sabato 5 settembre 2009

Dottore dottore ho un problema, sono basso.

...e quindi mi son detto "non può venirmi da vomitare in ogni ospedale in cui metto piede, non ha senso". E forse non aveva senso per gli altri,ma per l'ospedale di padova la cosa aveva senso eccome.
Per trovare il reparto in cui deve essere tenuto mio padre ci ho messo mezz'ora. Più altri dieci minuti per capire quale fosse l'ala del palazzo giusta. Appena incontrati i miei ho esclamato: "ma che ospedale di merda",abbastanza ad alta voce da farmi sentire. E mia mamma ha replicato dicendo: "si,è proprio un ospedale di merda. Ho capito dopo a cosa si stesse riferendo...e lugubre è un aggettivo fin troppo buono per definire l'ospedale di padova. Fin troppo pieno di studenti galvanizzati dal camice. Pronti a scoparsi la loro prima conquista nello sgabuzzino e speranzosi di farsi venire una qualche disfunzione al quadricipite per poter andare anche loro in giro col bastone. In poche parole se quello è un ospedale, io in questo momento sono sul red carpet di venezia a fare il solletico a nicholas cage e a scherzare con scorsese sui preti di oggi.
Mi ha schifato, angosciato e demoralizzato, quel posto. Più che quel posto mi ha demoralizzato vedere le facce di chi cura le persone. Facce a cui non chiederei nemmeno le indicazioni per arrivare in centro a padova. Purtroppo però quando ho chiesto indicazioni al signore della foto ancora non avevo focalizzato questo pensiero.
Ma gli ho voluto solo chiedere dove fosse la macchinetta per prendere l'acqua, niente di complesso.
"Ah ma tanto adesso arriva la cena e danno anche l'acqua", mi ha risposto. Mi spiace non poter rendere a parole il suo modo di parlare, altrimenti anche voi,come ho fatto io, strabuzzereste gli occhi.
Ho dovuto insistere per avere l'informazione che mi ha spinto fuori dall'edificio, fatto fare il giro dello stesso per poi farmi imboccare l'entrata posteriore del medesimo ("l'entrata vicino ea ciesetta") dove si trovavano le agognate macchinette. In pratica ho fatto il giro dell'isolato,chiamiamolo così, quando bastava dire semplicemente di andare al primo piano..con l'ascensore tra l'altro...

Ma questa è la gente che salva le vite...gente seduta in corsia a guardare il cellulare, a dare pacche sulle spalle ai pazienti e indicazioni complesse a chi sta bene. Il tutto con delle scarpe che dicono molto di quella persona...perchè per una persone, le scarpe sono come i denti...ma di questo ne parlerò prossimamente...eccome se ne parlerò...

Nessun commento: