesso...ecco forse perché in una grande azienda non ci tornerei mai...se non come capo ovviamente.

tutto questo per dire cosa...che non voglio diventare come il pelatone della foto, con le lenti scure, ma non troppo scure. con la giacca beige di un modello indefinito ma comunque ben riconoscibile. pelato, ma comunque con un bel pizzetto curato che distolga l'attenzione.
non voglio finire la mia giornata in una metro a parlare di quello che avrei fatto io se fossi stato il capo per farmi bello davanti ad una collega con l'occhio sbarrato che non sbadiglia solo perché sta cercando di contenere l'ictus imminente.

la smetto di scrivere altrimenti penso troppo e mi innervosisco.
io sono basito.
vado a letto basito.
mi guardo intorno e vedo gente rincoglionita.
o, peggio, gente che ci prende per scemi.
gente che ha reazioni spropositate.
gente che attacca per non essere attaccata perché attraversa la strada con la carrozzina senza guardare...
io sono meravigliato, nauseato e basito.
basito è la parola giusta. basito è la parola che rende di più l'idea di irreazionalità, che non credo nemmeno esista come parola ma mi piace molto.
basito. guardo attento e stupito e schifato ma non riesco a reagire. basito.

oggi una persona mi ha detto che un ragazzo non è stato assunto come stagista perché di colore.
oggi tutti parlano. tutti si alzano sulle proprie seggiole per darsi importanza.
si dovrebbe calcolare il Q.I. alle persone una volta ogni 5 anni. sotto i 130 nessuno può dire la sua pubblicamente. altro che test del palloncino.

sto scrivendo ascoltando una canzone meravigliosa...e ripenso al ragionier ugo fantozzi...nella sua mensa, costretto dal direttore ad ammettere che sì, lui ogni mattina chiama sua moglie puttana...davanti a tutti.

ad ogni azione segue una reazione...è una legge della fisica.

per quanto mi riguarda domani sera conoscerò rosa grande.

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