mercoledì 9 giugno 2010

premi play, per favore



4 minuti e 57 secondi.
possibile che io ci abbia messo così poco per fare il tragitto isola-procaccini in bici?

la canzone è partita così, per caso. un caso quasi magico è quello che la modalità shuffle dell'ipod regala di tanto in tanto. così, a caso appunto, spara canzoni perfette per il momento e per il luogo in cui ti trovi.

e quindi eccomi in bicicletta.
porro lambertenghi - cavalcavia - monumentale - procaccini - casa.
primo piano. inquadratura laterale, dettaglio sul pedale mentre la bici prende una buca con successivo sbandamento. totalino da dietro a seguire. poi di nuovo davanti a precedere, stesso campo. dettaglio dei capelli che volano al vento. sguardo in alto al semaforo. soggettiva mia sul semaforo dal basso. soggettiva del semaforo su di me dall'alto e poi simil piano americano mentre salgo il cavalcavia. espressione di fatica.
discesa, citazione audrey hepburn: gambe tese in avanti con i piedi staccati dai pedali. braccia tese sul manubrio e faccia felice. non mi viene.

"ma era su una vespa e non aveva le gambe tese" - "fa' niente, è una citazione"

faccia felice. ci provo. bocca aperta. questo è troppo.
inquadratura fissa, telata da lontano. mi immetto nella strada stando attento che i fari delle macchine non mi vengano incontro. soggetiva di me che guardo il cimitero monumentale illuminato. controcampo su di me. che lo guardo sempre assorto e con stima.
con molta stima. ci sono sepolte persone importanti lì.
stacco all'interno della mia testa. un uomo con la tutina bianca si guarda intorno. assorto, ammirando.

"c'è qualcuno?" - chiede - nessuno risponde. allora si spoglia e fa pipì nel reparto dell'olfatto.

c'è puzza di piscio vicino al cimitero monumentale. individuo un barbone, soggettiva. passo noncurante. attento alle macchine ferme.
mi alzo sui pedali. piano americano a precedere.
inquadratura dall'elicottero. a piombo.
via procaccini, sempre dall'alto.
stacco da dietro. mi giro a guardare se ho macchine dietro di me. nessuno. primo piano di me che guardo.
giro a sinistra.
trovo il portone aperto. che fortuna.

l'omino con la tutina bianca si sistema la patta dei pantaloni e se ne va.

"sorpresa!" - gli urlano tutti gli altri che erano lì a spiarlo.
imbarazzo.

esco dall'ascensore direttamente al 4° piano.
cerco le chiavi. piano americano. camera fissa laterale. apro la porta. ho sonno. la richiudo.


1 commento:

r. ha detto...

fighissimo.