non era così che doveva essere nella mia testa.
mi era stata presentata come la festa dell'anno.
ma io non sapevo che a quella festa avrei rischiato di non arrivarci mai.
era bello prendere il traghetto a san marco. senza dubbio affascinante. venezia in notturna è un esperienza rara per me sebbene ci abiti molto vicino. è buia. molto buia. è nera con tanti punti di luce. tondi. rettangolari. quadrati i cui bagliori fanno intravedere dei pezzi di muro che sembrano fermi nell'aria. fissi e immobili...e anche un po' opachi.
tutto molto molto bello. con una ragazza sarebbe stato meglio invece che col mio amico andrea che non vedeva l'ora di arrivare alla festa.
san marco era semi deserta, molto lontana dall'immagine a cui sono abituato. piccioni caganti e giapponesi impazziti non esistevano. sembravano non essere mai stati lì.
nella mia testa la festa nell'isola doveva essere una specie di festival. tutto all'aperto, raggiungibile da più punti di venezia. uno spazio aperto pieno di verde. una valle praticamente, una valle aperta con tavolate felici davanti a persone felici che vendevano birre felicissime di essere bevute. freddissime ma allo stesso tempo calorose.
non avrei mai e poi mai pensato che centinaia e centinaia di persone dovessero muoversi con un solo vaporetto per arrivare all'isola felice.
mezz'ora. questo il tempo necessario a raggiungere la piattaforma a cui avrebbe attraccato il battello. noioso sì, ma almeno eravamo davanti, pronti a saltare subito a bordo senza troppi spintoni. con calma. e così è effettivamente stato. il battello è arrivato e noi ci siamo mossi, noncuranti di quello che stava accadendo alle nostre spalle. sollevati dalla noia di aver dovuto aspettare così tanto abbiamo preso posto in piedi, nella parte centrale all'aperto.
ora non so quanti di voi sappiano come è fatto un battello di venezia. fondamentalmente ha una parte interna con i posti a sedere e una esterna che è molto simile come forma ad una semplice piazzola dove la gente si mette per prendere un po' d'aria o comunque per prepararsi a scendere.
questa piazzola ha delle pareti molto basse che a me arrivano al fianco, quindi vi lascio immaginare quando siano basse. non solo. questi muretti da entrambi i lati hanno delle aperture. dei cancelletti che si aprono e si chiudono per fare entrare e uscire la gente. sono resistenti ma comunque "bucati" quindi l'acqua entra senza problemi in caso di mare grosso...che comunque non è un problema di venezia, visto che ci si sposta lungo i canali...ma è giusto per spiegare (la foto qui sotto sarà molto più esaustiva).
questa foto, oltre a spiegare la struttura del vaporetto, con la sua ruggine rende molto bene l'idea di quello che è successo dopo...
fermi sulla nostra piazzola aperta, convinti di aver fatto una furbata, non ci stavamo rendendo conto, ripeto, di quello che stava accadendo dietro di noi.
la gente, ragazzi ubriachi dell'età media di 22 anni, per paura di perdere il vaporetto e di doversi fare un'altra mezz'ora di attesa inutile, si è ammassata all'entrata creando un "effetto imbuto" mai visto prima.
per chi non lo sapesse, si parla di effetto imbuto quando tantissimi stronzi si ammassano vicino ad un'entrata, tutti con lo scopo di attraversarla cercando di superare chi hanno di fianco. i sopra citati stronzi, volendo fregare il prossimo in men che non si dica si ritrovano schiacciati l'uno contro l'altro rendendosi vicendevolmente difficoltoso il passaggio del varco.
per chi ancora continuasse ad ignorare l'effetto imbuto deve sapere che questo, prima o poi, si sblocca. e quando si sblocca la gente viene lanciata nella direzione desiderata.
bene, in quella direzione c'ero io.
mucche urlanti.
mucche urlanti incastrate l'una contro l'altra. muuuuuuuuuuuuu mUUUUUUUUUUUUUU.
questo ho visto venirmi incontro. non uomini, ma mucche. mucche che cadevano a terra. mucche che si spingevano disordinatamente. mucche che non riuscivano a rialzarsi, scivolando sul loro stesso vomito (e giuro che qui la metafora si limita solo a quella della mucca).
io in mezzo tra loro e il fianco del traghetto. il fianco basso.
come deportati ci siamo allontanati dalla venezia turistica non senza la paura di affondare. il vaporetto oscillava pesantemente. l'acqua che entrava non faceva pensare a nulla di buono. la tentazione di tuffarsi in acqua era molto forte ma anche volendo farlo davvero, risultava impossibile per l'impossibilità di muoversi.
dopo 5 minuti ho smesso di tentare di non bagnarmi i piedi stando sulle punte.
ho appoggiato lentamente i talloni nell'acqua sperando non ne entrasse molta ancora.
per un attimo, solo un attimo, ho avuto il timore che saremmo affondati.
che saremmo colati a picco nella laguna di venezia.
non nascondo che un po' desideravo che il battello affondasse affiché tutti sopra potessero passare a miglior vita, ma si sa, Caronte ti traghetta verso un luogo peggiore...e lì ti ci deve portare sano e salvo.
poi, immerso nei miei pensieri e con l'acqua quasi alle caviglie, ho visto piazza san marco, un po' più lontana e triste, e mi è sembrato verosimile che ci stesse guardando per prepararsi meglio alla sua fine...


Nessun commento:
Posta un commento