lunedì 22 febbraio 2010

for the damaged

tornare a milano questa sera è stato spiacevole.
altre volte lo è stato, certo. ma era uno "spiacevole" calcolato, preventivato.
che so, quando torni da una vacanza o da un geniale fine settimana alle terme sai già che tornare a casa farà schifo. però sei preparato. in quei casi è già scritto nella mail che ricevi quando prenoti un albergo: "ci auguriamo che il vostro soggiorno sia di vostro gradimento perchè quando tornerete sarete tristi".

il ritorno di oggi però non fa parte di questa categoria perchè quello che ho visto non era affatto preventivato.
in programma oggi c'era:

visita al papà in ospedale
corsa a prendere il treno delle 18.45
arrivo a milano alle 21
pizza con amico per finire un lavoro
letto.

semplice, lineare e soprattutto pieno.
un programma che ti permette di fare tutto solamente se corri. senza lasciare spazio a imprevisti di nessun genere.

e va tutto a meraviglia, tutto secondo i piani, col treno che arriva anche in ritardo di soli 5 minuti. va tutto a meraviglia, dicevo, fino a che non imbocco la scalinata sbagliata che dai binari mi porta in basso, verso l'ingresso della metro.

i curiosi erano già un po' ovunque. non tantissimi ma comunque ben sparsi. e dai loro visi si capiva benissimo che qualcosa era successo.

il "lasciate passare!", detto con voce sotenuta ma allo stesso tempo rassegnata da uno degli infermieri ha messo un freno alla mia immaginazione e mi ha fatto voltare lo sguardo su quella che, mentre ero in treno all'altezza di lambrate, era una persona presumibilmente ancora viva.

al primo colpo mi sembrava si trattasse di una donna. però era enorme e stesa con la faccia a terra quindi in realtà mi è difficile dire se si trattasse di una donna o di un uomo. è la quarta volta che vedo un corpo senza vita e la confusione che mi prende alla testa quando assisto a scene di questo tipo di certo non aiuta. anzi, modifica tutti i ricordi in tempo reale, non facendomi capire nulla.
se ripenso alla scena mi vedo scendere i gradini uno ad uno, a rallentatore, spostando lo sguardo dal corpo alle facce delle persone curiose e viceversa. facce stranite, incapaci di darsi una spiegazione.
guardavo i visi delle persone per non guardare la persona a terra. non perchè mi desse fastidio, intendiamoci, ma quasi per timidezza.
era faccia a terra con i pantaloni stracciati. si vedevano gli slip neri e le gambe grasse. in un film muoiono in questo modo solo i personaggi minori.

seppure ora la immagino a rallentatore, la mia discesa per le scale è stata piuttosto rapida.
un ultimo sguardo ad un ragazzo di colore completamente sconvolto. un ultimo al corpo, coperto però dagli infermieri che gli stavano intorno.

sotto, in metropolitana ho incrociato tanta gente allegra.
avrei voluto comunicar loro che qualche metro più in alto c'era una persona morta. che forse era fuoriluogo ridere. ma mi sono trattenuto. in fondo come facevano loro a saperlo...

se ripenso esattamente alla scena, una volta uscito dalla stazione ho sentito dei lamenti levarsi alle mie spalle.

ma quando assisto a questi episodi, il mio cervello genera confusione...
e non mi posso fidare di lui.

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