lunedì 29 giugno 2009

L'amore e il cibo

a me personalmente capita che quando sento una cosa, un concetto espresso da qualcun altro, con cui non sono d'accordo non ne capisco subito il perchè. Ci vogliono giorni di digestione, di assimilazione, il concetto diventa bolo, ne assorbo i grassi, le proteine e le vitamine per poi espellerlo nella tazza del cesso dove finalmente, spesso troppo tardi, capisco il motivo del mio disaccordo.
Nel caso specifico a me ha sempre dato un profondo fastidio sentire due persone dello stesso sesso parlare della relazione e del tradimento usando la metafora culinaria. L'evergreen di questi discorsi è
..."ma poi è normale, quando mangi sempre cotoletta poi vuoi cambiare, è ovvio no?"...
E certo, quando mi ritrovavo a sentire queste frasi non potevo dire di essere in disaccordo con esse. Il ragionamento fila. "Anche io", dicevo tra me e me, "adoro l'omelette. Ma dopo un mese di omelette mi stufo, devo mangiare altro". E così mi ritrovavo a dare ragione a quei tipi nonostante avessi, però, una sensazione di profondo fastidio nei loro confronti.
E stasera ci sono arrivato. Complice un concerto molto intimo. Complici anche i piatti da lavare, forse, ho capito perchè non sono d'accordo con quella frase.
Non si può paragonare l'amore, una relazione di coppia, al cibo. Una donna non è un'omelette che mangi tutti i giorni. L'omelette non è l'amore ma il tradimento. Il cibo è tradimento. Continuo. Istintivo. Carnale. Che si consuma subito. Veloce. Primo secondo terzocaffèdolceamaro. Una cena di mezz'ora, di grande abbuffata senza fine. Di quelle che ti gonfiano fino a farti respirare a fatica perchè lo stomaco comincia a premere contro il diaframma impedendone il movimento. Una goduriosa consumazione carnale che elimina momentaneamente ogni pensiero e ti fa sfogare, fine a se stesso.
Che poi ti lascia lì, ansimante, senza energie, goffo nei movimenti...
e con i piatti da lavare alla fine.

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